Solo carità? Non sarebbe meglio più concretezza?

Il Papa saluta giovani profughi a Lesbo

Il discorso di Papa Francesco a Lesbo parla del fenomeno migratorio come di un ineluttabile portato della storia, cui rimediare con l’accoglienza, la carità e la misericordia. Non una parola sulle cause storiche e sulle responsabilità delle grandi nazioni, quelle tecnologicamente più progredite, nel determinare la fuga di tanta gente dalla propria terra, potenzialmente più ricca, verso terre “solo di fatto” più ricche, ma più povere di spazi e di materie prime come quelle dell’Europa. C’è di peggio: venendo all’oggi, chi ha determinato queste sacche di povertà non fa assolutamente nulla per rimediare. Anzi continua a destabilizzare e provocare guerre e danni. Anche – e soprattutto – alle nazioni più progredite, come la Siria e l’Egitto. Oppure alla Libia, dove Gheddafi aveva trasformato il suo popolo in “un popolo di benestanti”.

Non è solo con la carità e la misericordia – il Cielo ci perdoni e ci aiuti – che si può  cambiare il destino e il trend dell’esodo in atto. Esso ha cause nello spazio e nel tempo ed è spazializzando e temporalizzando il fenimeno che – sempre con l’indispensabile aiuto di Dio e dei suoi insegnamenti – si possono ottenere dei risultati plausibili e, quindi, concreti.

Vien fuori adesso il paragone fra questo dramma della storia e quello della seconda guerra mondiale. Piace sentir riconoscere per un volta che la seconda guerra fu ancor più grave della prima, come sembra desumersi dalle parole del Papa. Non una nota, però, su come sia da ricercare proprio nella seconda guerra mondiale anche la scaturigine del dramma dell’emigrazione cui stiamo assistendo. Fu allora che l’alleanza atlantica, ma in particolare gli Stati Uniti impedirono che fosse l’Europa ed i suoi stati a guidare la crescita e la modernizzazione dell’Africa. E ancora adesso, non esibendosi se non in un continuo sforzo di destabilizzazione, le grandi potenze atlantiche fanno poco o nulla per la crescita degli stati africani. Li tengono piuttosto in stand by (come avviene per la Sicilia) in attesa di poter meglio “metterci le mani”. Ma l’Africa, sterminata e variegata – intendiamoci – sta crescendo lo stesso.

La cruenta battaglia di El Alamein fu determinante per tener lontana l’Europa continentale dall’Africa. Gli interessi americani furono rappresentati sul campo soprattutto da inglesi, australiani, canadesi e neozelandesi. Ma dietro di questi, come dietro la “primavera araba”, ribattezzato “inferno arabo”, c’erano gli States… Quando, nei decenni recenti, l’Europa continentale stava infatti riprendendo i rapporti con l’Africa, che – erano di collaborazione politico economica – gli Stati Uniti, con l’aiuto della solita G.B. e della stolida Francia, hanno rovesciato i regimi che avevano già intessuto rapporti con gli europei… La storia, però, si è già rivoltata contro gli americani, che continuano a destabilizzare ed a nuocere ai rapporti con l’Africa e il Medioriente, stabilendo i quali il balzo in avanti dell’Europa, assieme a quello degli stati interlocutori, sarebbe enorme. L’Europa, pur a fatica, è in Africa e vi sbarcano anche i cinesi. Gli Americani restano a mare…

Se dovessimo fare delle classifiche, la più avvantaggiata geograficamente e civilmente, è l’Italia. Quindi la più avversata. Stupida come la Francia è anche l’Inghilterra che, dopo la guerra, ha dovuto lasciare rapidamente l’Africa anch’essa. Aprirsi in comune all’Africa sarebbe interesse dell’intera Europa. Non lo fa e questo – sappiamo – non è il suo unico errore. Intanto gran parte dell’Africa soffre.

Il discorso del Papa, poco più che di mero buonismo, sembra di coloro che amano tanto i poveri dal volerli moltiplicare. Ma, se i poveri si presentano in tanti già spontaneamente, tanto meglio?

Aiutarli solo con l’accoglienza e la misericordia? Magari ultra vires? Una soluzione palliativa e puerile…

E’ chiaro che i popoli dell’Africa, del Medioriente e del cosiddetto terzo mondo devono essere aiutati a crescere in casa loro, diventando – fra l’altro – interlocutori sempre più interessanti (e già lo sono) per il mondo evoluto, ma soprattutto per la vicina Europa. La cui porta è sul Mediterraneo. Essi sono disposti ad acquistare tecnologia in cambio di materie prime o, comunque, di collaborazione. Chiaro?

La verità è che la storia sta capovolgendo quella clessidra che privilegiò l’Atlantico dopo la scoperta dell’America. Attorno al Mediterraneo ruotano l’Europa con civiltà e tecnologia, l’Asia con grandi popolazioni e territorio e l’africa che possiede territorio, risorse e popoli che, a dispetto di frettolosi di giudizi, vogliono crescere e lo stanno facendo. L’Europa, sostenuta dalla crescita dal blocco Afro-asiatico crescerà – grazie al proprio diversificatissimo know how – superando il livello degli Usa. A meno che questi non capiscano che devono adeguarsi ad una pollitica “più aperta”.

Fuori regime, ancora una volta, le parole di papa Francesco in materia teologica. Si continua a far confondere a giornalisti ignoranti o in mala fede il significato dell’ecumenismo. Il cristianesimo – il cattolicesimo al massimo grado – è ecumenico nel senso in cui programma di convertire tutto il mondo. Il cattolicesimo – rispetto alle altre – non è una religione di popolo, non è legata ad un gruppo, né ad un territorio. Obbedisce alle parole di Gesù che esorta all’apostolato: “andate e convertite tutto il mondo”.

Anche per questo il cattolicesimo dà fastidio e viene così perseguitato. Ma non è una religione “aperta”, come è scappato tempo fa da dire a Francesco. E’ chiusa tanto da dar luogo a movimenti fondamentalisti. Se ben interpretata – come avviene in generale – è una religione accogliente, pronta a spalancare le braccia a chiunque, di qualunque razza e sotto qualunque cielo, voglia convertirsi.

Il ricongiungimento con ortodossi, protestanti e simili viene tentato da secoli. Pregare insieme il Dio comune è bello e suggestivo. Anche qui, occorre entrare nel “corpore vili” della realtà politica ed economica. A questo punto possono venir fuori frasi storiche come “Parigi val bene una messa”. Fra tutto questo e storici ricongiungimenti, però, ne corre.

Pregando a Lesbo i cristiani hanno dato, certamente, una “bella lezione” ai musulmani, ma questa stessa esibizione potrebbe trasformarsi anche in un boomerang. E’ proprio la forza persuasiva del cristianesimo, e del cattolicesimo in particolare, che include il suo buonismo, ciò che – dal di fuori – il mondo più rimprovera ed avversa.

Articoli correlati