Maria Patrizia Allotta Il giglio e l’ortica

Nuova raccolta della poetessa palermitana

Andare oltre. E’ la vita stessa a spingerci oltre. Così non ci fermiamo davanti al brutto, al triste, al vuoto. “Pure i patimenti s’annullano/oltre l’incomprensibile/ – tra ortiche e gigli –/s’intravede il nettare/dell’impalpabile senso/che desta Verità. /Per quel barlume/del mio respiro/si ritorna a vivere,/allora. Il lieve suono del suo liuto/disperde la mia angoscia,/il suo chiarore/diviene melodia del vivere (Respiro)”.

Non manca l’afflato mistico, come nella lirica “Salvatore” dedicata alla nascita di Salvatore Fragale, dove

l’Autrice chiosa: “Giorno di Madonna/in caldo Agosto/discende/da cielo in culla/un Salvatore” con allusione alla doppia nascita di un bambino reale di nome Salvatore e di un altro Salvatore più grande, autore del primo, che scende dal cielo a salvarci tutti. E questo proprio nel giorno della Madonna Assunta.

La poesia della Nostra procede con un che di austero, c’è nel suo eloquio una severità che conferisce al messaggio un che di elevato e distaccato insieme. Inseguendo una Verità oltre i confini del presente Maria Patrizia Allotta cerca i confini dell’infinito, di un tempo che guardi fuori dal tempo, quasi per scolpire nell’indelebile ciò che le preme dire.

Tra presente e passato, attualità e storia la poetessa attraversa momenti di cupa malinconia come in “Dieci Agosto”. E il culto per i classici, per la memoria eternata dai Grandi, affiora di frequente: “…E lontananza porta/a zibaldone di pensieri/cercando di capire,/spiegando e pregando/in speranza di guarigione. (Insolito Natale).

Gonzalo Alvarez Garcia, nella prefazione, nota come l’autrice si intrattenga in lunghi silenzi con se stessa, fingendo o sapendo, di scambiare parole vere con genti e popoli affamati di “dialogo”. “Sembra, leggendo Il giglio e l’ortica (continua il critico), di vedere una finestra a sera, lievemente illuminata…giunge una musica pacata, rasserenante…e ti illudi di percepire – o percepisci – le onde gravitazionali della speranza”.

Tommaso Romano, invece, nella Postfazione, osserva “Nei simboli possiamo leggere i semi della verità”.

Lo stile dell’Allotta – attiva anche come scrittrice e saggista, docente alle scuole superiori – è alto e solenne, poesia intima e dolente che non vuol essere di facile accesso perché costruzione intellettuale che vuol farsi simbolica e rarefatta. (Lydia Gaziano)

 

Maria Patrizia Allotta Il giglio e l’ortica Thule

 

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