La carta moneta da comprare “tutti presso una sola banca” che si occupa di emetterla (di stamparla) nasce da quella che potremo definire la “nostalgia della parità aurea“. Si è registrata, alla vigilia dell’euro, una campagna d’opinione che si riferiva alla “necessità” di tornare ad un sistema che ricordasse la “parità”. In concreto la parità aurea non è mai esistita. Anche nell’evo antico (Roma etc), mentre i governi si erano resi conto della necessità di far pagare le tasse in denaro per non inflazionarlo, circolava moneta di metallo vile e le stesse monete d’oro valevano di più dell’equivalente valore in metallo. Fino all’ultimo dopoguerra – in tempi recenti – a far valere “una sorta di parità” fu il dollaro: gli Usa si impegnavano a cambiare i dollari in oro, perché le altre monete facessero riferimento al valore del dollaro. Tale sistema venne abbandonato in modo strisciante, assolutamente spontaneo – occorre dire con evidente successo – mentre un recente tentativo dell’Argentina (attacco di nostalgia) di riferirsi al dollaro ha portato al default e si è dovuto fare macchina indietro. Il sistema europeo sembra fatto su misura solo per danneggiare gli stati europei e l’Europa nel suo insieme.
Si dimentica, nel complesso, come tutta la rivoluzione industriale abbia proceduto senza rispettare la parità aurea. Si è fatto ricorso ad una politica monetaria da parte della banca centrale, predicata da Keynes, perché il denaro assolvesse alle sue due funzioni pratiche: mezzo di pagamento e misura del valore. Volendo girare lo sguardo più indietro, il denaro serve ad evitare che lo scambio avvenga solo “in natura“. Cioè che chi dispone di una merce o di un servizio e desidera altra merce d altri servizi debba rintracciare chi sia disposto a quello scambio specifico. Il denaro, pertanto, è solo uno strumento e come tale va inteso. A livello nazionale e internazionale, la sostanza degli scambi è rappresentata da merci e servizi contro merci e servizi.
C’è un sentimento generalizzato di paura verso la difficile comprensione di come proceda l’economia moderna: un fiume, anzi un sistema fluviale in continuo movimento, lungo il quale si verificano interscambi velocissimi. Ma anche questa visione è statica rispetto alla realtà. L’economia moderna è movimento. La ricchezza e il valore aggiunto possono essere basati anche sul niente. Ciò avviene quando in vendita è l’immagine, la pubblicità, la moda… Ma anche questo esempio è poco. L’importante è che le varie attività di produzione e commercializzazione bilancino fra loro: è una realtà assolutamente immateriale, in cui l’oro ha una rilevanza assolutamente marginale e il denaro dev’essere più che mai “quello necessario agli scambi”. Anche da prima del ‘900 si è parlato di “medio circolante“: è la quantità di denaro necessaria agli scambi nell’ambito di un territorio. Il relativo “dosaggio” è risaputamente compito dei grandi organi economico finanziari dello Stato e delle Banche centrali. Sempre più opportuno – ma avviene in pratica almeno sin dai primi giorni della rivoluzione industriale – è che le varie banche centrali e gli stati stessi tra loro collaborino per non creare salti e scompensi…
Per quale mattana tali concetti siano stati messi da parte – ma, ripetiamo, tutto nasce o da mala fede o dalla paura di questa realtà impalpabile, che è anche irrinunciabile – non è dato capirlo. I maggiori economisti hanno osservato che se tutto il mondo applicasse le regole dell’UE sarebbe la vera catastrofe. Questa politica monetaria, invece, sta affossando solo l’UE. Le altre osservazioni “negative” vanno in subordine a questa. Se l’Europa fosse una nazione concorde – e non lo è – un’unica banca potrebbe certamente emettere un “Euro”, ma dovrebbe essere una panca che appartenesse allo Stato e alla Nazione, cioè, sia pur longa manus, ai cittadini. La Bce è invece una banca privata incaricata di emettere carta moneta. La vende in cambio di moneta che, passando attraverso il ciclo della produzione, rappresenta ricchezza reale. In pratica, riscuote ricchezza e la butta nella spazzatura, togliendola al mercato. E’ come se un fiume scorresse produttivamente per far girare le pale dei mulini, ma ad un certo punto una chiusa ne rallentasse il corso e ne diminuisse il flusso. Certamente, qualcuno che ci guadagna …c’è.
L’impressione generale – con essa il timore – però, è sempre che tutto il marchingegno possa essere stato “indotto dall’esterno” per tarpare le ali all’Europa, che già detiene una posizione da maggiore consumatrice e, quindi, produttiva di Pil del mondo. I consumi interni e il Pil vanno infatti a braccetto. Si dice che degli stati come la Grecia e l’Italia abbiano consumato più del dovuto, indebitandosi. Ma gli scambi avvengono solo formalmente fra consumi e denaro. In breve tempo, in una realtà sana e seria, “l’errore” dovrebbe bilanciarsi da sé. In realtà gli scambi avvengono sostanzialmente fra merci e servizi contro merci e servizi. Uno stato è come se commerciasse con una sola nazione che equivale a tutti i paesi esteri: non potendo fornire merci e servizi, in cambio delle merci e servizi che pretende dall’estero, il credito di uno stato si dovrebbe fermare da sé.
Il meccanismo appena esposto funziona meno solo perché viene inquinato dalla “mala finanza” che ruba denaro all’economia reale, lo “droga” al tavolo da gioco delle borse e si appropria di una parte della ricchezza reale – rendendola meno impalpabile perché la intasca e la spende (o sperpera) per proprio conto – togliendola al mondo della produzione. Infatti, chi lavora con denaro contro denaro, tende ad “immagazzinare” la carta moneta. Proprio come le vecchiette che nascondono i soldi nel materasso. Sono queste le peggiori presenze nel mondo economico. Perché l’economia reale include la finanza, la quale se ne distingue solo concettualmente in quanto funzionale ad essa. Una garbata inflazione aiuta chi produce valore aggiunto e ricchezza vera, per impalpabile che sia. La mancata inflazione o, peggio, la deflazione aiutano le vecchiette piccole e grandi che tengono i soldi fermi da qualche parte sottraendoli al medio circolante. La inflazione per e, peggio, la deflazione rappresentano la rovina del mondo della produzione. Non è difficile notare che ogni tendenza crea il formarsi di una corda – una sorta di catena di Sant’Antonio – fra chiunque abbia interesse o creda di averne, ad un fenomeno o ad una tendenza… Chi vende apparecchiature anti inquinanti trova il conforto degli ecologisti ideologici, ma prima ancora quello degli amministratori che devono concedere gli appalti per …innovare. Chi vuole la decrescita – ad esempio dell’Europa – trova sostegno nei paladini della “decrescita felice” e li finanzia anche. Così come vengono finanziatele associazioni ecologiste, tutte le false associazioni benefiche e filantropiche (se sanno trovare gli agganci giusti).
Come si nota, in Europa almeno due “streghe cattive” tolgono il fiato all’economia reale: la Bce e gli speculatori delle banche in genere. La controprova è in come difendano ad ogni livello le rispettive posizioni. La realtà bancaria è una mega associazione a delinquere. Non presta denaro e lo gioca in borsa, contribuisce alle bolle, vende ai risparmiatori titoli fasulli e accetta che la Bce mantenga una politica monetaria deflazionistica che tiene sotto scacco l’economia reale. Il gioco è assolutamente balordo. Perché l’economia bancaria dovrebbe essere come il mandriano che munge con raziocinio la vacca dell’economia reale. Invece, calpestando il proprio interesse “a lungo termine” e i principi della morale, segue un comportamento sostanzialmente distruttivo che – però – garantisce al sistema bancario di mantenere una posizione egoistica, egocentrica e dittatoriale sul mercato.
Il fatto è che le banche sono guidate da uomini che giocherebbero una cinquina al lotto solo se conoscessero con certezza assoluta tutti e cinque i numeri che saranno estratti! Sono guidate da personaggi che da secoli e millenni accumulano denaro, anche a costo di imporsi privazioni da morti di fame e di privarsi della felicità vera. Essa consiste, per gli uomini sani, nel partecipare al dialogo pluralista con il consorzio umano e naturale, creando occasioni di lavoro e di produzione di valore aggiunto, giovando all’ambiente nel senso più ampio – incluso il sociale – alla cultura, all’arte, alle attività ludiche e sportive…
Si può concludere ripetendo come la realtà moderna discordi con il concetto statico della ricchezza che ha accompagnato per secoli la storia umana. Una moneta, come l’euro, che tutti debbano acquistare versando denaro che forse – senza neppure esserlo – ha solo l’aria di rappresentare ricchezza reale e che, comunque, si toglie pericolosamente dalla circolazione e dalle tasche dei cittadini (quindi dal volume di acquisti e vendite, nonché dagli investimenti) sembra a qualcuno il meglio cui tendere: “il sublime” della concretezza. Come se questa e non la salute del sistema fosse l’obiettivo da perseguire.
Germano Scargiali







