Rilanciamo – così come fu scritto a suo tempo – questo articolo, quando la terribile guerra in Siria contro l’Isis, sostanzialmente da parte di Assad coadiuvato con lealtà solo dalla Russia, non era ancora vinta e l’Isis era in condizioni da sembrare tutt’altro che all’angolo.
Mentre appare sempre più chiaro chi siano i “buoni” e i “cattivi” in Medioriente, la storia della guerra in Siria si arricchisce di particolari ed anche di un Eroe. Andando con ordine, la notizia è che l’esercito di Assad rientra a Palmira, la città degli antichi scavi che l’Isis aveva barbaramente danneggiato. Il passo avanti ha grande valore strategico.
In tutto questo gioca ormai un’azione decisiva l’esercito russo e soprattutto l’aviazione inviata da Putin. La sconfitta degli Usa, annunziata dalla nostra rivista cartacea prima di Natale, diventa eclatante ed assume valori plastici. Gli Usa avevano di fatto sostenuto l’incivile azione dell’Isis pur di abbattere Assad, che ha resistito eroicamente. Oggi hanno subito una delle più vergognose sconfitte della loro storia militare e cercano di affermare che anche loro combattono l’Isis. Troppo tardi: gli americani hanno destabilizzato la Siria proprio perché è il migliore stato di quello scacchiere e loro non vogliono che uno stato efficiente si consolidi in quella parte del mondo. Del nefasto ruolo degli Usa ha parlato tempo fa un signore giordano (docente universitario), papà di un pilota di caccia catturato dall’Isis e decapitato secondo il loro “usuale costume”.
Ma arriviamo all’eroe russo. In breve, l’ufficiale dell’esercito di Mosca è stato scoperto dai combattenti del Daesh, mentre trasmetteva le coordinate per i raid dell’Aviazione russa. Una volta circondato dagli estremisti islamici, il militare ha indirizzato il fuoco aereo verso sé stesso.
Più in dettaglio, l’ufficiale delle forze speciali russe (specnaz) è morto in servizio mentre trasmetteva all’Aviazione le coordinate dei terroristi nella zona di Palmira, come ha riferito ai giornalisti il rappresentante della base russa di “Hmeymim”.
Non lontano da Palmira, l’ufficiale per una settimana aveva effettuato la propria missione militare trasmettendo le coordinate esatte dei terroristi, al fine di per permettere agli aerei russi di effettuare raid di precisione. Risulta dai comunicati russi che il soldato sia morto eroicamente, dopo aver indirizzato il fuoco verso la posizione in cui egli stesso si trovava, dal momento che era stato trovato dai terroristi e circondato.
Secondo il sito del Ministero della Difesa, in base al bollettino del Centro per la riconciliazione in Siria, i caccia russi dal 20 al 23 marzo hanno effettuato 41 missioni di volo nei pressi di Palmira, colpendo 146 installazioni dei terroristi. Sono stati uccisi più di 320 terroristi islamici, 6 punti di controllo dei terroristi, 5 carri armati, 6 cannoni, 2 depositi di munizioni e 15 fuoristrada.
I soldati dell’esercito siriano e le milizie alleate, frattanto, prendevano d’assalto Palmira. Violenti scontri con i fondamentalisti si sono svolti nella parte sud-occidentale della città. Alla fine la posizione più avanzata del territorio controllato da Damasco è stato consolidato.
L’EROICA FINE DI POKHORENKO
Alexander Prokhorenko, 25 anni, lo specnaz che ha diretto su di sé gli aerei russi per evitare di farsi catturare dalle forze nemiche dello Stato islamico che lo avevano ormai circondato. Il soldato delle forze speciali, in una missione segreta nell’antica città siriana di Palmyra, è stato subito definito un eroe.
La moglie Ekaterina, incinta del loro primo figlio, ha rivelato di non sapere che suo marito combattesse in Siria e che fosse uno specnaz. Il 25enne si congedò dalla moglie due mesi fa, dicendo che sarebbe andato in addestramento nel Caucaso russo. Prokhorenko era in realtà un elemento del Vympel, unità delle forze speciali agli ordini diretti dei servizi segreti russi, specializzata nello spionaggio e nella raccolta di informazioni in territorio nemico.
Arruolatosi subito dopo aver conclusi gli studi, è accettato nell’Accademia Militare di difesa aerea delle Forze Armate della Federazione Russa. Prokhorenko proviene da una famiglia di militari: anche i suoi due fratelli appartengono ai reparti speciali russi. La missione del giovane “lupo” era quella di identificare le postazioni nemiche del califfato in vista dell’offensiva dell’esercito siriano (one man action).
Questa la trascrizione degli ultimi istanti di vita di Alexander Prokhorenko diramate dal Ministero della Difesa russo.
Prokhorenko: “Non posso lasciare la mia posizione. Mi hanno circondato e si avvicinano. Vi prego sbrigatevi”.
Comandante: “Procedi verso la linea di estrazione, ripeto linea verde, linea verde. Vai nella zona sicura”.
Prokhorenko: “Negativo, non posso. Sono ovunque, è la fine. E’ la fine. E’ la fine…richiedo attacco aereo sulla mia posizione. Dite alla mia famiglia che li amo e che sono morto combattendo per la mia patria. Eseguite l’attacco, vi prego”.
Comandante: “Negativo, ripiega sulla linea verde, questo è un ordine”.
Prokhorenko: “Non posso. Comandante, sono circondato. Sono ovunque, non voglio che mi prendano, faranno di me ogni cosa. Vi prego fatemi morire con dignità e che possa portarmi dietro tutti questi bastardi. Vi prego è la mia ultima volontà, io sono già morto. Vi prego, non posso resistere a lungo”.
Comandante: ”… Alexander …conferma la tua richiesta”.
Ufficiale: “Mi hanno ormai raggiunto, non ho più munizioni. Grazie comandante, dite alla mia famiglia che li amo, che ho lottato fino alla fine. Vi prego, prendetevi cura della mia famiglia, vendicate la mia morte, vendicatemi. Addio comandante, dite alla mia famiglia che li ho sempre amati.”
Comandante: “….” (Omissis)
Nota. Le forze speciali russe non sono autorizzate a farsi catturare vive dal nemico. Il presidente Vladimir Putin presenzierà personalmente sia ai funerali di Stato, consegnando all’eroe la più alta onorificenza del Paese alla solenne cerimonia riservata in luogo segreto ai soli specnaz.
Nota 2: Questa figura di 25enne traccia, con le dovute differenze, un’ipotesi su quella di Giulio Regeni. Era, l’italiano, solo un universitario, come credono in buona fede anche i suoi familiari? O era un “ficcanaso” per conto dei servizi segreti o soltanto del giornale cui collaborava, Il Manifesto? Ma è stato costantemente glissato che Regeni era in Egitto non già come italiano, ma come studente inglese… Una storia, insomma, trattata con i modi delle comari…
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Quando venne pubblicato questo articolo, i visitatori di palermoparla.news allora esordienti erano pochi. Oggi abbiamo piacere che più persone conoscano la storia del giovane tenente Pokorenko, perché si sappia che gli eroi “puliti” esistono ancora. Quelli che sacrificano se stessi per la patria senza attentare alla popolazione civile. Perché certamente esiste un codice – scritto e non scritto – secondo il quale ci si misura persino nella violenza di un conflitto armato. Così vi sono certi comportamenti da escludere anche nei contrasti che la vita civile, in seguito al naturale perseguimento di interessi opposti o, al contrario, paralleli, cioè mirati alla conquista di un unico traguardo indivisibile. Perché occorre sempre tener presente che vi sono sempre dei “paletti” da non oltrepassare, come avviene – scusate il paragone sportivo – nelle gare di cross country. Ovvero delle boe in una regata…








