A nuova vita il collegio di Padre Messina

La facciata del nuovo Ostello è già stata restaurata nel 2018…

Sta per essere restaurato, ristrutturato e tornare a nuova vita il complesso di padre Messina a Sant’Erasmo per destinarlo a nuove finalità umanitarie, rispettandone la vocazione tradizionali per i giovani. E’ – ovviamente – un recupero opportuno e auspicato lungo molti anni dai palermitani. Da quando, nel primo dopoguerra, aveva chiuso inopinatamente i battenti…

Tutto avviene grazie al “Progetto Erasmus“, finanziato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Sarà rivolto a bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni, ma anche alle loro famiglie e all’intera comunità, attraverso laboratori trasversali di co-design, formazione e orientamento al lavoro, tutoring educativo affettivo.

In parte sarà destinato, invece, alla nascita del primo “Ostello di comunità” a Palermo: un nuovo modello di welfare già sperimentato con successo in altri paesi europei.

Diretto dal CIRPE (Centro Iniziative ricerche programmazione economica), il progetto nasce in partnership con Comune di Palermo, Fondazione Casa Lavoro e Preghiera di Padre Messina, Associazione La Linea della Palma, Pantogra cooperativa sociale, Ecomuseo Mare Memoria Viva, Legambiente Sicilia, Confesercenti Palermo e con 5 scuole: l’Istituto comprensivo Padre Pino Puglisi, la scuola secondaria di primo grado Don Lorenzo Milani, l’Istituto superiore Alessandro Volta, la Direzione didattica Francesco Orestano e la Direzione didattica Maneri – Ingrassia.

Padre Messina fu un benefattore palermitano che operò nei primi decenni del secolo scorso e completò la sua maggiore opera negli anni ’30. Definito in città come “l’amato Padre Messina”, è considerato come uno dei “miti” di Palermo.

La vicenda dell’umile prete della KalsaPadre Giovanni Messina, emerge con decisione, perché è la storia della tenacia caritativa di un uomo povero e solo che, con la sua voce e le sue stesse braccia, riuscì a togliere dalla miseria dei vicoli centinaia di bambini abbandonati dando loro una casa, un’istruzione e l’amore di suore e maestre. Uscendo, più grandi, dall’Istituto, i giovani avevano assicurato, di regola, un avvenire…

Alla sua vita è stato dedicato un libro edito in anni recenti da Flaccovio e scritto da Giuseppe Palmeri. Indagando nella storia di quest’uomo, si è trasportati, non solo nelle vicende di una vita personale straordinaria, ma anche in una Palermo di fine Ottocento e dei primi del Novecento meno stereotipata di quella che siamo abituati a conoscere.

La copertina del libro di Palmeri
La copertina del libro di Giuseppe Palmeri

Affiora la suggestiva costa marinara degli Astracheddi, tra i cui ruderi e baracche ebbe inizio l’opera assistenziale di Sant’Erasmo, la vita popolare di via Vetriera, lo Spasimo, la Kalsa, tutti luoghi che rendono Palermo una città autentica. Nel libro di Palmeri ci si chiariscono le idee sull’opera del benefattore, ma si assiste anche alla ricostruzione di una microstoria e di una visione etnografica della Palermo che fu.

Palermo al tempo di Padre Messina

Flaccovio Editore:

144 pagine, formato: 13×20 – Prima Edizione luglio 2013

Prezzo € 14 circa

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Chi era Sant’Erasmo

Passato alla storia anche come Sant’Erasmo di Formia, conosciuto anche come Sant’Elmo (Anatolia, III secolo – Formia, 303), Sant’Erasmo fu vescovo di Antiochia e martire ed è venerato da secoli come santo dalla Chiesa cattolica.

Nicolas Poussin - Le Martyre de Saint Érasme
Nicolas Poussin – Le Martyre de Saint Érasme (1629). E’ un’opera famosa, riprodotta nei particolari e più volte miniata. Oggi nei Musei vaticani.

Le prime notizie attestanti il culto del santo risalgono al Martirologio Geronimiano, che già ne riporta la memoria al 2 giugno. San Gregorio Magno poi, in una lettera, riporta che il corpo del vescovo Erasmo era custodito nella chiesa di Formia e che a lui erano dedicati due monasteri, uno a Napoli e uno presso Cuma. A seguito della distruzione di Formia da parte dei saraceni nell’842, le reliquie furono trasferite nella vicinissima Gaeta e nascoste nella chiesa di Santa Maria, dove furono ritrovate nel 917 dal vescovo Bono. Sant’Erasmo fu quindi proclamato patrono della città e, meno di un secolo dopo, papa Pasquale II consacrò la nuova cattedrale sotto il titolo di Sant’Erasmo e della Vergine Maria.

Durante il Medioevo il suo culto si consolidò grazie ai commercianti e marinai di Gaeta e venne inserito tra i cosiddetti Santi ausiliatori (c’è un parallelo con l’azione di Padre Messina) quale patrono dei marinai e protettore dei malati di stomaco, per via della tradizione che nel martirio fosse stato eviscerato da un argano. In realtà non esistono fonti agiografiche che parlino di tale supplizio. Probabilmente le prime raffigurazioni del santo lo ritraevano, quale patrono dei marinai, accanto ad un argano, che, nell’immaginazione popolare, divenne strumento di martirio. La memoria liturgica si festeggia il 2 giugno.

A Gaeta, dove è compatrono con san Marciano, gli è dedicata la cattedrale. Il culto di sant’Erasmo è molto vivo a Lerici, fra Toscana e Liguria, dove il primo sabato di luglio si tiene una grande processione notturna nella baia illuminata con migliaia di lumini. La statua lignea viene trasportata per le vie del borgo e poi a bordo di un traghetto scortato da numerose barche ornate a festa viene condotto nei vicini borghi di Tellaro e San Terenzo.

Dal santo prende nome anche l’isola di Sant’Erasmo, situata nella zona nord della laguna di Venezia.

Testi raccolti e commentati da Germano Scargiali

(Si ringrazia l’organizzazione del nuovo restauro per il comunicato)

 

 

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