La “storia di ‘Chico’ Forti” inizia nel 1990, quando partecipa a “Telemike”, vincendo oltre 80 milioni di lire. Con quel denaro Chico vola in America con sua moglie per iniziare una nuova vita. Diventa videomaker e produttore televisivo, realizzando reportage sugli sport estremi che vende a diverse emittenti americani.
Le cose per lui vanno bene e riesce a trasferirsi in un quartiere esclusivo di Miami. Decide di diversificare le sue attività e comincia a investire nell’immobiliare. Chico trova una nuova compagna, si risposa e ha 3 figli. Proprio quando la sua vita sembra diventare una favola, viene sconvolta.
Ecco come. Il 15 febbraio 1998 su una spiaggia di Miami viene trovato morto Dale Pike, ucciso da due colpi di pistola. Per quell’omicidio Chico Forti viene condannato all’ergastolo, che sta tuttora sconta in un carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti. Gaston Zama indaga sulla storia di quella morte e della condanna di Chico, che sembra segnata da possibili gravi errori giudiziari.
A sostenere Chico e a credere ciecamente nella sua innocenza c’è sempre stato suo zio Gianni: “È stato condannato – afferma – per aver pianificato l’omicidio di una persona che non aveva mai né visto né incontrato in vita sua”.
La vicenda inizia quando a Chico Forti viene presentato Tony Pike, proprietario del “Pike’s Hotel” di Ibiza, all’epoca locale molto famoso frequentato da varie celebrità. Nel 1997 Tony gli fa sapere che l’hotel non è più in buone acque, e propone a Chico di comprarlo. L’affare sembra che si possa fare, fino a quando a pochi giorni dalla chiusura della vendita arriva a Miami il figlio di Tony Pike, Dale. Chico lo va a prendere in aeroporto e poche ore dopo Dale viene trovato morto: vicino al cadavere c’è il biglietto aereo che Chico aveva comprato per lui pochi giorni prima.
Francesco Guidetti, amico di Chico, racconta che “viveva un momento fortunato della sua vita e non aveva alcun motivo di ipotizzare un omicidio del genere”.
Joseph Tacopina, noto avvocato newyorchese famoso in Italia per essere il proprietario del Venezia Calcio, ha descritto il caso di Chico Forti come il “peggior errore giudiziario” di cui abbia mai avuto notizia negli Stati Uniti”.
“Non ci sono prove né dai magistrati né dalla polizia –ribadisce Tacopina – che Chico sia l’assassino o che si trovasse anche solo su quell’isola quando Dale Pike è stato ucciso. Sono rimasto davvero scioccato quando ho letto la trascrizione del processo. Ci sono dozzine di motivi che fanno dubitare della sua colpevolezza”.
A condividere tale opinione sembra essere anche il magistrato palermitano Lorenzo Matassa, che in passato ha approfondito il caso di Chico Forti…
“Anche negli Stati Uniti – chiarisce Matassa – per condannare qualcuno devi superare ogni ragionevole dubbio”.
Ebbene, uno dei dubbi che sorge è l’apparente totale assenza di un movente per l’omicidio: “Non può esistere un delitto senza movente, a cosa giovava per Chico Forti l’assassinio di questo ragazzo?”.
Il mistero rimane senza risposta. Sean Crowley, ex poliziotto della sezione omicidi della polizia di New York, sostiene che Chico non avesse alcun motivo di compiere quell’omicidio:..
“L’ hote gli andava tutto bene – afferma il poliziotto – con o senza quell’hotel a Ibizia”.
L’Hotel, invece, secondo i magistrati americani, sarebbe stato proprio al centro dell’assassinio: per l’accusa Chico avrebbe ucciso Dale perché non vedere sfumasse l’affare. L’ucciso sarebbe stato contrario alla cessione dell’hotel. Una tesi che però sarebbe stata smontata dalle carte processuali…
Mancano – oltre al movente – anche le prove che Chico abbia compiuto l’omicidio.
“Non c’è niente – sostiene l’avvocato Tacopina – su cui basare delle accuse degne di un tribunale. E’ ridicolo, fuori dalla realtà come la trama di un film…”.
Niente prove a carico di Chico, questa la convinzione anche di Ferdinando Imposimato, ex presidente onorario della Corte di Cassazione…
“Io non sono riuscito – ha detto Imposimato – a trovare nemmeno un indizio”.
La sola prova sarebbe la sabbia: alcuni granelli sarebbero stati trovati nell’auto di Chico, una Range Rover che secondo l’accusa sarebbe stata usata per portare fino alla spiaggia il cadavere di Dale Pike per poi abbandonarlo tra i cespugli.
Altra incongruenza del processo: durante tutte le udienze, Forti non è mai stato sentito, non è mai stato chiamato a testimoniare. Non gli è mai stata posta una sola domanda, concesso il diritto di parola. Chico sostiene anche di esser stato arrestato, portato in ospedale per prendergli il Dna e portato incatenato sul luogo del delitto senza la presenza di un avvocato.
“È tutta una costruzione della colpevolezza”, sostiene lo zio. “Ciò che era a sgravio è stato eliminato o non si trova più”.
Il medesimo argomento è portato avanti anche dal suo avvocato: “Basta un novellino dell’investigazione per capire che era tutto studiato per incastrare Chico Forti”.
Ma chi potrebbe averlo incastrato, e perché? Sembra ci fosse un’altra persona, che avrebbe avuto movente e possibilità di commettere l’omicidio. Analizzeremo questa eventualità nelle prossime puntate. Resta però da chiarire una cosa: perché questa apparente persecuzione nei confronti di Chico in apparente assenza di prove e movente? C’è un legame tra lui e casi di cronaca che hanno fatto diventare Miami un centro della criminalità degli Stati Uniti: parliamo dell’omicidio di Gianni Versace e del suo assassino Andrew Cunanan.
Andrew Cunanan, dopo una lunga caccia all’uomo, venne trovato morto a Miami. Chico Forti realizzò un documentario in cui veniva dato spazio all’ipotesi che Cunanan sarebbe stato ucciso altrove e poi spostato nella casa in cui è stato ritrovato per inscenare un suicidio. Il documentario mise in cattiva luce l’operato della polizia di Miami.
“È da lì – racconto l’amico di Chico Forti – che sono cominciati i suoi problemi. Per esempio il giudice che condannò l’italiano all’ergastolo faceva parte del team che aveva condotto le indagini sulla morte di Cunanan”.
Lo zio di Chico si è venduto persino la casa per sostenere le spese processuali. Tra coloro che lottano ancora c’è anche la madre di Forti, nonostante oggi abbia 91 anni.
“Devo mantenermi giovane – afferma la mamma – per aspettare che esca!”.
Gli sforzi finora compiuti anche dai politici italiani non sono serviti a nulla: i ministri Frattini, Terzi di Sant’Agata e Bonino si sono spesi tutti e tre a suo tempo per far luce sul caso Forti, senza però ottenere alcun risultato.
“Un cittadino americano – specifica Lorenzo Matassa, magistrato della corte penale di Palermo e velista dell’Albaria – non sarebbe mai stato abbandonato così in Italia”
Chico Forti è stato trasferito in vari penitenziari negli Stati Uniti e in alcuni di questi non ha vissuto momenti facili. Gaston Zama è riuscito a parlare con lui al telefono: “Faccio gli auguri a mia figlia si è affrettato a dire Chico – oggi ha 23 anni. Quando sono entrato ne aveva 3…”
(Testo ricostruito in redazione da varie fonti con nostre osservazioni commenti originali)







