C’è una tendenza generale – specie da parte delle istituzioni – ad additare la società civile (cioè i cittadini e il loro costume) come responsabili principali delle più svariate ‘criticità’ che il momento attuale ci pone. E’ ridicolo che si dica che sarebbe risolutivo un atteggiamento ‘più ecologico’ a livello familiare quando, enormemente più ampio è il ruolo di altri fattori (attività industriale etc) o a fare la differenza sono elementi ben più decisivi e di grande portata… Un altro esempio riguarda il fenomeno mafia: è assurdo ridurlo al risultato di atteggiamenti e ‘costumi’ nel privato: la Mafia è un fenomeno di alto livello che passa – con metodi di stampo massonico – anche sopra le teste dei rappresentanti di quella ‘criminalità organizzata’, che è soltanto ‘una parte’ del fenomeno mafioso, ma non ne rappresenta certo la ‘colonna portante’.
Il ‘peggio’ è quando si attribuisce agli sperperi di tipo privato (un’altra accusa alla persona e alla famiglia) l’ammontare del debito dello Stato. Tanto più – come abbiamo già scritto – visto che la bilancia commerciale e quella dei pagamenti sono attive (in Italia) e la ricchezza privata (degli italiani) è ai vertici mondiali. L’Italia ha una buona macchina produttiva che viene sottovalutata nell’ufficialità dalla mainstream mediatica che è visibilmente legata a quella articolata realtà che corre dallo Stato ai suoi ‘boiardi‘, alle aziende ‘amministrate‘ e genericamente a quelli che giocano per censo o investitura ‘la partita del capital socialismo‘…
Per ultimo paradosso, buona parte del debito dello Stato ha per creditori proprio i cittadini (italiani). Ma è vero che l’accusa viene estesa al di fuori del livello nazionale, fino a quello planetario. In ogni caso ciò è assolutamente assurdo…
Quando mai i cittadini avrebbero chiesto denaro allo Stato per le spese ‘voluttuarie’? E quando mai lo Stato quando glielo avrebbe concesso? Forse, nel caso italiano, è vero che alcuni governi, per demagogia, hanno fatto sperperi concedendo alla Nazione benefici eccessivi rispetto ai tempi ed hanno emesso leggi permissive e ‘sprecone’ di denaro pubblico. Si pensi ai prepensionamenti, alla vere e proprie pensioni baby, ai livelli raggiunti dal tfr…
Ma sia chiaro che lo Stato non vada mai identificato con i cittadini (Nazione), rispetto ai quali ha ‘la propria cassa‘ cui badare, i propri interessi, le proprie finalità che non coincidono ‘tecnicamente’ né con la nazione, né tanto meno con quelli dei singoli individui. A volte tali finalità si discostano – anche decisamente – da quelle dei cives…
L’attività dello stato ‘dovrebbe’ fisiologicamente giovare alla Nazione, ma questa non è una verità ‘tecnica? Non può essere assolutamente sostenuto che le finalità del ‘pubblico’ e quelle del ‘privato’ si identifichino. Sarebbe un grave errore con conseguenze gravi sul piano economico, su quello giuridico e su quello sociale e civile. Può non sembrare ma è certamente opportuna, anzi indispensabile, quindi ‘giusta’ la distinzione fra un ‘insieme’ e l’altro. L’opinione contraria nasce dall’ideologia illuminista e da quella del socialismo di stampo marxista…
Gli scritti che seguono aprono un raggio di luce e di chiarezza su una delle più vessate ‘quaestio’ dei nostri tempi: l’inquinamento dell’atmosfera terrestre.
(April 4, 1929 – June 14, 2012)
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Nell’agosto del 1945, quando vennero sganciate le due bombe atomiche – cui gli americani attribuirono’ spiritosamente i nickname di “Little Boy” e “Fat Man” su Hiroshima e Nagasaki, si stravolse per sempre la visione della guerra. Mutarono i rapporti politici e le dinamiche internazionali a livello globale. La guerra sembrò diventare ‘un’altra cosa’.In realtà non fu così e non lo è tutt’ora. L’arte militare non ha bruciato i libri che parlano di Alessandro, Napoleone e Garibaldi…
La questione del nucleare, però, è stata da allora al centro del dibattito. Lo testimoniano, più d’ogni altro, gli accordi Salt I e Salt II – 1972 e 1979 – come anche il Trattato di non proliferazione nucleare del 1968… Il motivo è ovviamente l’immensa portata distruttrice, che non può non rappresentare una minaccia per le sorti dell’umanità nella sua interezza.
L’altissimo numero di vittime, stimate tra le 100’000 e 200’000, quasi esclusivamente civili, aprì il tema delle armi di distruzione di massa, delle loro implicazioni etiche e diplomatiche e dei potenziali pericoli altissimi in caso di scoppio di un’altra guerra. Non mancarono, quindi, accordi internazionali come quelli suddetti. Da allora non sono più esplosi per motivo di guerra altri ordigni nucleari veri e propri. Almeno ‘dall’aria’ e della portata delle due bombe sganciate sul Giappone…
Molto, ma molto più potenti ne sono state fatte esplodere per motivi sperimentali da parte di svariati stati del mondo, inclusa la grande India, in tempi in cui avrebbe avuto da risolvere ben altri problemi socio civili….
Ma siamo certi che oggi si faccia molto di meno in fatto di minaccia e danni ecologici?
La verità è che gli stessi paesi che, sedendosi poi ai tavoli di tante trattative, stipulano convenzioni e trattati, come ad esempio quello della Conferenza di Copenhagen del 2010 il cui tema principale fu quello di ridurre drasticamente le emissioni di gas a supposto ‘effetto serra’, presentandosi all’opinione pubblica come “eroi del cambiamento climatico” procurano danni ben più gravi all’ambiente…
Quella attuale è una realtà caratterizzata da una guerra di portata planetaria, silenziosa e sottaciuta, che si alimenta nutrendosi delle risorse del Pianeta. Per l’esattezza essa impatta in maniera distruttiva, e spesso irreparabile, sui territori e sulle popolazioni che li abitano.

Illuminanti risultano gli scritti dell’americana Rosalie Bertell, insignita di vari riconoscimenti e di una proposta per il Nobel, esperta di ionizing radiation …
“Io ritengo – scrive la scienziata e grande viaggiatrice – che i militari abbiano preso le distanze dalle bombe atomiche per ragioni pratiche. Si è visto e si può sperare che esse non siano più utilizzabili, ma che le conservino come potenziale minaccia, e le tengano anche allo scopo di occupare, così, un sacco di persone a scriverci su dei libri, e sul perché dovremmo eliminarle. ‘Via tutti gli armamenti nucleari’, …cose di questo genere. Tuttavia ciò tiene inchiodata l’attenzione della gente, in modo che non guardi più alle altre ‘operazioni’ anche più dannose che i militari continuano a portare avanti impunemente”.
La Bertell prende ad esempio il Progetto Argus, portato avanti tra l’agosto e il settembre del 1958 dal governo degli Stati Uniti, che fu definito dall’Agenzia statunitense per l’energia atomica come ‘il più grande esperimento scientifico mai realizzato dall’uomo’.
Esso consistette nell’esplosione coordinata di tre bombe nucleari sull’Oceano Atlantico del sud, all’altezza della fascia più bassa delle cinture di Van Allen, “cinture magnetiche della terra a protezione del potere distruttivo delle particelle cariche dei venti solari” (Rosalie Bertell, Pianeta Terra, L’ultima arma di guerra, Asterios editore, 2018, pag. 30), che provocarono delle finte aurore boreali e altri effetti mai resi pubblici.

Uno di questi effetti viene studiato dalla Bertell all’interno del primo capitolo del libro, nel paragrafo “l’anno in cui i caribù non vennero”, ed è solo uno dei tanti esempi di come la sperimentazione a fini militari vada ad impattare, distruggendo, sia gli esseri umani che il loro habitat, provocando danni ai quali raramente vi è possibilità di porre un rimedio.
In seguito al progetto Argus, infatti, la comunità Esquimese del Canada nord-occidentale fu quasi interamente estinta per via della mancata migrazione dei caribù, necessari alla loro sopravvivenza in quanto fonte di cibo e di vestiario, e per gli altissimi casi di cancro.
Il cesio rilasciato dalle finte aurore boreali provocate dall’esplosione delle tre bombe era stato assorbito infatti sia dai caribù, provocandone l’infertilità o la morte, sia dagli Inuit.
Sia chiaro: qualsiasi approccio al problema dell’ambiente che non tenga conto della questione militare è ridicolo. Invece, molte delle azioni umane, comunemente additate come responsabili dell’inquinamento, non sono quelle che fanno la differenza.
Oggi, di fatto, paesi come Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Canada, Australia e Giappone, che conducono senza sosta esperimenti di geo ingegneria, all’oscuro della popolazione mondiale, con la finalità di modificare e manipolare i fenomeni naturali come il clima, gli oceani, i cieli, e dunque il nostro Pianeta nella sua totalità. Tutto ciò in un’ottica di incessante corsa alla conquista, ma allo stesso tempo alla difesa, della ricchezza derivante dalle risorse naturali, attraverso la brutalità dello sfruttamento e la logica della violenza, che si esprimono in termini di forza militare, esplosioni, sperimentazioni, che non producono altro che inquinamento, intossicazione e distruzione della vita sulla terra.
Pianeta Terra, l’opera della Bertell parla chiaro… L’ultima arma di guerra è un invito alla “sobrietà”, ad un futuro “più intelligente, umano e femminile”, un manifesto ambientalista e pacifista che trae la sua forza da una lucida consapevolezza delle crudeltà e delle distruzioni perpetuate dai “geo-guerrieri” nei confronti del nostro pianeta, in un’ottica di partecipazione attiva ad un cambiamento che, se vorrà davvero essere risolutivo, dovrà necessariamente essere costituito a livello globale, coinvolgendo non solo la società civile, ma anche i governi e gli eserciti, in una direzione non violenta, sostenibile, destinata alla protezione e alla cura della Terra e dei suoi abitanti.
“…Io penso che la Terra – sono parole della Bertell – sia un dono. La creazione è un dono (la nascita, la conoscenza, la memoria e la ragione sono i maggiori doni attribuiti da Dio o dalla natura all’umanità, ndr). …Questo Pianeta è stato creato per viverci. Non vedo nessun senso nel volerlo distruggere, nel volerlo cambiare, nel volersene accaparrare delle parti. C’è più che abbastanza per tutti, se sappiamo condividere. E possiamo vivere bene senza tutte quelle cose che possediamo. Ma non c’è bisogno di tornare alle caverne! Siamo creature intelligenti, e io penso che possiamo far nostra una nuova coscienza, che ci aiuti a vivere in un modo diverso. Io spero che queste armi ci spaventeranno profondamente e tramite ciò arriveremo a comprendere quanto sia insensata e folle la guerra. E io penso, io spero, che impariamo a vivere insieme. Ama la varietà, godi della Terra, ama l’aria, ama l’acqua, condividi ogni cosa e gioisci di vivere su questo Pianeta”.
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(L’articolo è tratto da un’intervista concessa dalla dott.ssa Rosalie Bertell nel 2010, a sua volta contenuta in: Rosalie Bertell, Pianeta Terra. L’ultima arma di guerra, p.246. Notizie tratte anche da ‘Albertina Nania per Jai jagat Italia’).
FONTE https://www.jaijagat.it/cambiamenti-climatici-e-test-militari-il-pianeta-in-guerra-nel-libro-di-rosalie-bertell/
(Gli scritti sono stati interpretati, ampliati e commentati in redazione).
Nota
A proposito di quanto afferma la Bertell sulla creazione come dono. Non c’è dubbio che, se il creato è un dono, maggiore è il dono della conoscenza di cui è è tata gratificata l’umanità. Ben maggiore è il valore di quel dono visto che è stato attribuito a chi può conoscerlo ed apprezzarlo. Per altro verso potrebbe dirsi che il più grande dono attribuito al creato è che sia stata inserita in esso un’intelligenza in grado di conoscerlo. Ne consegue che l’umanità ha certamente un ruolo, un compito da svolgere nel creato.
E’ appena il caso di aggiungere come sia assolutamente improbabile che l’umanità possa concretamente nuocere al creato, intesa come cosmo. Cioè come creato privo dell’intelligenza umana che – intendiamoci – fa parte del cosmo (o no?). Se il creatore, dopo aver creato un cosmo incapace di conoscere se stesso avesse inserito un’intelligenza ‘sbagliata’, significherebbe che sia caduto in errore solo nel creare il meglio in cui si è prodotto. La conoscenza, la ragione, il ricordo rappresentano il massimo plafond compiuto dal creatore…







