Riceviamo un’interessante lettera da Roma da un illustre amico propiziatoci dalla nostra redazione romana, composta da volontari come noi e diretta da Nino Macaluso.
Si tratta di uno ‘spaccato’ su quelle che possiamo sommariamente definire ‘le idee di destra‘ non sempre adeguatamente capite e per questo non sempre accettate. E’ appena il caso il caso di notare, come il sovranismo emergente in tutto il mondo, contro il falso e vacuo socialismo imperante, affondi le proprie radici proprio nella ‘destra storica‘.
Ecco la missiva.
Salve,
Giorni fa ho avuto la malsana idea di scrivere un post su Facebook, che aveva un solo soggetto, tante copule, ma nessun verbo. Era la mia idea, o il mio desiderio, di destra. In questo post, insomma, scrivevo che avrei voluto “ Una destra liberale. Una destra compìta, elegante, non volgare, non cinica. Una destra che sia generosa con gli italiani, corretta con gli stranieri, che possa garantire “un sogno italiano” per tutti coloro che seguano un percorso virtuoso e civile. Una destra inflessibile con qualsiasi criminale, straniero o connazionale. Non crudele, non parziale. Una destra che esporti i nostri colori e non il nostro odio ”.
Non lo avessi mai fatto! Sia pubblicamente, che in privato, ho ricevuto complimenti, velate minacce, qualche tentativo di confutazione. Qualcuno mi ha dato del sionista, qualcuno dell’imperialista. Qualcuno mi ha detto che non sono di destra. Poi, qualcuno mi ha fatto scoprire che esiste addirittura un mondo di pubblicazioni, di intellettuali e di think tank di destra che non si riconosce nei partiti attualmente in auge, e nemmeno in quelli in auge un po’ di tempo fa.
Tralasciando alcuni aspetti del contenuto del mio post, faccio una premessa: ho iniziato a fare politica tanti anni fa avendo mie idee ben precise, forse ancora rozze e non ben elaborate, ma certamente capaci di farmi provare una forte avversione verso un conformismo imperante che vedeva i buoni ed i giusti schierati a sinistra, ed il male assoluto incarnato dalla destra.
Mi sono schierato a destra per la cultura del radicamento, per il rispetto sacrale verso la vita, per dare dignità vera alla persona umana, per la difesa orgogliosa della Tradizione, per l’amore profondo per la propria terra e per il proprio popolo. Volevo e voglio un’Italia forte e rispettata nel mondo, cuore di un’Europa che deve tornare ad essere faro di civiltà e forza politica indipendente e sovrana, e non un covo di burocrati e banchieri. Ma non certo per Fini, che non mi è mai stato particolarmente simpatico, sebbene lo ritenessi, come tutti, un leader necessario (è proprio questo l’aggettivo che ci capitava di usare spesso) per il bene della destra e la tenuta di una comunità politica.
Personalmente mi consideravo erede della galassia rautiana, quella più moderna nel senso positivo del termine, che all’area finiana si è sempre contrapposta da sinistra per cercare di rinnovare la destra italiana e portarla “fuori dal buio tunnel del fascismo”. Rinnovare si, ma preservando i valori. Nel frattempo si passava da MSI a AN poi PDL! Oggi, alla luce delle passate esperienze, io la politica me la immagino “in giacca e cravatta”, e non solo (ma anche) in senso figurato, schifosamente borghese: è doveroso verso i luoghi istituzionali dove la politica si fa e verso i comuni cittadini che non godono degli stessi emolumenti e delle stesse prerogative.
Un avversario politico si può contrastare anche con eleganza, con raffinatezza, con l’arte oratoria, con i periodi ipotetici e con un abbondante uso di figure retoriche, di pensiero e di parola. Oggi, un politico, specie se asseritamente di destra, dovrebbe commentare con ironia le accuse mossegli, ed argomentare con proprietà di linguaggio le sue ragioni, senza cedere a espressioni dialettali e gergali. Inutile oggi guardare al passato.
Basta solo dire che i movimenti liberali e liberal – conservatori, pur senza particolare seguito elettorale, hanno sempre goduto del riconoscimento generale quali persone di grande cultura, di chiaro spessore individuale, prima che politico. In parte, ancora oggi è così. Non si può vivere di slogan, di magliette colorate, di cubiste, di movimenti sguaiati…
Si può essere così terribilmente, ignominiosamente, profondamente ignoranti? Può un politico sbagliare più volte i congiuntivi? Può un politico astenersi dal limare le sue espressioni dialettali più campaniliste? Può un politico non conoscere il significato di parole di uso comune? Posto che una destra così come l’ho disegnata è verosimilmente impossibile, e posto che – comunque – bisogna tendere sempre a migliorare sé stessi e le proprie idee – non sarebbe realmente l’ora di scrivere un manifesto (non dico politico, ma almeno culturale) per una vera destra moderna e liberal-conservatrice? Una destra che non urli? Una destra in giacca e cravatta? Borghese, europeista, filoatlantica, laica e filoistraeliana?
Una destra che esporti i nostri colori e non il nostro odio?
Pensiamoci!
Felice Antonio Vecchione
(UN CITTADINO, NON UN POLITICO)
Nota
Nella didascalia della foto d’apertura non intendiamo azzardare una tardiva e assurda apologia del fascismo. Ma siamo assolutamente fedeli alla massima dell’On.le De Marsanich, giornalista e segretario del M.S.I. dal 1950 al 1954: “niente rievocare ma niente rinnegare!” Non c’è dubbio che veniamo ancora curati negli ospedali di allora. A Palermo nel dopoguerra, dopo tanti anni, non è stato costruito un solo vero ospedale: solo dei nuovi plessi qua e là. Ciò è indice della lungimiranza del governo di allora e di quanto si rivolgesse al sociale oltre che e al welfare (creò, primo al mondo, il diritto alla ‘buonuscita‘, poi chiamata liquidazione e oggi Tfr). La realtà storica nuda e cruda è che gli italiani abbracciarono in massa il fascismo, tranne poche eccezioni, specie nell’ambito del vecchio regime inconcludente che si era trovato in un vicolo cieco). E non fu certo un caso…
L’Italia entrò a far parte delle grandi potenze, bruciò le tappe della ricostruzione e tutt’ora, creò il miracolo economico. E, sempre grazie a quelle fondamenta, fa parte del novero delle prime nazioni nel mondo, vantando una serie di primati nei campi più disparati.
Quanto allo spirito europeo, sarebbe da pazzi essere contrari ad un’Europa unita.
La destra è da sempre favorevole – con assoluta fermezza – ad una Europa unita. La vuole! E’ quest’Europa, quella dell’UE, che ha ampiamente dimostrato di non funzionare. Si è arrogata una sovranità monetaria – quella dell’euro – che non va di certo, sia per la formula scelta, sia perché tale sovranità appartiene ad una nazione che non esiste. Perché l’UE che vediamo non è certamente una nazione.
L’UE è divisa da nazionalismi storici che non sono tanto un fatto di costume ma – molto peggio – scaturiscono da interessi economici contrastanti e non sanati da una politica unitaria. Questa non offre affidamento e credibilità ai vari stati ed ai loro potentati economici. Essi vedono i loro interessi in contrasto, per troppi versi, con quelli dei paesi vicini. Quella di oggi è un’Europa da rifare, che è sperabile scivoli sulla buccia di banana di una crisi che ne stronchi l’attività una volta per tutte. Occorre, poi, rifondarla su migliori principi e con la seria intenzione di una vera unificazione che lasci alcune libertà ai singoli stati, rispettandone le tradizioni umane, sociali, civili, costituzionali e politiche. Ma non è certo facile… Il primo passo è senza dubbio quello di tagliare di netto con la ‘strana’ monetaria politica dell’euro che ha distrutto un sistema che funzionava. Ne ha creato un altro malato in partenza nato dalla ‘nostalgia della parità aurea? Commette l’errore di azzerare artificiosamente l’inflazione, portando – però – di continuo l’economia sull’orlo disastroso della deflazione. Porta avanti i rispetto di un rapporto fa il Pil e il Debito pubblico che è una pura invenzione senza aver nulla di tecnico.
(Germano Scargiali)







