Bergoglio: Fate quel che dico, non fate quel che fo’

Bergoglio è schifiltoso. Più che mai teme il contagio del coronavirus. Eccolo ritrarre la mano tesagli da una fedele. ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Papa Francesco

Il Papa – voglio dire Bergoglio – spariglia: esorta i politici a mettere da parte le polemiche, quindi la politica, ma lui ha fatto regolarmente il contrario. Del resto, il suo invito è, ancora una volta, un rimprovero ai ‘sovranisti’. Sarebbero loro a ‘non voler collaborare’ ed a fare politica anche in tempi di epidemia…

La Tv ripropone per due giorni le parole di Bergoglio come fossero quelle dell’araba fenice: quanta nobiltà in quell’esortazione! Quanta novità, del resto: è un concetto vecchio quanto il cucco.

L’invito alla ragione non è altro che un puntuale appoggio al suo ‘pupillo’, Giuseppe Conte, uno studente ‘in provetta’, uscito dai ‘laboratori’ del Vaticano.

Il Papa, che abbandona i toni alti ed entra nelle polemiche concrete, quotidiane, inevitabilmente divide. Il Papa, che parla da politico e duella con i politici, usando come bussola i vangeli non unisce le parti politiche. Propende smaccatamente per una delle parti…

Pensi al Vaticano!”. Il Papa impone lo ius soli: è una linea non proprio tradizionale quella seguita da Bergoglio. Contano più i segni dei tempi, meno le consuetudini, che rimandano alla prudenza e indicano una precisa topografia dei ruoli.

Toccava ai vescovi, alle singole conferenze episcopali dei diversi Paesi elaborare strategie e risposte adatte alle questioni sul tappeto. Lui no, lui strappa e strappa ancora: rompe le etichette, rompe il protocollo, rompe la sintassi paludata delle allocuzioni.

Che cale? non rispetta nemmeno la grammatica delle buone maniere. Nel giugno 2013 la sua poltrona resta fragorosamente vuota in occasione di un concerto in Vaticano. Molti si chiedono perché Francesco abbia saltato l’appuntamento, lui replica, gelido e ruvido: “Non sono un principe rinascimentale”.

Ma questo è solo un anticipo. Il saldo lo dà quando Bergoglio accende i fuochi d’artificio nel febbraio del 2016, manda letteralmente alle ortiche tutta la sapiente arte della diplomazia che comunica con i silenzi, caso mai con le virgole, con una parola in più sulla studiatissima bilancia del vocabolario. Di ritorno dal Messico, Francesco incenerisce Donald Trump in un momento decisivo della battaglia per la conquista della Casa Bianca: “…Una persona che pensa solo a edificare muri e non ponti non è cristiana”. Dove il Muro, lunghissimo, è quello che Trump vuole costruire al confine con il Messico. Un pilastro della sua politica. Subito dopo, Bergoglio rilancia il suo giudizio affilatissimo, rimarcando la sua neutralità nella contesa fra democratici e repubblicani, ma di fatto scomunicando il futuro presidente: “Votarlo o non votarlo? Non mi immischio, soltanto dico che non è cristiano, se veramente ha parlato così…”

Il Tycoon naturalmente gli risponde per le rime: “È vergognoso – afferma – che un leader religioso metta in dubbio la fede di una persona”.

Sembra un addio definitivo, senza rimpianti, ma il mondo è piccolo, e avviene che i due si rincontrino, come è giusto che sia fra figure così importanti. L’incontro ha altri toni, assai più concilianti, ma il Papa non rinuncia ancora una volta a cimentarsi con temi spinosissimi, senza troppe mediazioni e cautele. Francesco regala al Presidente americano una copia della sua enciclica Laudato si’, l’altro a distanza di qualche mese si schiera minaccioso sul fronte opposto, stracciando tutte le intese internazionali tese a ‘governare’ il cambiamento climatico. Trump non ha dubbi e stigmatizza: “è una boiata

Bergoglio e Trump restano, almeno in questa partita, su due rive opposte. Agli antipodi. Due icone di opinioni inconciliabili.

Francesco usa la sua bussola spirituale e non si preoccupa del calendario e degli incroci possibili con le date della politica. Con il rischio di strumentalizzazioni da una parte e dall’altra. A gennaio dell’anno scorso, mentre il Senato si apprestava a discutere il disegno di legge Cirinnà e il Paese si accapiglia sulle unioni civili, Bergoglio si butta nella mischia e pianta i paletti della morale cattolica dentro il perimetro dell’arena: “Non può esserci confusione fra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Meglio tardi che mai. Ma il messaggio punta dritto verso la tolleranza: si uniscano pure, tanto non saranno una famiglia…

Conta, infatti, il messaggio, non la cronologia e …pazienza se qualcuno lo spinge ora nel recinto della destra, ora in quello della sinistra. Sono altre le sue priorità, a volte chiare, altre meno. Ma quelle chiare lo vedono a sinistra: riceve amichevolmente Scalfari, plaude niente meno che all’abortista Bonino. Ma poi esorta al rispetto per il nascituro: “fate quel che dico – insomma – ma non fate quel che fo”. Nella morale come nella politica. Porte sprangate alla richiesta di Matteo Salvini di poterlo visitare in Vaticano…

Scaramacai

Nota

In queste messe mattutine in Tv Bergoglio contraddice in preghiera le sue tante esternazioni che ‘esondano’ dalla dottrina. Quelle che hanno portato il Times a fotografarlo in copertina con la storica scritta: “Is the pope catholic?

Bergoglio segue il pensiero del teologo tedesco Karl Rahner. Questi  – procedendo sul solco tracciato dall’italo tedesco Roberto Guardini – sostiene la ‘svolta antropologica‘ in teologia, riprendendo il pensiero espresso da E. Kant nella Critica della Ragion pratica. 

La convinzione base, nella teologia di Rahner, detta anche dei ‘cristiani anonimi’ è che tutti gli esseri umani abbiano una consapevolezza latente (“atematica”) di Dio in tutte le esperienze. Poiché tale esperienza è “la condizione di possibilità” per conoscere e per la libertà come tale, Rahner prende in prestito l’espressione di Kant per descrivere questa esperienza come “trascendentale“.

Rahner focalizza la propria riflessione sul carattere universale della salvezza, rivolta anche alle animae naturaliter christianae, volendole così definire (esisterebbe una ‘fede naturale‘ comunque gradita a Dio e, pertanto, premiata, ndr). Il teologo tedesco, ben inteso, nega che la dottrina dei ‘cristiani anonimi’ sia in contrasto con la pretesa del cristianesimo di essere la più alta espressione del rapporto di grazia fra l’uomo e Dio – o che tale dottrina faccia venir meno la necessità del battesimo e della fede cristiana. Il rischio di una’antropizzazione’ eccessiva della religione cristiana è, tuttavia, evidente. Svuota di significato la Rivelazione: la svaluta. Per questo il Concilio Vaticano I si affrettò a condannare tale pensiero.

Le esternazioni di Bergoglio al ‘suo amico’ Eugenio Scalfari e ad altri confidenti, notoriamente ateo di sinistra, si spiega sulla esemplificazione del pensiero di Rahner: “chiunque segue la propria coscienza, sia che ritenga di dover essere cristiano oppure ‘non cristiano‘, sia che ritenga di dover essere ‘ateo oppure credente‘, un tale individuo è accetto e accettato da Dio e può conseguire quella vita eterna che nella nostra fede cristiana noi confessiamo come fine di tutti gli uomini. In altre parole: la grazia e la giustificazione, l’unione e la comunione con Dio, la possibilità di raggiungere la vita eterna, tutto ciò incontra un ostacolo solo nella cattiva coscienza di un uomo”.

L’eresia – evidentemente – è più che in agguato. E’ sempre bastato molto meno per essere additati come eretici. Né – come aveva spiegato Benedetto XVI° da Papa – il vicario di Cristo sulla terra può trasgredire i principi fondamentali delle sacre scritture. Può solo fornirne un’interpretazione. Bergoglio oscilla dal negare l’esistenza obiettiva del Male, della dannazione eterna, dello stesso inferno, della natura strettamente divina di Gesù come figlio di Dio. Teologia libera, ma piuttosto ‘da caffè‘. Si comporta come un igienista molto laico, tradendo il rispetto assoluto del corpo, specie nel malato, che è fondamentale nel messaggio evangelico (Gesù va anche tra i lebbrosi, allora ritenuti contagiosi oltre che dannati). Per un uomo qualunque passi pure. Ma per un papa, francamente, è troppo! (Germano Scargiali)

Articoli correlati