L’uso del nucleare, vietato a Italia, Germania, Giappone e Turchia a fini militari dopo la sconfitta nell’ultima guerra mondiale, è stato oggetto di generali contestazioni ovunque anche per l’uso generalizzato a fini civili. Contro le proteste di piazza, cresciute sull’onda d’opinione suggestionata dai fatti di Cernobyl e Fukushima, i governi si sono espressi nel senso di voler limitare o abolir il ricorso all’energia nucleare e relative centrali per la produzione di preziosa energia elettrica.Gli scienziati favorevoli sono giunti ad affermare che non ci sia un solo motivo valido perché tonnellate di carbone,petrolio, gas naturale non vengano sostituiti da una quantità di materiale radioattivo che può entrare in un valigetta. Inoltre, è noto come quella nucleare sia una ‘reazione’ fisica all’interno degli atomi e non sia una combustione. Non emette, pertanto, CO2. Perciò anche il protocollo di Kioto si è espresso favorevolmente per l’utilizzo dell’energia nucleare.
L’Italia, dopo i referendum che seguirono agli incidenti di Cernobyl e di Fukushima, è stato il solo paese al mondo a dare uno stop reale e comprovato alla proliferazione dell’energia nucleare a scopi pacifici. La U.S Navy, e la Marina russa invece, dispongono anche di sommergibili e un paio di navi da guerra a propulsione nucleare…
Gli stessi Usa, però, impongono divieti ad altre nazioni quando ne hanno il potere. Oppure cercano di imporre lo stop politicamente e tramite un embargo, come nel caso dell’Iran, coinvolgendo i paesi alleati… Gli stati più vicini agli Usa, compreso Israele, dispongono non solo di centrali nucleari ma anche di armi atomiche…
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Le recenti manifestazioni a favore della messa al bando delle armi nucleari hanno dimostrato il crescente interesse della società civile mirato al fine di scongiurare la minaccia di una guerra atomica. Il 7 luglio a New York con 122 voti a favore, 1 astenuto e 1 contrario, è stata sancita e adottata dall’Onu la messa al bando delle armi nucleari.
Pur nel generale apprezzamento per questo trattato, sono stati messi in evidenza alcuni limiti: uno di questi – come scrive Angelo Baracca in un recente intervento – “è quello di continuare ad insistere sul diritto degli Stati di sviluppare le tecnologie nucleari per usi civili, che ormai si sono dimostrate la porta per accedere alle tecnologie militari, poiché il dual-use è la caratteristica intrinseca e ineliminabile di questa tecnologia”.
L’idea che fosse possibile utilizzare l’energia contenuta nei nuclei atomici a fini pacifici fu lanciata nel 1953 nel corso di un celebre discorso di Eisenhower: “Atoms for peace”.
Leonard Weiss1, nel 2003, si chiedeva se il progetto ‘Atoms for Peace’ non avesse accelerato la proliferazione, aiutando alcune nazioni ad acquisire arsenali più avanzati proprio grazie alla possibilità di produrre combustibile per le centrali nucleari.
‘Le centrali nucleari e la bomba: un legame pericoloso’…
Era il 1984, e questo era il titolo di un libro scritto da Nanni Salio e pubblicato dalle Edizioni Gruppo Abele. In anni successivi Nanni ebbe spesso occasione di tornare sul tema delle relazioni tra lo sviluppo ‘pacifico’ e quello ‘militare’ dell’energia nucleare, e affermava che:
La questione nucleare è tale per cui si ritiene che civile e militare siano

due facce della stessa medaglia: non c’è l’uno senza l’altro. Anche se, negli anni, qualcuno ha sostenuto il contrario. Ad esempio l’Iran ha sempre protestato di voler indirizzare il nucleare all’esclusivo uso civile. E taluni esperti affermano che trattasi dell’uso di materiale radioattivo di differente tipologia (differente ‘arricchimento’).
La lotta contro il nucleare civile e militare è stata, frattanto, uno dei grandi temi dei movimenti per la pace e la non violenza, culminati nei referendum contro le centrali nucleari, a ridosso degli incidenti di Cernobyl e Fukushima.
Nel 2011 Angelo Baracca affermava “La vocazione distruttiva dell’energia nucleare si riflette nel suo intrinseco dual-use, l’impossibilità di separare usi “civili” e militari. Tutti i paesi che hanno realizzato la bomba sono passati attraverso la costruzione di reattori nucleari.” E ancora: “Se davvero si realizzassero i sogni di rilancio del nucleare civile e la sua diffusione in molti paesi, i rischi di proliferazione militare aumenterebbero in modo incontrollabile”.
Così denuncia anche la Campagna Internazionale per l’abolizione degli Armamenti Nucleari (Ican – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), che è stata una protagonista del recente successo ottenuto all’ONU: “il plutonio è prodotto dall’uranio in un reattore nucleare. I programmi nucleari militari e civili sono spesso strettamente collegati. La maggior parte dei casi recenti di proliferazione nucleare sono derivati da programmi che venivano esibiti come chiaramente pacifici” (http://www.icanw.org/the-facts/catastrophic-harm/production-of-nuclear-weapons/).
Quali implicazioni può avere la grande partecipazione civile alle manifestazioni per la messa al bando delle armi nucleari (in Italia e nel mondo) sul futuro delle centrali per la produzione di energia elettrica che sfruttano l’energia nucleare?
Che tipo di collaborazione si può sviluppare verso le numerose comunità che in tutto il mondo manifestano pacificamente, convinte di difendere, così, le loro terre e la loro salute contro le miniere, le centrali, i depositi radioattivi che alimentano la filiera degli ‘atomi per la pace’?
Per affrontare questo interrogativo è utile qualche aggiornamento sul tema…
Le centrali nucleari: quante, dove, con quali prospettive?
Il Bulletin of the Atomic Scientists (http://thebulletin.org/) dal 1945 svolge una importante funzione di informazione rivolta a studiosi, decisori politici, pubblico interessato, su temi che riguardano gli armamenti nucleari e il disarmo, le tecnologie di applicazione dell’energia nucleare, le problematiche emergenti con il supposto cambiamento climatico. Sul loro sito si trovano dati scientifici, dibattiti politici, reports su entrambi gli usi dell’energia nucleare, militari e civili…
Il global nuclear power, un database disponibile sul suo sito (http://thebulletin.org/global-nuclear-power-database) è uno strumento multimediale interattivo che consente di esplorare moltissime variabili relativamente allo stato dei reattori installati in centrali di produzione di energia nucleare, costruite tra il 1951 e il 2017: si tratta di 754 reattori (di cui 90 erano stati abbandonati), alla cui costruzione hanno partecipato 41 nazioni.
A gennaio 2017 risultavano in fase di costruzione 55 nuovi reattori in 13 paesi: 34 in Asia, 10 nell’Europa dell’Est, 4 in Medio Oriente. Almeno 90 unità – il 12% dei reattori in costruzione – sono state abbandonate a vari stadi.
Negli stessi USA tra il 1977 e il 1989 sono stati interrotti i lavori di 40 unità. In compenso in anni recenti l’Usa ha realizzato in Nevada la più grande centrale geotermica del mondo, costruita in appalto della italiana Enel…
Nel 2010 si stavano avviando i lavori per 15 nuove unità (10 in Cina), ma il numero si è ridotto nel 2016. L’interesse egli stati emergenti (Africa) per il nucleare civile comprova la efficienza, quanto a resa, di tali impianti… Molta energia serve ad usi industriali alla trazione pubblica, a pompare acqua dal sottosuolo. A desalinizzare e potabilizzare le acque…
Con 90 unità completate e 8 in costruzione, la Westinghouse (da sola o con associati) è l’azienda che nel mondo ha costruito più reattori.
Framatome ha costruito 73 reattori, di cui 62 in Francia e dal 2001 ha cambiato nome in AREVA e sta costruendo 4 reattori in Cina, Finlandia, e Francia…
Compagnie russe hanno avviato la costruzione di 128 reattori, interrompendone 28. 10 sono ancora in costruzione, di cui 4 fuori dalla Russia…
Il tempo necessario per la costruzione dei reattori è stato tra 5 e 10 anni: 11 reattori hanno richiesto più di 20 anni. Scorrendo il cursore sulla mappa mondiale interattiva offerta da questo database è possibile sapere la situazione aggiornata dei singoli Paesi: quanti reattori in funzione, quanti in costruzione. In Giappone, per esempio, dove le attività delle centrali nucleari erano state sospese dopo l’incidente di Fukushima, i lavori sono stati di recente ripresi.
In India sono 5 i reattori in costruzione, e due unità sono state avviate dopo Fukushima. In Cina i reattori in costruzione a gennaio 2017 sono 21.
Fukushima, cinque anni dopo (http://thebulletin.org/fukushima-five-years9224)
John Mecklin (capo redattore del Bulletin of the Atomic Scientists), in occasione del 5° anniversario – nel 2016 – ha scritto un articolo in cui riassume la situazione, e chiede ad alcune persone di esprimere la loro opinione. A suo parere i nomi di Fukushima, Chernobyl, Three Mile Island, e ovviamente Hiroshima e Nagasaki non evocano solo lo spettro pauroso di una enorme potenza, accompagnata da una minaccia invisibile, ma vengono associati a un senso di fallimento, all’incapacità dell’umanità di mantenere il controllo di tale potenza.
Come è noto, l’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 8,9 localizzato al largo della costa nord orientale del Giappone provocò uno tsumani, con onde di circa 15 metri, che si abbatterono contro la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, interrompendo l’alimentazione elettrica e causando un blackout al sistema di raffreddamento dei reattori. Per settimane non fu chiaro se sarebbe stato possibile raffreddare i tre noccioli dei reattori danneggiati con sistemi diversi, e se sarebbe stato possibile controllare l’emissione di radiazioni.
Ora, cinque anni dopo l’incidente, Fukushima viene riconosciuta in tutto il mondo come simbolo, ma vi è ancora un acceso dibattito – in Giappone e nel mondo – sugli estremi concreti del problema…
Quantità di acqua contaminata sono ancora presenti nel sito del reattore danneggiato, insieme a quella che è stata immagazzinata in circa 1000 grandi contenitori. Estese aree nella regione circostante sono ancora contaminate; non si è ancora trovata una soluzione su che cosa fare con i tre noccioli fusi…
Eppure ‘interesse è tale che il Giappone ha iniziato a rimettere in funzione alcune unità della flotta di reattori nucleari che erano stati spenti dopo l’incidente di Fukushima, nonostante che i primi orientamenti del governo dopo l’incidente fossero stati indirizzati pubblicamente verso l’abbandono dell’energia nucleare.

Nel resto del mondo le reazioni sono state contraddittorie: la Germania ha annunciato che avrebbe chiuso le centrali, e non è assolutamente chiaro lo se stia facendo, gli Stati Uniti hanno provato a rivedere i regolamenti, ma se i cambiamenti siano reali o simbolici è tutto da verificare…
Non mancano, del resto, alcuni degli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici spingono per un aumento dell’uso dell’energia nucleare per contrastare il supposto procedere dello effetto serra, e parecchie nazioni – in primo luogo la Cina, che ha in costruzione 26 nuove centrali e progetta di costruirne altre – sono avviate a una significativa espansione nell’uso dell’energia nucleare.
Alla luce di questa disparità di opinioni e di scelta, il Bulletin ha invitato un gran numero di esperti del settore ad esprimere il proprio parere sul disastro avvenuto 5 anni fa a Fukushima, nella speranza di ravvivare la discussione sulle lezioni che sono o non sono state apprese, e sui passi che sono o non sono stati intrapresi per migliorare – quantomeno – le condizioni di sicurezza del nucleare nel mondo.
Frequenti giudizi critici vengono espressi sull’industria nucleare, fermo restando che nell’uso clinico, sia il nucleare che i raggi Röntgen che il laser è ormai da ritenersi indispensabile e insostituibile…Sia il nucleare, sia l’elettromagnetismo conservano certamente un loro ‘volto buono’….
Un gruppo di studiosi ed esperti indipendenti pubblica da alcuni anni delle relazioni sullo stato dell’Industria nucleare mondiale: the World Nuclear Industry Status Reports.

La pubblicazione del prossimo Report (World Nuclear Industry Status Report 2017 – WNISR2017) è prevista per il prossimo mese di settembre a Parigi. Nel frattempo, sul loro sito vengono continuamente pubblicati degli aggiornamenti che riguardano eventi, progetti, novità nel settore dell’industria nucleare. Qui di seguito tre di queste ‘News’, di cui proponiamo una sintesi, che ci fornisce un’idea, sia dello orientamento attuale, sia di alcuni aspetti controversi e irrisolti.
30 giugno 2017. Il primo reattore in costruzione nel 2017 è Kudankulam-3 in India. Ripetiamo: i paesi emergenti non intendono privarsi di questa preziosa fonte di energia…
Consultate comunque, se volete:
(https://www.worldnuclearreport.org/First-Construction-Start-in-the-World-in-2017-Kudankulam-3-in-India.html)
Il 29 giugno 2017 il Consorzio russo Rosatom ha annunciato ufficialmente l’avvio dei lavori di costruzione del 3° reattore della centrale nucleare di Kudankulam, in Tamilnadu (India), che dovrebbe essere completato in 6 anni. La costruzione del primo reattore ha richiesto 11 anni per essere completata; quella del secondo reattore, iniziato nel 2002, è stata conclusa nel 2016, nonostante la forte opposizione delle popolazioni locali.
Il 19 giugno 2017 l’Ente di controllo per l’energia atomica Aerb (Atomic Energy Regulatory Board) ha concesso l’autorizzazione per la costruzione dei reattori 3 e 4. Ma un movimento ambientalista con base a Chennai, il “Poovulagin Nanbaragal (Friends of the Earth)”, che da anni si oppone all’impianto di Kudankulam, ha dichiarato che tale autorizzazione è illegale, specie perché la densità di popolazione nell’area circostante sarebbe di molto superiore a quella prevista in generale dalle norme.
Una causa è in corso tra l’Associazione e l’Ente di controllo, e la Corte Suprema dovrebbe pronunciarsi in merito…
Sostenitori e detrattori continuano, insomma a confrontarsi muro contro muro “l’un contro l’altro armati”…
(Testo raccolto, riordinato e completato in redazione)
Nota

Fra gli avversari ‘più concreti‘ del nucleare, come dell’idrogeno e della geotermia, troviamo i petrolieri e l’intero gigantesco business del petrolio. Questi sì che hanno voce in capitolo: Il mercato petrolifero si presta ad uno sfruttamento ad ampio spettro che coinvolge industriali, capitalisti e politici. Anche gli stessi stati sovrani… Una facile produzione energetica su scala planetaria metterebbe in ginocchio il mercato dell’energia ce – al contrario – si vuol tenere assolutamente ‘su’. Perché l’energia serve a tutti. E’ pane. Dev’essere tanta, il più possibile e sempre (H24). La società moderna, lo voglia o no, ne avrà sempre più bisogno…








