Dai ‘guai’ del ‘900 alle ‘paure di oggi’

La Centrale elettrica ad idrogeno presso Venezia è une esempio della grande capacità produttiva legata alla moderna tecnologia. La centrale che avvierebbe il mondo verso l’affrancarsi dai problemi energetici, è stata proditoriamente ‘accantonata’. Così come il nucleare, risolverebbe il problema energetico ma causerebbe un duro contraccolpo dalle conseguenze imprevedibili per l’economia mondiale, pur essendo un gran vantaggio per l’umanità… L’energia rende finché rappresenta un problema.Tutto può essere difficile oggi tranne produrre una gran quantità di beni di consumo: il massimo scandalo è che a tanti, persino nei paesi evoluti, sia in dubbio ‘il necessario’.

Tornano alla ribalta i tristi anni che in Italia conclusero il secolo scorso. Tutto partì dallo sgomento – di ‘qualcuno’ – davanti alla rivoluzione socio civile provocata dalla sorprendente ‘ricostruzione’ e, ancor più, dal ‘miracolo economico ‘quando, a sorpresa, fu l’Italia – dopo aver coniato la parola boom –  a fornire la scintilla a tutto il mondo, cioè a quella vasta parte che economicamente avesse un ruolo… L’intero fenomeno tolse – anzitutto – i bimbi poveri, spesso seminudi, dai vicoli delle città mediterranee e diffuse ad ogni livello un benessere inatteso: per chiunque avesse un personale ‘equilibrio’ fu la ricetta di una vita felice che non era stata neppure sognata. L’intera società civile si trovò ad avere un nuovo volto, lasciandosi alle spalle la massima parte dei dubbi, delle incertezze…

Se di tutto il materialismo storico di Marx resta vero che le condizioni economiche dell’individuo sono alla base della sua stessa libertà personale, il miracolo economico e il boom furono anche una vera ‘ubriacatura’ di libertà. Tolti coloro che continuarono a coltivare sentimenti come l’invidia sociale, il rancore intimo per le differenze che una società libera e pluralista, pur con tutto il bene che la caratterizza, crea inevitabilmente.

Il tutto avvenne in un regime di generale libertà, di assoluto pluralismo, di pura economia di mercato. Tutto ciò non risultò gradito ad alcune ‘forze’ certamente avverse. La prima a reagire fu l’Unione sovietica, interessata a rovesciare la democrazia in Italia a favore degli amici del Partito comunista italiano.

Il cosiddetto ’68 si basò su di un assurdo logico, di fronte ad una società civile che – come detto prima – aveva scoperto inediti motivi di soddisfazione. Nonostante tutto questo, il ’68 – che sviluppo’ i sui principi negli anni ’70 in cui il ‘boom’ continuò a ‘funzionare’ (e così fino alla vigilia degli anni ’90) – ebbe un proprio successo perché, oltre a combattere quell’illogica battaglia materialistica (rivendicazioni salariali e del lavoro), propagandò anche una nuova morale definita come ‘giovanile’, ma sostenuta da personaggi ‘non giovani’ come la ‘coppia’ francese di Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, intesi come ‘profeti’ del libero amore ed altri come Marco Pannella. In realtà, specie per i due francesi si trattava di personaggi fortemente immorali: si è detto poi del loro gusto per gli amori di gruppo con partecipazioni di giovani ed atteggiamenti pedofili… Oltre alla libertà di reciproche ‘sbandate’ c’era,  quanto risulta, dell’altro…

Tornando sul tema, non c’è dubbio che l’azione dell’Urss andasse affievolendosi già prima della cosiddetta caduta del muro di Berlino, effetto, non certo causa dell’avvenuto logoramento del socialismo reale di stampo marxista.

Frattanto, per restare in Italia, notiamo l’evidenza di almeno tre fenomeni paralleli che resero ‘triste’ la fine del secolo più folgorante della storia umana sul piano del progresso tecnologico. Fu il tormentato periodo dal 1970 al 1990 in cui si accavallarono gli ‘anni di piombo‘, il periodo ‘stragista‘, la caccia alle streghe di mani pulite, la fine della Prima repubblica.

Su tutti questi fatti e fenomeni la storia – come sappiamo – non è riuscita a fare chiarezza. E non sembra vicina a realizzarla. E questo, di certo, è una sorta di peccato originale che l’Italia del 2000 continua a portarsi appresso.

Nonostante il quasi totale disordine in cui la società civile, inclusa la realtà produttiva, visse quel fatidico trentennio (’70- ’90), il libero mercato ha dimostrato una tale vitalità da non essere a tutt’oggi messo in ginocchio. La realtà economica e civile è andata al tappeto – come un pugile – nel 1990, ma è stata ‘contata’ fino a otto. Adesso continua a combattere le nuove riprese di un match che sembra doversi concludere solo per knock-out e di cui, comunque, non si può concepire una fine precisa…

E dire che, finora non abbiamo accennato al peggiore deinemici‘ del ‘miracolo economico’: forze lobbistiche dell’alta finanza mondiale che da subito hanno capito che una società pluralista, in libero regime di mercato, è ‘difficile’ da tenere ‘sotto controllo’, da guidare, da dominare…

Se non si capisce che oggi, fra le guerre in atto, la più grave e consistente che ‘ci riguarda’ viene combattuta dal potere finanziario contro quello economico, con l’azione evanescente del potere politico – un debole e corruttibile terzo incomodo – non si può capire ciò che avviene nel mondo.

C’è dell’altro e non è ‘da nulla’: il potere finanziario poggia su un’organizzazione di stampo massonico, che si avvale delle vere e proprie ‘massonerie‘ e ‘mafie‘, come un sistema di ‘vassalli, valvassori e valvassini‘, di notabilati e notabili che costituiscono la più grave cancrena nell’ambito della società contemporanea…

Personaggi di per sé spesso molto mediocri, si fanno forti di questo assetto, di questo mutuo rapporto di favoreggiamento, che ricevere un placet dall’alto e che si comporta a livello ‘locale’ mutuando le grandi scelte della maggiore ‘testa pensante’. In pratica cerca di individuare tutte le situazioni di più ricco e facile guadagno, a volte vero e proprio lucro, altre volte cariche amministrative ed anche politiche, ma spesso anche fonti di stipendio, di posti a reddito fisso, situazioni di non licenziabilità e simili. Agli altri si cerca di non lasciare che ‘le bucce‘, oppure non resta loro che acuire la fantasia di cui i massoni e para massoni sono strutturalmente scarsissimi, creando situazioni inedite di produzione, reddito,valore aggiunto 

Tutto ciò è alla base della crisi perdurante che ha condotto la società attuale a ritmi di crescita inammissibili (Pil +0,2 o 0,3% annuo) in tempi di esponenziale progresso tecnologico, in tempi in cui tutto è un problema tranne produrre beni di consumo.

Losforzo‘ del ‘sistema malato‘ in cui viviamo è visibile nella Unione Europea, in cui l’economia non cresce che di pochissimo, ma si è tentato di centrare la decrescita, in cui l’inflazione è stata così artificialmente assottigliata (manovrando sulla politica monetaria) da condurre l’economia fin sull’orlo di una catastrofica deflazione.

E’ facile notare come, a questo fine proditorio, siano stati adoperati tutti i mezzi, incluse continue campagne mediatiche, tese, addirittura, a criticare la volontà di crescita! In ciò  si è fatto leva anche nel propugnare un laicismo spinto fino alla negazione di ogni spazio ad intuizioni escatologiche, irridendo alla stessa possibilità di coltivare una fede nella divinità dell’amore, del Dio Buono che ha fatto dell’umanità la protagonista del creato ‘visibile’, fornendole ragione, intelligenza, memoria…

Il vero scandalo attuale, il vero problema dell società civile – come abbiamo scritto altre volte – è che, a fronte dell’enorme capacità produttiva non corrisponda un benessere diffuso. Al contrario c’è chi addirittura ‘strombazza’ mediaticamente la ‘morte del welfare’. Una prospettiva di una improbabilità obiettiva di proporzioni addirittura cosmiche. Si attribuisce anche al ‘miracolo economico’ degli anni 60-90 la qualità negativa di un ‘mera illusione’ basata sul debito. Peggio: ciò con riferimento al debito dello stato che con l’economia ha un rapporto funzionale assolutamente relativo.

Questo è unfantasma‘, un funereo ‘castello di carte‘ che non ha relazione con la grande capacità del sistema produttivo. Notiamo, infatti, che il tenore medio di vita – dimostrando la intrinseca resistenza al platino dell’economia di mercato – risente relativamente dei ‘tragici dati’ forniti dai media sulla crisi in atto. E’ facile notare inoltre che l’eredità materiale degli ‘anni del boom‘ è ancora materializzata da risultati visibili e dal meno visibile capitale costituito da quella grande esperienza lavorativa. Da quella grande produzione di beni che sono ancora ‘strumenti’, fisici e ideali, del presente e del futuro.

Germano Scargiali

 

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