Auto elettriche: davvero siamo pronti?

Uno dei modelli Tesla su strada. L’auto è costruuita dalla fabbrica americana dell’intraprendente imprenditore Elon Musk. E’ divenuto in breve uno degli uomini più ricchi del mondo. Progetta viaggi e sfruttamento di risorse sul pianeta Marte.

Di poer sé l’autoneletytrica non è una novità… Il primo veicolo a trazione elettrica venne presentato a Parigi nel 1867. Grazie all’intuizione dell’italiano Alessandro Volta, i ricercatori francesi, dopo anni di esperimenti, misero a punto dei generatori utilizzabili al di fuori dei laboratori, nella vita quotidiana. Due invenzioni che per le loro doti di energia e praticità sono tutt’ora prodotte in miliardi di pezzi: l’accumulatore elettrico di Planté e le pile di Leclanché. La prima carrozza elettrica venne realizzata da Robert Anderson, mentre il primo prototipo di auto elettrica fu realizzato da Thomas Parker nel 1884 (ricodiamo affettuosamente la ‘vecchia elettrica’ di Nonna Papera, ndr).

L'autoelettrica italiana di Carli e Boggio.
Ardita e persino vezzosa questa signora, allo scadere del 1800, si rifornisce già di corrente alla ‘colonnina’..

In Italia è stato il conte Giuseppe Carli di Castelnuovo Garfagnana, insieme all’ingegner Francesco Boggio, nel 1801 a realizzare la prima auto elettrica. Oggi l’offerta di auto elettriche riguarda praticamente tutte le case automobilistiche.

Il funzionamento

Ma come funziona il motore elettrico? Il motore elettrico per auto utilizza l’energia elettrica accumulata dalla batteria trasformandola nell’energia meccanica necessaria a far muovere la vettura. L’energia elettrica accumulata dalla batteria viene trasferita al motore elettrico grazie all’inverter. Questo dispositivo trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore (ciò comporta una perdita di potenza, ndr).

In fase di rilascio dell’acceleratore, lo stesso motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria; analoga funzione si attiva in fase di frenata.

Attualmente, quasi tutte le auto elettriche sono equipaggiate con batterie al litio. Le case costruttrici dichiarano un’autonomia che varia da 200 a 400 Km, ma ovviamente questa può variare in base allo stile di guida adottato dal conducente.

Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate. La maggior parte delle auto elettriche possono essere ricaricate all’80% della loro capacità in 30 minuti. Si possono ricaricare in corrente alternata AC e in corrente continua DC con potenze di ricarica superiore (la corrente continua non è attualmente disponibile in rete, ndr).

Oltre ad utilizzare la propria rete domestica, quando materialmente possibile, i possessori di vetture elettriche possono usufruire delle stazioni di ricarica sparse sul territorio nazionale ed europeo.

Quanto costa un pieno di energia? Se consideriamo un’auto elettrica cosiddetta media come la Renault Zoe del costo di Euro 25.900 con una batteria da 41 kWh riusciremo ad avere un’autonomia di 380 km con un pieno di energia di 16,40 euro e un costo/km di 0,043 euro.

Raffrontando questo esempio con il top di gamma della Tesla, la Model S – vettura della casa di Elon Musk – al prezzo di listino di euro 80.790 scopriremo un’autonomia di 600 km con un pieno da 40 euro ed un consumo di circa 0,067 euro a km.

 

Quanto durano le batterie? Con la tecnologia di oggi una normale batteria per autotrazione al litio dura circa 8 anni e a seconda del modello di auto con un massimo di percorrenza dai 100.000 ai 300.000 km.

Considerato l‘alto costo delle batterie, le case produttrici offrono ai propri clienti due alternative: noleggiare la batteria: si pagherà una rata mensile per utilizzare la batteria. Se dovessero esserci problemi si potrà sostituirla senza alcun costo aggiuntivo. Acquistare la batteria: per un costo che va dai 3000 ai 10.000 euro si potrà comprare la batteria senza però godere della sostituzione gratuita qualora non sia più in garanzia. Infine per quanto riguarda lo smaltimento della batteria, quella al litio in particolare, attualmente avviene in due modi: recupero delle sostanze contenute nelle batterie (esistono dei centri di smaltimento appositi in cui vengono recuperati nichel o cobalto presenti nelle batterie); riutilizzo delle batterie scariche che vengono destinate ad alimentare i lampioni stradali, elettrodomestici o per immagazzinare l’energia dei pannelli solari. A fine 2020, secondo gli ultimi dati dell’EAFO (European Alternative Fuel Observatory), si registrano 13.176 punti di ricarica installati nel nostro Paese (di fatto, non sono certo ‘frequentissimi’. A fine 2019 i distributori di carburante erano quasi 24 mila, mentre – per quel che ci risulta – le colonnine elettriche sono introvabili fuori città).

La maggior parte dei sistemi è pubblico, oltre il 70%, mentre il restante è composto da impianti privati aperti all’utilizzo pubblico. Nel dettaglio si rileva una concentrazione di impianti nel Nord Italia (Lombardia con circa 2400 punti di ricarica) seguita da Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto, mentre nel Mezzogiorno è la Sicilia la prima Regione del Sud Italia, in grado di precedere la Puglia, la Sardegna, la Calabria e la Campania per numero di colonnine installate.

Franco La Valva

 

Top10 2021 ed incentivi del governo a cura del magazine “Automobile.it”

https://youtu.be/GSsIaByCFN4  

https://youtu.be/BjFnW_LEnFE

 

Nota

Anche se, con ogni probabilità, l’auto elettrica sarà l’auto del futuro, è presto per dire – come avviene – che l’uso di auto elettriche faccia parte di un ‘piano di efficientamento energetico ed ecologico’.

Di fatto l’energia elettrica viene ancora prodotta in gran dalle centrali ‘termoelettriche’ a petrolio o gas naturale. Durante il trasporto fino alla colonnina parte dell’energia v inevitabilmente dispersa. Quindi di fatto, a livello di atmosfera le auto elettriche sono ancora più inquinanti.

Un beneficio possono trarne certamente le città a clima continentale, cioè lontano dal mare, dai laghi, dai monti. Laddove il tasso d’inquinamento (Milano, Madrid…), quando non piova per più giorni, è realmente elevato.

Ogni progresso – tuttavia – va alimentato e seguito con interesse. Significativo è che – come dice l’articolo – le auto elettriche, pur con pochissima autonomia fecero parte della storia dell’automobile. Nei primi tempi dell’autotrazione si sperimentò molto al riguardo. Dopo l’avvento della macchina a vapore – che suscitò spavento perché già sostituiva la mano d’opera e provocò grossi timori per la disoccupazione e …la fame operaia – giunsero sulla scena il motore a scoppio e il Diesel. Da qui prese le mosse il grosso della Rivoluzione industriale, con il tanto progresso e il benessere che ha comportato, pur con qualche indubbio problema da risolvere.

Adesso è imminente l’utilizzo dell’Idrogeno che produce energia elettrica senza esplodere e – quindi – senza generare CO2. Lo stesso avverrebbe con il nucleare che, pur approvato a Kioto, non è utilizzato d paesi come l’Italia per timori non tutti fondati.

La quantità d’energia che serve alla vita moderna, alla produzione ed ai trasporti è di migliaia di megawatt. Ma fatto uguale a 100 i fabbisogno, sarebbe meglio averne 200. (G. Scargiali)

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