Federalismo Europeo: il Piano Kalergi Seconda parte

PianoKalergi01Lorenzo Romano © 2021

Corrispondenza da Roma per PalermoParla

Il modello UE prevede una unica estensione geopolitica territoriale comprendente le attuali 27 nazioni sottoscrittrici del “Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”, anche se detto documento non ha subito una ratifica globale definitiva.

Se dal punto di vista geografico è una cosa fattibile, si ritiene impossibile realizzarlo almeno in tempi relativamente brevi a causa delle troppe differenze culturali tra le varie etnie europee.

Ovviamente non si parla di intenzioni le quali sembrerebbero ben consolidate, bensì di Storia, idioma parlato e scritto, usanze locali e tradizioni millenarie, risorse naturali e capacità, qualità e tipologia di prodotto finanche di tutto ciò che concerne il PIL delle singole nazioni.

L’attuale progetto UE prevede il finanziamento delle nazioni pù deboli al fine di allinearle ad avere i parametri economici sufficienti e necessari per l’accesso all’eurosystem, il tutto inquadrato con le Direttive unitarie promulgate dalla Commissione.

L’intento è buono ma è stato commesso un primo grave errore di fondo che ha condotto l’Italia a chiudere circa 160.000 Aziende agricole e a uccidere più o meno 5 milioni di bovini da latte per favorire la produzione casearia del nord Europa.
Quindi la produzione italiana fu penalizzata per equalizzare la produzione interna UE, tra l’altro è un modo fondamentalmente sbagliato di livellare la concorrenza commerciale che dovrebbe basarsi sulla qualità e sul prezzo del prodotto e non sulla quantità!
Questo modo di “strizzare” le nazioni più forti per far spazio a quelle più deboli e talvolta procedere  a “ingabbiarle” con un indebitamento catastrofico, come è accaduto con la Grecia, fa pensare a una strategia distruttiva piuttosto che a un coordinato lavoro di costruzione!
Analizzando globalmente talune singole circostanze, vi ritroviamo la lenta trasformazione della UE secondo il modello descritto nel Piano Kalergi ma con alcune derive fondamentali.
Il Piano medesimo aveva l’obiettivo di impedire le guerre intraeuropee semplicemente unificando economicamente e culturalmente le popolazioni, togliendo i confini e abolendo le tradizioni.

In questo modo si poteva arrivare ad un insieme di circa 450 milioni di individui senza alcuna ambizione; insomma un popolo incolore incapace di distinguersi e omologato, quindi facilmente gestibile.
Probabilmente il Kalergi non seppe misurare correttamente la radicata tradizione cristiana degli europei ed infatti, allorché il Presidente della Commissione fece un primo passo verso l’abolizione di alcune frasi di origine cristiana – natalizie (“Linee guida…”), il medesimo subì una violenta contestazione al punto tale che dovette ritirarsi.

In realtà tale iniziativa risulta perfettamente in linea col Piano ma include indirettamente e non esplicitamente anche l’accettazione di culture estranee che stanno letteralmente invadendo la UE, caldeggiate in almeno 30 milioni entro il 2030 da un celebre personaggio della sinistra italiana.
Quindi oltre alla distruzione delle etnie e delle loro specifiche culture, viene proposta anche una miscelazione con gente aliena la quale, però, non si integrerà mai nel sogno Kalergi ma si sovrapporrà all’esitente fino a diventarne l’ etnia dominante la quale – come si sa – è di cultura totalitaria oscurantista, ovvero  anch’essa facilmente gestibile ma con metodi poco raccomandabili (l’esempio afghano fa testo)…
Nella terza parte di questo lungo articolo, si cercherà d’individuare il probabile punto di arrivo della UE previsto per il prossimo decennio.

(continua)

Concordando con quanto esposto dal nostro corrispondente da Roma, Lorenzo Romano, il Piano Kalergi, come tanti altri piani similari, ha il difetto di voler calare dall’alto, e imporre artificiosamente, alle nazioni soluzioni e impostazioni che andrebbero invece supportate e condivise dai popoli medesimi.

In poche parole, si tratta sempre di dittature con la verniciatura di democrazie che, come tutto ciò che è imposto dall’alto, alla prova dei fatti poi non funzionano, ma nel frattempo producono molti mali.

Abbattere i bovini, strappare le viti, impedire ai pescatori di pescare sono state tutte decisioni della Ue sostanzialmente immotivate, oltre che penalizzanti per il nostro paese, ma vantaggiose per altri (vedi le quote tonno limitate all’Italia e la pesca dei medesimi effettuata, invece, addirittura da paesi extraeuropei).

Se oggi i cittadini europei sono in gran parte fortemente scettici verso questa istituzione i motivi certamente ci saranno.

Ma le riforme sono necessarie – dirà qualcuno – a consentire e accelerare lo sviluppo globale.   

Questo è certamente un argomento valido, ma anche qui le scelte della Ue non sembrano vincenti.

Lo sviluppo globale, ad esempio, ha bisogno di grandi quantità di energia, di trasporti veloci ed efficienti, di connessioni internet.

Ma la politica europea ha saputo dare risposte adeguate? Sul primo punto sicuramente no, dati i recenti problemi di costi energetici…

La verità è che la Ue è nata male, in modo affrettato e condizionato dagli Stati Uniti, i quali, a loro volta, sono un paese in declino. Da troppi anni passano da una sconfitta all’altra: nel medioriente non contano più quasi niente, in Afghanistan hanno fatto la bella figura che sappiamo. Inoltre, se una volta si atteggiavano almeno a difensori dei diritti umani, ora quasi ci hanno rinunziato e pertanto non appaiono nemmeno come “i difensori della libertà”.

I loro valori reali sono, invece, disvalori materialistici: denaro, potere, successo e vengono, ormai, affermati apertamente, senza pudore.

“Valori” che, a breve, sembrano vincenti, ma poi si traducono in grandi sconfitte.

 Un grande paese come gli Usa, guidato (si fa per dire) da un presidente debole e incapace come Biden, dove potrà mai andare?

Se non ci saranno profondi cambiamenti di indirizzo e di strategie, Europa e Stati Uniti sono destinati a perdere, tanto più che la Cina e la Russia non stanno certo a guardare e sono pronte a sfruttare a proprio vantaggio ogni errore, come già si è visto nelle recenti crisi internazionali. (L.G.S.)

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