Esterno notte II Regia Marco Bellocchio Con Daniela Marra, Gabriel Montesi, Fabrizio Contri Origine Italia 2022

E’ in sala dal 9 giugno “Esterno notte II”. Degno completamento della prima parte, il film comprende gli ultimi tre episodi. Li rivedremo poi tutti, in autunno, su Rai1. Cannes ha accolto entrambi i film con “standing ovation” e 10 minuti di applausi, e in molti hanno parlato, a buon diritto, di capolavoro. L’opera infatti, di straordinaria potenza visiva e narrativa, raccontando pubblico e privato di coloro che vissero i 55 giorni tra il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, colloca Marco Bellocchio nell’Olimpo dei registi della sua generazione. Quello che, più di ogni altro, in ciascuno dei suoi  film, ha saputo descrivere momenti critici della nostra storia. Ed è comprensibile, a 19 anni da “Buongiorno, notte”, il suo bisogno di approfondire una tragica vicenda, tutt’ora irrisolta, emblematica di un’Italia impreparata ad affrontare emergenze come quella. Sostenuto da un’eccellente sceneggiatura, (scritta da lui stesso con Stefano Bises, Ludovica Rampoldi e Davide Sorino), il film riesce egregiamente a rispettare la cronologia degli eventi, lasciando tuttavia al regista, libertà di immaginare e descrivere le reazioni di chi c’era: politici, brigatisti, ecclesiastici, perfino inquietanti personaggi mandati dalla CIA, preoccupata dell’accordo appena stipulato tra Moro e Berlinguer. Il capitolo IV ribadisce l’atmosfera di quegli anni. A Roma il 21 giugno del 1977 venne gambizzato il prof. Cacciafesta, stimato docente universitario. L’anno dopo, il 16 marzo 1978,  Moro viene rapito in Via Fani, da brigatisti che non esitarono a sterminare i cinque poliziotti della scorta. E il 9 maggio, il suo cadavere viene restituito alla  famiglia, nella Renault 4 rossa, posteggiata a metà strada tra la sede della DC e quella del Partito Comunista. Furono giorni che sconvolsero il Paese, tra depistaggi, comunicati e telefonate delle Brigate Rosse, con l’ultimo accorato appello dell’amico Paolo VI, mentre gli “amici” della DC, tra cui il pupillo Benigno Zaccagnini, rifiutavano ogni contatto coi brigatisti per “tutelare la sua dignità”, ritenendolo pazzo o drogato perché continuava a chiedere il patteggiamento. Ma dopotutto – si giustificavano – il probabile martirio lo riscattava da simili sospetti, e giovava alla salute del partito. Nel capitolo seguente l’attenzione si sposta sui brigatisti, ancora incerti sul da farsi. Tra loro spicca Adriana Faranda che, in contrasto con il compagno Valerio Morucci,  ne ritiene più utile la liberazione, e piange sul sacrificio delle 5 guardie del corpo, innocenti padri di famiglia. Dovrà comunque piegarsi al volere dei più. E dopo la cattura e il processo che li condanna entrambi, prenderà con lui, le distanze dal movimento. L’analisi di Bellocchio è chiaramente politica, ma soprattutto umana. Cosa accade nella coscienza di chi c’era? Cossiga sogna la sua liberazione, e al risveglio ripiomba nell’angoscia. Paolo VI, che morirà pochi giorni dopo di lui, lo sogna gravato di una croce, in procinto di affrontare il suo calvario. E il racconto, come  spesso accade nei film del maestro, sconfina nel surreale. Si chiude con un doppio finale: quello che poteva accadere, e quello che veramente accadde. Della bravura degli interpreti, nessuno escluso, si è già detto, privilegiando però Toni Servillo, un sensibile e accorato Paolo VI, e Fabrizio Gifuni, un Aldo Moro incomparabile. Straordinaria qui anche  Margherita Buy, che nel ruolo di Eleonora Moro, è ora protagonista. Sollecitata dalle lettere del marito, ne difende coraggiosamente la dignità e il diritto alla vita. Accusa apertamente gli amici/nemici, tra cui l’ambiguo  Andreotti, poi sceglie il riserbo, con la sua famiglia, e chiede il silenzio delle istituzioni. Magnifico il finale. Il processo è finito e il  prigioniero  si confessa col sacerdote chiamato dai sui carcerieri. Il colloquio è umanissimo, toccante “Se dopo ci fosse luce sarebbe bello” – la speranza malgrado il dubbio – ma  anche l’odio incondizionato per chi lo ha tradito, e il legittimo desiderio di essere risparmiato, per smascherarli, e prenderne le distanze.

Eliana L. Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

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