Già viste anche le opere prime o seconde 4 e 5. Si chiude sabato con Boiling Point. La quarta è ancora un film italiano, LE VOCI SOLE di Andrea Drusa e Marco Scotuzzi, su un argomento molto attuale, che ci riserva una piacevole sorpresa. Uno dei due protagonisti è Giovanni Storti, che qui interpreta un ruolo drammatico e se la cava molto bene. Accanto a lui una magnifica professionista, Alessandra Faiella. Nel film sono Rita e Giovanni, marito e moglie costretti a separarsi a causa della pandemia che ha dato batoste a molte aziende. Quella dove lui lavorava ha chiuso e ha dovuto accettare il pesante lavoro in una fonderia della lontana Polonia. Ma a cambiare le cose ci pensa il figlio (Davide Calgaro) che crede nel potere dei social, dove chi ha qualcosa da proporre può diventare un influencer con un crescente numero di followers e notevoli guadagni. Specie quando la popolarità induce varie aziende a regalare loro campioni di prodotti, e cospicue somme di denaro, a fronte di un’abile pubblicità. Ma il marito è molto scettico, preoccupato, e per di più il suo lavoro è pesante e gli lascia pochissimo tempo libero. Ma Rita è disinvolta, diventa un casalinga di successo che consiglia gustose ricette o i giusti metodi per curare la casa, mentre Giovanni è visto come un pesante ostacolo, un inutile fardello. Lei raccoglie consensi, lui invece riceve una valanga di “voci sole” che lo sommergono di insulti. Invano il figlio gli dice di non farci caso. Vanno ignorate. Non entriamo nei dettagli del finale, nel quale Rita difende malamente il marito da un’accusa davvero pesante. E questa volta è lei che viene svergognata, il fragile castello crolla. I due autori, in conferenza stampa, hanno rivelato di avere già realizzato numerosi corti, volti a comprendere i pro e i contro di simili avventure, ed i pericoli di cedere alle sirene del web. Divertente apprendere che le location, teoricamente lontanissime, erano a pochi passi di distanza. E la fonderia non è affatto in Polonia, ma nei pressi di Milano. Quanto a Giovanni, interrogato sul futuro del trio, ha detto che si è concesso solo una vacanza, come del resto ha fatto anche Aldo Baglio. Consapevoli della durezza dell’insieme, i due registi optano per un lieto fine. Giovanni ha appreso che è facile trasferirsi in Marocco, dove il lavoro c’è e fa caldo, mentre in Polonia si muore di freddo. Ci andrà con tutta la famiglia. Ci sarà anche la televisione? Il risultato è interessante, il film di buon livello (uscirà per tre giorni ai primi di luglio). Di ben altra stoffa e qualità il penultimo film in concorso. Ma ne parliamo domani, assieme all’ultimo. E intanto vale la pena prendere nella dovuta considerazione anche i film fuori concorso, proiettati al Teatro Antico con successo. Come ignorare, ad esempio TELL IT LIKE A WOMAN, di Maria Sole Tognazzi, un insieme di sette corti, girati da altrettante registe di nazioni diverse: Lucia Puenzo, Catherine Hardwicke Taraji P. Henson, Leena Yadav, Mipo O, Silvia Carobbio e Lucia Bulgheroni, brevi opere tutte al femminile. Sono donne infatti anche le interpreti, tra le quali Margherita Buy, Ann Watanabe ed Eva Longoria . Protagonista di un episodio girato in Italia, è lei la prescelta per presentare il film al Teatro Antico, dove la proiezione è stata preceduta da un mini spettacolo di musica e danza, affidato a Diane Warren e Sofia Carson.
Quest’anno poi sono tante le occasioni per apprezzare il passato, che ci ha dato tante soddisfazioni, anche sportive. Si stava meglio quando si stava peggio? Ce lo racconta, in qualche modo ITALIA 1982, UNA STORIA AZZURRA, che rievoca proprio quella strepitosa vittoria dell’Italia nei mondiali di Spagna. E se pensiamo alle recenti sconfitte della nostra Nazionale, dobbiamo ammettere che il calcio è cambiato. E non in meglio. Allora era veramente uno sport, adesso è più che altro un business. Ne hanno parlato,40 anni dopo, con intelligenza e un pizzico di autoironia, alcuni mitici campioni di quella meravigliosa avventura, che ci sono ancora, e sanno il fatto loro: Fulvio Collovati, Beppe Dossena, Franco Selvaggi e Marco Tardelli. Il presentatore ha chiesto loro come sono diventati campioni. Risposta unanime: la loro palestra era la strada, fin da piccoli. Applausi scrosciasti, il calcio – si sa – in Italia è una malattia collettiva. E Infine il lancio dal palcoscenico, di alcuni variopinti palloni, con le loro firme. Beato chi è riuscito ad afferrarne uno! E’ doveroso tuttavia saperne di più della genesi del film e di chi lo ha diretto. Incredibile! La regia è di una donna, Coralla Ciccolini. Il suo film, ci tiene a dirlo, non è il mero assemblaggio di sequenze già viste e riviste. Lei si è procurata immagini diverse, raccolte in varie nazioni che hanno seguito l’evento. Il risultato è davvero interessante. E si spera che il documentario faccia il giro delle sale. Sarebbe un toccasana per chi le tiene ancora aperte, con grande sacrificio.
Altra serata di successo per motivi diversi, quella in cui si è proiettato MINIONS 2 – COME GRU DIVENTA CATTIVISSIMO, di Kyle Balda, per la gioia dei numerosi bambini, accompagnati dai genitori al Teatro Antico. Come al solito, si inizia con un concerto di musiche dei Beatles – ancora un pizzico di nostalgia – ma poi arriva, a sorpresa, Max Giusti, che ha rivelato di essere lui, fin dall’inizio, ad aver sempre doppiato per il pubblico italiano, il popolarissimo Gru, seguendone, miracolosamente, i cambiamenti d’età. E questa volta l’impresa non è stata facile, perché Gru qui è un dodicenne, che frequenta la scuola normalmente. E quando la prof. chiede ai suoi alunni, cosa vogliono fare da grandi, risponde, come nulla fosse: “Voglio diventare cattivissimo”! E poco dopo, assieme ai suoi parenti, ne dà prova in un cinema dove si proietta LO SQUALO. Che dire del moderno cartone animato? Si apprezza l‘abilità degli innumerevoli disegnatori e animatori. Ma il ritmo è frenetico, stancante. Lo ha prodotto la Illumination Entertainment, distribuisce Universal. Ma vuoi mettere i bei cartoon di un tempo, come quelli della Pixar?
Eliana L. Napoli








