“Il mondo al contrario” ovvero il mondo della maggioranza degli italiani



“The bird is freed”  disse qualche mese fa Elon Mask annunciando l’abolizione della censura su Twitter e con questo mettendo in subbuglio i media occidentali. Il re è nudo, è scoppiata la verità diciamo noi dopo l’uscita de “Il mondo al contrario”, il libro del generale Roberto Vannacci. E’ bastato un semplice volume, una raccolta di osservazioni spontanee scritte in modo semplice e schietto, ma accurato sul clima culturale e mediatico che indirizza e controlla la società occidentale, ed italiana in particolare, per mettere in subbuglio il mondo mediatico e politico. Un libro autoprodotto che nelle sue pagine riporta un clima che stride in modo netto con il modo di sentire della maggioranza degli italiani. Invero la voce del generale non è stata isolata in passato.  In questi anni altri hanno scritto sul tema. Potremmo citare, ad esempio, in Italia Marcello Veneziani, Francesco Alberoni, Paolo Crepet, Massimo Introvigne e Luca Ricolfi con il “Manifesto del libero pensiero”, ma spesso i temi erano generali, affrontati in modo scolastico e non si era ancora arrivati alle elezioni del 25 settembre 2022 che hanno dato un chiaro e forte segnale da parte dell’elettorato. 

E se i DEM statunitensi hanno fornito le basi per l’ideologia woke che dà la stura al politically correct ed alla cancel culture è l’Unione Europea che, come accade ormai da decenni, ha svolto e continua a svolgere la parte dello scolaretto attento e giudizioso. Ha così codificato ed istituzionalizzato una miriade di norme ed atti che, essendo ormai l’Italia a sovranità limitata, imbriglia tutta la nostra società. Ultimo atto è il Digital Service Act che, dal 25 agosto 2023, ha messo sotto controllo tutte le 19 grandi piattaforme digitali. Dominano le seguenti parole: minoranze, antidiscriminazione, diversità culturale, inclusione, sostenibile, condizioni offensive e stigmatizzanti, linguaggio, condizionalità, carte, atti, standard di tutela. Per carità tutte belle parole, ma esiste un limite a tutto e quando il limite viene superato, in nome spesso della ideologia e del tornaconto politico ai danni della maggioranza e del comune sentire, allora siamo di fronte ad un mondo al contrario.

Ma torniamo al nostro Vannacci. Un generale dall’impeccabile curriculum e poi della Folgore! Si sono scatenati tutti i media, la maggior parte gridando allo scandalo.  Così è accaduto che chi per passione, per insofferenza o, semplicemente, per curiosità ha acquistato il volume che velocemente si è portato in cima alle vendite. Un successo editoriale incredibile. Ma, comunque, era giusto leggerlo prima di commentarlo. E così abbiamo fatto noi. 

Lo abbiamo trovato un libro chiaro ed accessibile a tutti. Contemporaneo e rivolto al quotidiano, all’uomo della strada, al comune cittadino/lavoratore che, pur essendo comune, non è ignorante o privo di socialità e sentimento, anzi rappresenta la media degli italiani. E non è intriso di quello steccato ideologico e semantico che vorrebbe controllare in modo sempre più stringente e pervasivo tutta la nostra società. Un testo che, pur esprimendo concetti semplici e noti, fa riferimento a tante note bibliografiche ed a dati statistici aggiornati che l’autore giustamente insiste nel voler rappresentare. 

Eh sì, perché, se accettiamo le regole democratiche e giustamente permettiamo che tutte le ideologie e soluzioni politiche compatibilmente con il nostro benessere sociale abbiano la dignità di essere espresse e perseguite, dobbiamo fare riferimento alla nostra tradizione ed all’opinione corrente, cioè al comune sentire, in altre parole al sentimento degli italiani. Ma come fare a conoscerlo si chiede Vannacci in modo reale? Per questo occorre fare riferimento ad alcune ben precise procedure metodologiche che, al contrario di scienze come la matematica e la filosofia, sono essenzialmente induttive in quanto dalla osservazione dei fatti consentono di risalire alle leggi. E’ un metodo, diciamo noi, che si avvale sostanzialmente di procedimenti matematici i quali lo rendono applicabile allo studio dì qualsiasi fenomeno fisico ed, in taluni casi, anche a fenomeni del mondo psichico purché essi si rivelino empiricamente avvertibili. Ad esempio sondaggi di opinione, operazioni politiche o amministrative. La storia dell’umanità, dicevano Johnson e Glen, è la storia delle misure e comincia dal confronto tra le cose. Quindi, rilevati e confrontati i dati, si procederà alla elaborazione e rappresentazione di essi. Un insieme di dati potrà così essere sintetizzato con un unico valore medio (o medie ferme, lasche o ponderate, mode e mediane) che diventeranno l’espressione sintetica di tutti i diversi valori con i quali il fenomeno si è manifestato nella popolazione osservata

Il libro così si basa sulla osservazione di alcuni temi sensibili e su ciò che, su basi semplicemente statistiche,  è ancora il comune sentire della popolazione italiana e che una certa narrazione vorrebbe far apparire per interessi vari diversa. Ciò al fine di influenzare l’evoluzione politica, culturale e sociale della nostra società.  Le minoranze esistono e vanno tutelate, ma non possono artificiosamente sostituirsi e dettare il comportamento e l’evoluzione della società a meno di un confronto onesto e rispettoso con il comune sentire frutto di centinaia di anni di storia ed impegno dei popoli. Sempre nell’ottica di un confronto tra diritti e doveri poichè non esiste diritto se prima non si ottempera il dovere. 

E’ questo, a nostro parere, il tema conduttore del libro.

Nel libro sono così trattati, in successione, i principali temi della nostra società: il buonsenso, l’ambientalismo, l’energia, la società multiculturale e multietnica, la sicurezza e la legittima difesa, la casa, la famiglia, la patria, il pianeta LGBT, le tasse, l’animalismo, la nuova città. Temi e valori che ripetiamo, alla luce delle condizioni geopolitiche nazionali ed internazionali, non sono più banalmente semplici e modificabili, ma ricchi di tradizione e di storia. Manca forse il capitolo sulle tante guerre in corso a cui l’Italia in modo diretto od indiretto partecipa, ma certamente comprendiamo che sarebbe stato fin troppo compromettente esprimersi su tali temi da parte di un militare. Secondo la nostra sensibilità noi vorremmo cancellare quelle basate su lotte geopolitiche e affaristiche che inquinano la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli. 

Siamo così giunti alla conclusione che il libro di Vannacci non è eversivo, né razzista, nè tantomeno omofobo. E la nostra Costituzione non è affatto in pericolo. I pericoli si affannano a dichiararli giornaloni, talk show ed ampi apparati dello Stato garanti di precedenti governi che vorrebbero riproporre tragiche ideologie bocciate dalla storia mascherandole nel pensiero unico mondial-buonista di una certa “elite” presuntuosa e vanagloriosa. 

Il libro diviene così un manifesto del sentimento italiano, uno spaccato della nostra millenaria storia e cultura che vorrebbe veder continuata e non rinnegata per il bene e la salvezza dei valori dell’Occidente e dell’Italia. 

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