Centro Studi Giuseppe La Loggia e Fondazione Sicilia: “Perché è un’opera da fare”
Le polemiche sul Ponte sullo Stretto ormai da anni scorrono a fiumi, inondando i social e i media con flusso continuo senza pausa o interruzione alcuna, né più né meno dell’acqua che passa imperterrita tra le due sponde dello Stretto, incurante di quanto si stia parlando del suo futuro attraversamento.
Ne chiediamo un parere a Enrico La Loggia, ministro per gli affari regionali nel secondo e terzo governo Berlusconi, nonché figlio del presidente della regione siciliana Giuseppe e nipote del suo omonimo nonno, Enrico, sottosegretario alle Finanze del governo Facta (1921).
“Onorevole La Loggia – chiediamo noi – allora: ma questo ponte s’ha da fare?”
“Mi permetta di ricordare, prima di entrare in argomento, che il progetto del ponte sullo Stretto di Messina era stato ideato già da mio nonno Enrico negli anni ’20 del secolo scorso. La tecnologia, però, allora, non aveva ancora raggiunto i livelli attuali e l’opera presentava non poche difficoltà, oggi, invece, superabili”.
Se la tecnologia riesce a superare le difficoltà tecniche della costruzione, non si può, però, dire altrettanto riguardo a certe ideologie che si pongono, invece, in aperta contrapposizione con la realizzazione dell’opera…
“Un ostacolo, infatti, che si frappone al Ponte sullo Stretto, è rappresentato da due categorie: quella di certi ambientalisti e quella dei ‘benaltristi’. Ad esempio, i primi, invocando la tutela di alcune specie di volatili, si opporrebbero al ponte perché ne danneggerebbe l’habitat, i secondi, invece, ritengono che ben altre sarebbero le opere da portare avanti in Sicilia. Non sembrano, però, a ben guardare, solidi argomenti né l’uno né l’altro. Inoltre, la platea degli ambientalisti non è affatto unanime: tra questi, infatti, non sono pochi a sottolineare i vantaggi che sarebbero prodotti da una vasta area finalmente liberata da anidride carbonica e da altre sostanze tossiche. Basti pensare al danno creato ogni giorno da code infinite di tir e veicoli nella zona intorno alle due aree metropolitane dello Stretto. Del resto, oltre all’ambientalismo più estremo e ideologicamente ostile a qualsiasi opera umana, ne esiste anche un altro che sa vedere gli aspetti positivi del progresso tecnologico”.
Parliamo adesso dei risvolti positivi dell’opera.
“I numeri sono veramente significativi. Per l’occupazione si parla di 50000 occupati e, in quanto alle ricadute sul turismo, si potrebbero avere circa 10 milioni di visitatori. Il ponte, poi, fa da traino anche al trasporto intermodale, alle ferrovie, alla rete autostradale: è un’opera strategica che collega Berlino con Palermo, ma in realtà è molto di più, un volano per l’economia italiana, ma anche europea”.
E dopo tanti ostacoli, ne vedremo ancora degli altri?
“Ormai si aspetta solo il via libera definitivo che arriverà entro marzo e si avrà finalmente la posa della prima pietra”.
Lydia Gaziano Scargiali








