E dopo, quale futuro per la Chiesa?
Le condizioni di salute di Jorge Mario Bergoglio restano gravi. In tanti gli auguriamo di superare questa crisi, ma nel contempo ci chiediamo (e non ci sembra sia una colpa) chi verrà dopo di lui.
Al popolo che lo ama (e ne ha i suoi motivi) vogliamo, però, chiedere se chi ha l’onore e l’onere di sedere sullo scranno più alto della Chiesa non abbia anche il compito di unire piuttosto che dividere il popolo dei fedeli.
Infatti, ai suoi estimatori vorremmo sommessamente porre alcune domande:
“La Chiesa di Roma, oggi, è più forte o più debole di un decennio fa? Le chiese quanto sono frequentate? Quanti e quali sacramenti vengono amministrati?”
Al capo della cattolicità non si chiede, infatti, di essere un divo mediatico, ma, piuttosto, un pastore di uomini e i numeri dei frequentatori di chiese non sono affatto confortanti. Quando i media strombazzano, allineati in coro, esaltando un personaggio di spicco c’è sempre da stare in allerta: fidarsi dei media è un po’ come fidarsi del gatto e la volpe di collodiana memoria. Infatti piaci ai media solo se sei uniformato al deep state, ma un papa non dovrebbe, piuttosto, puntare a piacere a Dio? Solo che così scontenterebbe “il mondo che conta” su questa terra come, ad esempio, la finanza con tutto il suo armamentario pseudoculturale di immigrazionismo selvaggio, ecologismo alla Greta Thumberg, wockismo e genderismo privi di qualsiasi base scientifica…
Stiamo parlando di quello stesso potere che, di fatto, precluse a papa Ratzinger la gestione delle finanze vaticane e lo costrinse, così, alle dimissioni, non spontanee, come viene solitamente raccontato, ma imposte.
C’era stato, però, qualche anno prima che queste dimissioni arrivassero, chi le aveva pronosticate, correndovi al riparo: Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Ratzinger erano, infatti, pronti da decenni alla grande apostasia e avevano già tracciato la strada per risolvere la situazione.
“Sapevano che il papa, in futuro, sarebbe stato costretto a “rompere il vetro e tirare la leva rossa” del piano di emergenza della sede impedita, già preparato con l’edizione del diritto canonico del 1983, dove compare quella distinzione munus/ministerium di cui tanto si è parlato. Il papa polacco fece, inoltre, edificare apposta, nei primi anni ’90, il monastero Mater Ecclesiae in modo che il papa impedito potesse rimanere nella sede, ed evitò di dare indicazioni precise circa l’annullamento dell’anello piscatorio” (dal blog di Andrea Cionci).
Si può, perciò, tranquillamente parlare, in questo caso, di “sede impedita” e non vacante, cioè le dimissioni di un papa, per essere valide, non devono essere imposte dall’esterno e papa Benedetto XVI, del resto, non ha, poi, di fatto, mai smesso di abitare in Vaticano, né di indossare l’abito bianco da pontefice o di inviare documenti e pubblicazioni a sua firma.
L’attuale vicenda, poi, che coinvolge Jorge Mario Bergoglio, se si ripercorre la storia della Chiesa e del papato, non risulta affatto nuova. Gli scismi e le lotte tra più papi, non solo due, ma a volte anche tre, infatti, hanno funestato per secoli la cattolicità e provocato danni molto gravi. Dietro tante elezioni e reciproche delegittimazioni, in realtà, si nascondevano agguerrite fazioni politiche desiderose di occupare lo scranno più alto del potere cattolico, potere che, non va dimenticato, riveste da sempre una grande importanza non solo dal punto di vista spirituale, ma anche politico.
Se le lotte per il potere terreno ci sono sempre state, è pure vero che non sono certo neppure mancati i movimenti religiosi desiderosi di riportare la Chiesa alla sua originaria purezza e agli insegnamenti evangelici di Gesù.
La storia della Chiesa non ha, purtroppo, un tracciato sempre limpido e privo di ombre, ma la sua è anche una storia di santi, di martiri e di eroi della quotidianità. Della Chiesa, infatti, fa parte tutta la comunità dei fedeli e non solo, come a torto molti credono, il solo clero, di cui il papa è il capo, ma anche il servo.
E veniamo al punto.
Un papa, qualsiasi papa venga eletto a tale gravoso incarico, è tenuto, innanzi tutto, ad accogliere e a rispettare il “depositum fidei”. Non può mai, in nessun caso, distaccarsene perché, altrimenti, diventerebbe immediatamente eretico e non occorrerebbe neppure una dichiarazione di decadenza da parte di un organismo ecclesiastico per considerarlo decaduto dalla carica. I cambiamenti nella Chiesa possono, invece, riguardare altri aspetti, altri ambiti della dottrina, ma non i dogmi.
Secondo Monsignor Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico a Washington, ma poi scomunicato da Bergoglio, ci sarebbe stato, invece, un “vizio di consenso”, cioè: alla sua risposta affermativa alla domanda del cardinale decano se accettava l’elezione a papa, sarebbe mancato il pieno consenso a ciò che tale elezione in effetti comporta, cioè la piena e totale adesione al depositum fidei. In altre parole, i cardinali in conclave lo avrebbero votato senza, però, conoscerne le reali intenzioni. Ma in che cosa consiste il depositum fidei?
Il papa deve difendere e tramandare la Chiesa di Cristo, non può, ad esempio, mettere tutte le religioni sullo stesso piano come tutte vie uguali per arrivare a Dio, perché Gesù ha detto: “Io sono la via, la verità, la vita”, non “io sono una delle vie”, per non citare, poi, nei fatti, l’omaggio reso da Bergoglio alla Pachamama, addirittura nella basilica di San Pietro.
E qui, su molti atti e affermazioni di Bergoglio, ci sarebbe molto da osservare: “Come spiegare, infatti, ai fedeli i suoi incontri, più che cordiali, con la parlamentare Emma Bonino, sostenitrice di leggi pro aborto e, in generale, di costumi molto lontani dalla morale cristiana o col giornalista Eugenio Scalfari, ateo e irriducibile avversario del cristianesimo?”
D’altro canto, non vogliamo neppure calcare la mano dando spazio a molti resoconti negativi sul suo operato sia perché non sappiamo quanto siano veritieri sia per non danneggiare l’immagine della Chiesa, che ci sta molto a cuore. Tacere, però, su quanto è avvenuto ci sembra pure un errore perché sarebbe come un nascondere la polvere sotto il tappeto, operazione che, come è noto, non gioverebbe a nessuno.
Quanto accaduto ha già sconcertato la platea dei credenti e creato, inoltre, non poche difficoltà a chi si spende e si sacrifica per diffondere i principi cristiani nel mondo. Va detto, tra l’altro, per inciso, che Bergoglio con le sue affermazioni, spesso contrastanti e contraddittorie, è riuscito a scontentare sia la destra dei cosiddetti “cattivi conservatori” (e non si capisce poi perché questi debbano essere considerati tali senza se e senza ma, se si pensa che la Chiesa cattolica è conservatrice per definizione dato che il cristianesimo è una religione rivelata), sia la sinistra dei rivoluzionari più estremisti.
Certe aperture di Bergoglio, nei confronti di singoli personaggi, laici o ecclesiastici che fossero, hanno, inoltre, provocato sgomento sia per la qualità delle persone in sé (vedi Victor Manuel Fernandez, nominato addirittura prefetto per la dottrina della fede!), sia perché accompagnate da chiusure o condanne plateali nei confronti di altri, molto apprezzati, invece, dal popolo dei fedeli, per qualità morali e dottrina. Anche gli atteggiamenti pauperistici, da tanti lodati, non sembrano veramente spontanei.
Il grande appoggio mediatico di cui gode lo ha, però, fino ad ora, salvato, ma non si sa fino a quando perché, come è noto, quando gira il vento, molte cose cambiano di conseguenza.
Come far sì, allora, che dal prossimo conclave possa uscire un papa dal forte carisma e la cui autorità sia riconosciuta veramente da tutti i fedeli?
Vogliamo, però, a questo punto, lasciare la questione agli esperti di diritto ecclesiastico, che dovranno affrontarla quando sarà il momento, se non si vorrà correre il rischio di gravi scontri e scissioni, al momento solo latenti, ma pronti a scoppiare all’improvviso.







