
Che bel cognome, come tanti patronimici, quel De Magistris. A sentir parlare il sindaco Luigi, ennesimo magistrato passato in politica (Sceso? Salito?), tanto per trasgredire il buon Montesquieu, che voleva magistratura e politica in camere separate, è come gustare il miele: tutto giusto, tutto bello, davanti alle tante Gruber dei giornali e della Tv.
Napoli è la prima, Napoli è la sola… ma quanti primati aveva già Napoli, capitale d’O sole mio, Torna a Surriento, pizza, amore e, certamente, tanta fantasia… Ci voleva l’arrivo di Salvini per far paura al grande e magnanimo ex giudice. Sì, paura, perché non si reagisce così all’arrivo di chi, pur avendo tanto parlato male del Sud, fa tanti proseliti anche scendendo giù, giù lungo gli Appennini, per un semplice atto: dice “nu cofano” di cose giuste, contrari a quel “cofano” di corbellerie che la sinistra ormai stucchevole cui si lega De Magistris racconta da anni…
Così, arrivano in piazza persino gli i cappucciati neri, Black-bloc o qualcosa di simile, i miliziani della domenica, sfacciatamente pagati, che combattono contro le cose buone e giuste: le nuove ferrovie, i ponti, le gallerie… Questo comizio non s’ha a fare, né ora né mai. Invece si fa…
Salvini parla e gliele canta tutte, com’é solito fare. Che il leghista sia la panacea di tutto è improbabile. Che De Magistris sia un napoletano con l’animo del camorrista, prestato prima alla magistratura e poi alla politica, è più verosimile e più probabile. La si pensi come si vuole…








