Buone notizie per la soddisfazione ed il piacere di tante persone che, mal consigliate, aboliscono il sesso dopo un problema cardiaco.
Il Tadalafil, farmaco usato per curare la disfunzione erettile, potrebbe rallentare la progressione e, persino, far regredire lo scompenso cardiaco (SC). È questa la novità segnalata da uno studio condotto dal Professor Andrew Trafford della Università di Manchester e pubblicato su Scientific Reports.
La somministrazione del tadalafil è stata fatta in un modello sperimentale che prevedeva come cavie le pecore che sviluppano uno scompenso cardiaco molto simile a quello umano. Il tadalafil è stato usato ad una dose simile a quella utilizzata nel trattamento della disfunzione erettile. Ciò ha procurato la regressione della malattia.
In particolar la causa fisiopatologica che porta alla dispnea (respirazione difficoltosa, affanno), e che è legata alla incapacità del cuore a rispondere all’adrenalina, è completamente scomparsa.
Il Tadalafil (Cialis nome commerciale del farmaco brended, ma esistono anche gli equivalenti), agisce in un modo simile al sildenafil (Viagra) bloccando un enzima chiamato 5-fosfodiesterasi. Ma, a differenza di quest’ultimo ha un principio attivo con un’emivita più lunga (circa 17 ore), permettendo un effetto più prolungato, stimato intorno alle 36 ore.
In USA dal maggio del 2009 il è stato anche approvato per il trattamento della ipertensione polmonare e, dall’ottobre del 2011, sempre negli USA, per il trattamento della ipertrofia prostatica benigna.
Il suo meccanismo d’azione nella disfunzione erettile, è dovuto al blocco dell’enzima fosfodiesterasi, che normalmente scompone una sostanza chiamata guanosina monofosfato ciclico che provoca il rilassamento della muscolatura del tessuto spugnoso (corpi cavernosi), consentendo l’afflusso di sangue che produce l’erezione.
Invero all’origine questa categoria di farmaci venne studiata con l’indicazione al trattamento della angina pectoris, anche se poi vennero utilizzati nella disfunzione erettile quando ci si accorse che possedevano questa inaspettata azione.
Ma l’efficacia dei farmaci che agiscono sulla fosfodiesterasi, come il famoso Viagra, non si ferma qui.
Infatti sia uno studio condotto a Manchester (D. P. Andersoon et al., Heart) che l’Heart Protection Study (R. Collins et al., The Lancet) hanno trovato nei soggetti che assumevano il Viagra e che erano ad alto rischio di malattia coronarica rispettivamente il 38% di riduzione di un altro infarto ed una riduzione di mortalità da 5 a 6 volte maggiore rispetto a quelli che assumevano statine.
Lo scompenso cardiaco (SC) è una sindrome clinica complessa caratterizzata dall’incapacità del cuore di assolvere alla normale funzione contrattile di pompa e di soddisfare il corretto apporto di sangue a tutti gli organi. Esso si sviluppa, in genere, in seguito a una lesione muscolare cardiaca come, ad esempio, un inferto del miocardio, ad un’eccessiva sollecitazione cardiaca dovuta a un’ipertensione arteriosa non trattata o in conseguenza a una disfunzione valvolare cronica.
In Italia circa il 5% della popolazione, in conseguenza a un infarto generale (3.000.000 di individui) è affetto da SC conclamato o asintomatico.
L’età costituisce una condizione di rischio molto importante.
l’incidenza infatti rimane bassa nelle persone tra i 40 e i 50 anni, mentre sale fino al 10% nei soggetti con età superiore a 75 anni. La sua mortalità a 5 anni è del 50% maggiore perfino di diversi tipi di cancro.
Chi ne è affetto, se non ben curato, entra ed esce ripetutamente dagli ospedali con grave disaggio per sé e grande dispendio economico per il SSN.
La cardiopatia ischemica (infarto, angina miocardica) è poi la principale causa di morte in Italia, responsabile di circa il 28-35% dei decessi cardiovascolari, con 70.000-80.000 morti annui.
Perché allora questi farmaci non sono stati studiati nella prevenzione e terapia delle malattie cardiache?
il motivo sarebbe fondamentalmente economico.
La scoperta delle statine utili a ridurre il colesterolo LDL (cattivo) ha dominato negli anni poiché le aziende produttrici e chi nell’ambito medico e congressuale faceva da riferimento, hanno voluto perseguire l’ipotesi lipidica, molto vantaggiosa economicamente.
Adesso potrebbe esserci una rivalutazione alla vecchia indicazione di questi farmaci sia per l’angina pectoris che per lo scompenso cardiaco.
Secondo uno studio condotto a Manchester parrebbe che lo scompenso cardiaco causerebbe un’alterazione della cascata enzimatica legata al meccanismo d’azione dell’adrenalina che il taldalafil riattiverebbe sia regolando la risposta dei tessuti ad alcuni ormoni come l’adrenalina che restaurando la struttura tubulare trasversa delle fibre. Ciò migliorerebbe la risposta contrattile e la frequenza cardiaca alla stimolazione catecolaminica ed inibirebbe il tanto temuto rimodellamento inverso del post infarto.
Un meccanismo nuovo con un farmaco antico. Ulteriori studi sono già stati programmati dai ricercatori che si mostrano fiduciosi di risultati positivi.
Si raccomanda, comunque, di non utilizzare i farmaci indicati nell’articolo senza aver prima consultato il proprio medico per possibili effetti collaterali ed interazioni con altri fermaci che potrebbero insorgere.
di Guido Francesco Guida








