Giornali contro web: la carta stampata la salva il crowdfunding?

Un’immagine cara per molti anni che appartiene al passato?

La carta stampata è in crisi da tempo. Occorrono nuove idee e opportunità. Tali soluzioni restano però facilmente nei sogni e nei desideri di tanti giornalisti, spesso giovani freelance, che non trovano un sistema di lavoro adeguato che possa garantir loro un’adeguata tranquillità sociale ed intellettuale. In altri termini la possibilità di esercitare libertà di pensiero, d’azione e capacità di crescere professionalmente e culturalmente. La Rete sembra una delle soluzioni per far fronte, quanto meno, al problema economico.

La Domenica del Corriere fu lo specchio del costume nazionale fino al dopoguerra. In questa "recente" copertina si riconoscono, Gaber, Mina e Celentano
La Domenica del Corriere fu lo specchio del costume nazionale fino al dopoguerra. In questa “recente” copertina si riconoscono, Gaber, Mina e Celentano.  Celebri i disegnatori: per 40 anni Achille Beltrame e dal ’45 alla fine Walter Molino. Fu il settimanale del Corriere della sera, nato in concorrenza con La Tribuna illustrata che aveva similare impostazione. Vittor Pisani autore delle copertine, era un vero artista.

Oggi quasi tutte le nuove testate nascono su Internet oppure vi si trasferiscono, sia perché la Rete è divenuta il medium più frequentato, sia per riuscire ad abbattere i costi di produzione dell’informazione. Ma anche lì soffrono, perché non si è ancora trovato un modo semplice e fruttuoso che possa garantire una remunerazione adeguata alle esigenze di un corpo redazionale.

D’altro canto i dati relativi al mercato pubblicitario, che è tutt’oggi la maggior fonte di sostentamento per i giornali, ci dicono che gli investimenti negli anni (tra il 2015 ed il 2016) pur mostrando una modesta crescita (7.4 a 7.8 miliardi di €) confermano un trend ridistributivo, già presente negli scorsi anni, che non consente di raggiungere una operatività serena e, soprattutto, diffusa. Infatti a fronte di una stabile prevalenza del settore TV (50%) è presente un trend positivo per Internet (30%), fruito prevalentemente da mobile (apprezzati video advertising), ed una riduzione degli investimenti per la carta stampata (dal 17 al 15%).

A questo si aggiungono le concentrazioni di capitale e gestionali ed il fatto che gli editori puri sono quasi scomparsi sostituiti da gruppi frutto di commistioni di interessi economici e politici carichi di conflitti d’interesse che indirizzano e condizionano ogni, pur buona, volontà e principio etico.

Tutto comporta, nel pratico, un decadimento della qualità di scrittura, sia per motivi economici, sia di organizzazione della scrittura stessa condizionata dalla visibilità a tutti i costi.

In altri termini i giornalisti si confrontano con una ricerca spasmodica di tecniche di visibilità (SEO) che spesso cozzano con una prosa piana, leggibile e, talvolta, affidabile e ricorrono a metodi quali il sensazionalismo, bufale, fake e copia/incolla. Ne risultano giornali fotocopia e l’accettazione di facili scorciatoie al compromesso. Ne soffrono i pochi professionisti occupati costretti ad operare – spesso sottopagati – in questo clima. Ed ancor più i freelance che, pur distinguendosi dalla folla del Web, ostinatamente fanno riferimento, spesso in solitudine, a contenuti oggettivi credibili, ma senza o con poco ritorno economico.

Un esempio di scandalismo: una copertina americana dedicata a Kate Moss non certo a fine benefico, né edificante.
Un esempio di scandalismo: una copertina americana dedicata a Kate Moss non certo a fini edificanti, ma di morbosità.

Ma torniamo al punto. Ed allora, senza volere o potersi sostituire alle Istituzioni, quali possibili proposte per riuscire a trovare risorse e soluzioni in questo panorama così frammentato e nebuloso?

È possibile creare nuovi modelli di business per il giornalismo? Il tema sembrerebbe legato, in particolare, al Free Journalism che vuole trovare spazi e riconoscimenti non solo sulla Rete, ma anche su quello che resta della carta stampata e della vecchia editoria. In altri termini come creare un nuovo rapporto tra giornalisti, editori e pubblico che possa garantire una sostenibilità economica non solo nel breve e medio-termine, ma anche nel lungo termine?

Sul punto della libertà d’azione e di pensiero, bisognerebbe inserire norme concrete ed efficaci sull’antitrust editoriale e sui conflitti d’interesse.

Sul punto delle risorse economiche una delle soluzioni possibili potrebbe essere il crowdfunding. Cioè la raccolta di fondi, spesso tramite Internet, attraverso piccoli contributi di gruppi numerosi che condividono un progetto od il medesimo interesse. In altri termini si potrebbe così creare la possibilità che il pubblico diventi editore, oltre che fonte di spunti e controparte del lavoro giornalistico.

Un pubblico/editore che liberamente avanza proposte d’interventi, di studio, di ricerca e di analisi garantendo quella democrazia diretta che da tempo è stata offuscata dal ricatto editoriale dei grandi potentati economici ed industriali. Una occasione per costruire ponti con il lettore. Ma anche nel panorama attuale ci si potrebbe chiedere perché non tentare di sviluppare progetti finanziati dalla community che siano successivamente pubblicati da testate tradizionali?

Altra soluzione potrebbe essere quella delle cooperative editoriali semplificate e defiscalizzate costituite dagli stessi giornalisti.

Mettendo così insieme uno spettro diversificato di forme di finanziamento, che non sostituisca completamente gli editori tradizionali, ma li affianchi ad altri “media partner” e agli stessi lettori che oltre a finanziare progetti possano anche proporli. Il tutto garantito è proposto dalla professionalità e competenza del giornalista.

Una commistione sinergica, insomma, tra quello che c’è e quello che potrebbe essere.  Che non rinunci a sperimentare e che soprattutto che sia praticabile. Una sana competizione, un valore aggiunto sostenibile basato sul ritorno alle fondamenta del giornalismo. Tra queste, in particolare: verità, verifica, indipendenza, rilevanza ed interesse della notizia, semplicità e fedeltà al cittadino/lettore cui viene offerta possibilità di critica e di partecipazione.

E’ una soluzione che potrebbe davvero generare un nuovo interesse non calato è condizionato dall’alto diverso dal “giornale unico”. Un giornale da e per i lettori, con tempi, interventi e risvolti occupazionali nuovi e genuini.

Guido Francesco Guida

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Un nefasto esempio di poca obiettività giornalistica: Descrivere così Trump, con tutte le colpe degli Usa, specie contro la sua "amica" Europa e sull'Africa e il Sud America è follia.
Un nefasto esempio di poca obiettività giornalistica: Descrivere così Trump, con tutte le colpe degli Usa, specie contro la sua “amica” Europa, l’Africa, il Sud America, il Giappone, è follia. Trump avversa, invece, i notabilati di Washington e Wall Street.

Giornali e riviste, newspaper, magazine, revue, review: è un mondo di carta che qualcuno vede già morto, ma altri continuano ad apprezzare ed a difendere. Non rappresentano la maggioranza, a quanto pare. Tuttavia, siamo convinti che la “carta stampata” avrà ancora lunga vita, per motivi di costume e di affezione vera e propria. La comodità e i valori tattili del libro, del giornale e del magazine la spunteranno – almeno in una certa misura – contro la forza distruttiva dei monitor, dei pc, dell’ipad o del display miniaturizzato dello smartphone. Quanto e che cosa resterà della carta stampata nel lungo termine non è dato saperlo. Tuttavia, stanno sotto i nostri occhi la sopravvivenza della radio, la nostalgia del grammofono, le varie forme di riproduzione della musica con molti mezzi, nessuno dei quali del tutto obsoleto. Fra queste simpatiche e tutto sommato utili entità giurassiche, libri e giornali non saranno i primi a soccombere… Piuttosto le soluzioni suggerite dal nostro Guido F. Guida propiziano una realtà mediatica più onesta ed obiettiva, meno condizionata dai massimi poteri… (D.)

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