Trump, il Regno Unito e la UE

E in tutto questo l’Italia politicamente dove si colloca?

Il totale schieramento del main stream, durante l’incontro tra il presidente americano e il re britannico, dalla parte del sovrano inglese, suscita più di un interrogativo, ma il primo che ci viene in mente è il seguente: ha un senso, per l’Italia, il sostegno incondizionato a un paese, la Gran Bretagna, che della UE non fa più parte da alcuni anni?

Il secondo interrogativo, poi, è: fino a che punto la Gran Bretagna può essere considerata dai paesi europei un partner affidabile?

Far parte di un consesso di nazioni dovrebbe comportare (almeno teoricamente), da parte dei suoi membri, una condivisione di diritti e di doveri. Ora, negli anni in cui la Gran Bretagna ha fatto parte della UE, questa ha goduto di vari privilegi o concessioni (a seconda di come volete chiamarli), ciononostante, non sentendosi soddisfatta delle politiche portate avanti dalla UE, decise di uscirne, ma ora, una parte dei britannici vorrebbe rientrarvi. A questo punto, però, ci sembra lecito porci una domanda: “dalla UE si entra e si esce come da un hotel con porte girevoli o chi ne fa parte deve anche rispettarne le istituzioni e dimostrare di sostenere la comunità di stati in ogni circostanza e non solo quando a qualcuno di questi risulta conveniente?”

Altrimenti viene da pensare che quel che è permesso ai britannici dovrebbe essere consentito pure agli altri paesi della UE, secondo il principio: “se mi trovo bene resto, altrimenti me ne vado”, tertium non datur.

Finora, purtroppo, tale imparzialità, nelle scelte della UE, non si è vista: il trattamento riservato ad ogni singolo stato dipende, infatti, soprattutto, dalla forza economica e dal potere che quel dato stato ha, ma così i bei principi comunitari tanto sbandierati, di fatto, non si accordano poi con le decisioni che vengono prese.

Oltre tutto, in UE, a contare non sono solo alcuni paesi in maggiore misura rispetto ad altri, ma persino paesi che non ne fanno affatto parte come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, un fatto che sta emergendo con particolare evidenza proprio in occasione dell’incontro tra i capi di stato di questi due paesi.

Oggi è di moda parlare molto di: indipendenza della UE, di rafforzamento militare della stessa e via discorrendo, tutto molto bello e condivisibile, ma la leadership europea è all’altezza di questi compiti? E, a favore o contro queste scelte, i popoli europei come si collocano?

Andando, infine, alla posizione dell’Italia questa che linea dovrebbe tenere? Europeista, cioè di allineamento ai poteri forti che in realtà comandano sull’intero continente ignorandone spesso le priorità o atlantista, confidando, così, in un sostegno americano che, però, data l’imprevedibilità trumpiana, non sembra del tutto praticabile?     

Così, scartate entrambe, non rimane che la terza possibilità, del resto in linea con la tradizione italica: cercare di andare d’accordo sia con gli Usa sia con la UE per non farsi schiacciare come un vaso di coccio tra i vasi di ferro (di manzoniana memoria).

Certamente in tanti storceranno il naso, ma questa è la realpolitik.  

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