Trump presidente: la reazione degli “sgomenti”

Ha vinto: i fans di Trump di ogni etnia esultano
Folla eterogenea sembra pregare per Trump durante lo spoglio
Folla eterogenea prega e/o sembra pregare  per Trump durante lo spoglio

La ridda dei “concetti”, delle giustificazioni a quanto è accaduto in America con l’elezione di Donald Trump a presidente è una vera selva. E’ fatta di iperboli, allusioni, voli pindarici… Si scatenano in tanti, anzi tantissimi, a frotte, per scovare motivi e ragioni. “Populismo, pecoroni, classe colta, meno colta, province agricole, città, periferie…” Tutto per sminuire, cercare di demolire, se possibile – ma non lo è – il risultato elettorale Usa, che, probabilmente, maggioritario è stato negli States e lo è in tanta parte del mondo, Italia compresa. Non si danno pace: i potenti e i loro pennivendoli, i creduloni che li seguono, gli incurabili  tardocomunisti, i benpensanti di professione e altri ancora… C’è anche l’insipiente, l’eterno presente: quello che alla fine del Discorso della montagna disse: “Deus non est“.

Si implora, invece, l’impossibile: “ah, se i voti si potessero pesare!” Un concetto che Pericle, forse il vero inventore della democrazia liberale ha escluso alla fonte. Fuor di polemica, tutti sono d’accordo che tutti abbiano eguale diritto d’esprimersi al momento del voto, rappresentando se stessi e la propria categoria social, economica, incluso il censo culturale. Ma, al momento dello sconforto, le idiozie saltano fuori inevitabili…

Grottesca la sparizione di tutti coloro che dovrebbero giustificare la propria scelta di campo apodittica prima del voto: il mondo dello spettacolo, ad esempio. La stessa Hollywood. Tutti allineati sulla scelta comoda che accompagna il mondo dell’arte non solo in Italia, nella vecchia Europa e, come si vede, oltre gli oceani…

Si parla di “deriva antipolitica” che corre attraverso il mondo. Non ci si vuol rendere conto che da anni ormai, in giro per il pianeta a vincere, in quel modo strisciante e non privo di parentesi ed eccezioni ogni tanto, sono la destra liberale e la sua “mentalità”. Che la gente è stanca, nell’intero pianeta, di un certo modo di subire la politica fatta di falso buonismo, di politically correct, di demagogia para marxista…

Donald Trump ha trionfato, come noi – a differenza di quanto si strombazza in giro –avevamo non solo auspicato, ma dichiaratamente previsto fino al giorno prima in cui avevamo scritto le seguenti parole: “Trump vincerà”. Il nuovo presidente è lui, per volere del popolo, perché è puramente e semplicemente “un uomo vero” e non un figlio d’arte, nato fra i sindacati e le sacrestie partitiche. Trump conosce veramente il lavoro, la produzione del reddito, il confronto nell’agone che la realtà impone, obbligando a scelte, valutazioni, rapide prese di posizione che possono comportare un successo o costare una sconfitta. In tale agone Trump è uno che vince.

La vittoria di Trump somiglia a quella della Brexit e non è un caso che Nigel Farage sia stato fra i primissimi a mandare le proprie congratulazioni, dicendo più o meno: “Donald sei stato come il brexit”. La gente è stanca dello svogliato e abulico governo abituale, mero complice della lobbistica, che dipende tutta – longa manus e brevi manu – dalle banche di Wall Street e dal braccio secolare di un unico potere di stampo massonico che non ha soluzione di continuità con Cosa Nostra. Questa, vedi caso, è risaputamente dietro le quinte del partito democratico americano e prestò il suo aiuto nell’affrettare la conclusione ella seconda guerra mondiale. Da allora i giochi in campo sono cambiati di poco.

Tante cose si dicono in queste ore, ma si ammette che l’arrivo di Trump potrebbe decretare un cambiamento: un vero cambiamento. Questo è ciò che vogliono gli elettori di tutto il mondo, con il solo timore che tutto possa essere inutile. Le morti di Kennedy (soprattutto Bob), di Luther King, di Falcone e Borsellino, andando a braccio, parlano chiaro. Ma parla anche il colpo di stato bianco ai danni di Berlusconi, il Trump italiano. Oppure, nella piccola realtà isolana, l’incarcerazione di Cuffaro. Pochi sanno che il metanodotto concordato fra Berlusconi e Gheddafi porta ancora il gas ad Augusta. Che Cuffaro, dalla piccola e tartassata realtà siciliana, stava muovendo concrete pedine per la politica Mediterranea, quella non fatta decollare dell’area di libero Scambio…

I media strombazzano che le borse crollano, ma dopo 48 ore Tokio è a più 5….

CONCLUSIONE

C’è però, la conclusione generale da accennare. E’ quella cui vogliamo arrivare e si riallaccia all’inizio del discorso. Si parla troppo facilmente di fine delle ideologie. Se queste fossero veramente trapassate – e non è vero – ciò che resta sono le due fondamentali mentalità. Per questo più sopra le ho già chiamate così. E’ la dicotomia fideistica del pensiero umano. Da ambo le parti i portatori delle due ideologie si danno “del cretino”.

Da una parte c’è il pensiero attestato al platonismo. Lo stesso Platone lo accoglie da Parmenide: un dio perfetto non può aver creato che un mondo (già) perfetto e la virtù consiste solo nel rendersene conto. Quindi è “lì presso” alla portata. In tal modo la visione della realtà si riduce all’unità. Non esiste il numero due. E’ tutta apparenza: il cosmo, cioè il mondo, la storia, l’inizio e, ovviamente, la fine. Ma tutta questa “realtà” appartiene solo alle pure idee della nostra mente. Su tale strada del mondo perfetto si incammina il perfezionismo (o perfettismo) di chi segue – altalenando dall’esaltazione alla disperazione, all’alienazione e persino al suicidio – i maestri idealisti: Platone, San Tommaso, Hegel, la rivoluzione francese – tipico Rousseau – Marx, Croce. Del pensiero di questo tardo idealista è permeata la cultura italiana e la stessa scuola: per questo il marxismo ha avuto successo nella Penisola e in Francia, che canta ancora la Marsigliese come fosse scritta ieri, facendo di queste due nazioni quelle in cui il socialismo di stampo marxista ha avuto più diffusione al di fuori da quelle che hanno applicato il socialismo reale per altre casualità della storia.

L’altra ideologia, che fa capo ad Eraclito, Democrito, lo stesso Empedocle, Archimede, Galileo, il Rinascimento, il Barocco, il Corano, ma anche il Gesù dei Vangeli (se correttamente inteso), vede nella realtà del cosmo, cioè nella realtà in cui il genere umano è immerso, la molteplicità, il movimento, l’evoluzione. Così, progressismo e progresso sono un cammino da percorrere verso una meta che non è certezza. Per questa mentalità, la virtù consiste nel “gestire” questa molteplicità della vita.

Dopo la breve parentesi che corre dalla rivoluzione francese al marxismo, il mondo sta intraprendendo nuovamente la “long way” che ha iniziato a percorrere sin dalla preistoria. A tutto questo pensiamo dopo la vittoria di Trump. La seconda ideologia accetta di affrontare le incertezze dell’era Trump: lo hanno votato così, incomprensibilmente pr molti, anche gli ispanici, i neri e musulmani che lui aveva detto di avversare…

La brexit vedeva la destra liberale compatta a favore, perché rappresentava un break nel monolitico quanto stolido atteggiamento politico dell’Ue. Adesso, nel piccolo mondo nazionale, sarà il turno del No al referendum, non solo perché il suo contenuto è oscuro (quanti sanno che cosa sia esattamente il Cnel e perché questo e non altro carrozzone vada abolito? Chi glielo ha spiegato?), non tanto per dire un improbabile no a Renzi, che resterà su’ finché i grandi manovratori – a tutti men noti – lo vorranno. Quanto, piuttosto, per creare una interruzione, cioè per interrompere la ricerca improvvisa dell’unità, in una realtà che si vuole comunque riconoscere come molteplice e complessa. Il che ha ben poco a che vedere con le auspicate semplificazioni: perché mai, infatti, innovare senza neppur premurarsi di dimostrare che si sta innovando bene? Sarà meglio di ciò che si innova? Per Platone basta uscire dalla caverna per trovare il bene. Per chi non è platonico, dalla caverna l’uomo è uscito da decine di migliaia di anni ed ha trovato altri …problemi: un mondo splendido, ma afflitto da molteplici mali e continui problemi da risolvere: l’errore, il peccato, l’ignoranza, la malattia, la catastrofe….

Due vere topiche, quelle di Renzi e del papa. Il primo è andato ad abbracciare Obama, un perdente, scambiandosi con lui reciproche benedizioni, prima …della caduta. Il papa ha esortato i cattolici a non votare Trump, ma si è scoperto come egli sia per le nascite, contro gli aborti, contro l’equiparazione dei gay. Ma già prima aveva emesso un’enciclica da scuola elementare. Si era in altra occasione giustificato. Più o meno dicendo: “non sono comunista”. Avrebbe dovuto precisare che il socialismo è incompatibile con la fede e la religione. In particolare con quelle abramiche e, soprattutto, la cristiana e la musulmana.

 

Articoli correlati