La 67esima edizione del Taormina Film Festival è l’occasione perfetta per presentare il documentario del 2020 Sulle tracce di Goethe in Sicilia, firmato dal regista tedesco Peter Stein e scritto da Markus Stein. Proiettato al Palazzo dei Congressi, è stato preceduto da un incontro coordinato da Ivan Scinardo, Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, Sezione di Palermo, e da Rino Sciarretta, che lo ha prodotto per la Zivago film, in collaborazione con Rai Cinema e col sostegno dell’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, attraverso la Sicilia Film Commission diretta da Nicola Tarantino. Già presentato con successo al Festival di Torino, il film si arricchisce di numerose testimonianze, tra le quali quella del germanista Michele Cometa, del Geografo Vincenzo Guarrasi, del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando,di Padre Gaetano Ceravolo, e di Giuseppe Moncada.
Il risultato è un’opera importante, un viaggio che documenta un momento significativo della storia siciliana, che – si è detto a più voci – dovrebbe girare nelle scuole, segnatamente in quelle superiori. A 230 anni dal viaggio del grande drammaturgo nell’isola, Stein ne ripercorre le tappe tramite l’occhio della cinepresa «che tutto rende più vivo».

Ripercorrere sì, ma non pedissequamente. Stein rivela di aver cercato di tornare sui luoghi visitati da Goethe, osservandoli da un punto di vista moderno, laddove lo scrittore andava alla ricerca della classicità della Magna Grecia. E quando Ivan Scinardo gli ha chiesto le ragioni che l’hanno spinto a scegliere proprio quel tema, il regista tedesco ha citato il proprio legame con la Sicilia, terra che lo ha premiato varie volte, nella quale ormai si sente di casa. Ma l’idea è nata soprattutto dopo aver sfogliato un libro di fotografie che illustrava i paesaggi ammirati da Goethe stesso.
Iniziato a Palermo il 2 aprile 1787 e raccontato nel suo “Viaggio in Italia”, la Sicilia è la sua prima tappa, perché per Johann Wolfgang Von Goethe, il più grande poeta e drammaturgo tedesco, è “in Sicilia che si trova la chiave di tutto”. Il suo viaggio nell’isola durò 40 giorni. Goethe seguiva l’itinerario di Johan Hermann Von Riedesel, che aveva visitato quei luoghi decenni prima. Con il poeta, a dorso di mulo o d’asino, viaggiavaJ. V. anche l’illustratore Chrisoph Heinrich Kniep che ritraeva paesaggi e monumenti con grande maestria, creando immagini più suggestive di quelle di un fotografo.
Peter Stein invece, viaggiava comodamente portandosi dietro la sua troupe cinematografica. Regista di cinema e di teatro, da 40 anni lavora sull’opera del Dicherfùrst (il Sommo Poeta) e il punto culminante e la sua rappresentazione di “Faust” durata ben 22 ore.
Il suo viaggio cinematografico vuole essere un confronto tra la Sicilia ieri e quella odierna, e sono tanti i punti in comune che lui ha scoperto, nel bene e nel male. Goethe cercava, e forse trovò in Sicilia l’armonia del mondo classico greco e latino, che furono i pilastri del suo mondo di artista. Trovò molto di quel che cercava, ma ebbe anche forti delusioni. Respinse sempre la fascinazione delle figure mostruose – come quelle che adornano la villa bagherese del Principe di Palagonia, espressione della cultura romantica che lui combatteva. E a Messina, distrutta quattro anni prima da uno dei micidiali, ricorrenti terremoti, criticò fortemente il permanere dei ruderi che ne furono la conseguenza.
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Nella stessa giornata NEXT DOOR di Dahniel Rrùhl
…Ma intanto si entra nel vivo del concorso che ci riserva una bella sorpresa. E’ Next Door, diretto e interpretato da Daniel Brùhl (Daniel), magnifico coprotagonista Peter Kurth (Bruno), sceneggiatura di Daniel Kehlman, ambientato a Berlino, produzione Germania USA 2020, presentato alla Berlinale 2021.
Regista per la prima volta, Dahniel Brùhl lo conosciamo da anni, ha cominciato a recitare molto presto affermandosi tra gli interpreti più noti ed apprezzati del suo Paese. Classe 1978, tedesco con cittadinanza spagnola (nel film sfoggia oltre alla perfetta conoscenza dell’inglese, la padronanza della lingua spagnola, ma è padrone di diverse altre lingue) e i suoi film al cinema e per la televisione sono numerosissimi. Chi non lo ricorda in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino o in Lettere da Berlino di Vincent Perez o ne La signora dello zoo di Varsavia di Niki Caro? L’elenco è interminabile. Proprio come il personaggio che interpreta, è un attore instancabile, un film tira l’altro, e a Taormina, malgrado siano in molti a scommettere che sarà tra i premiati, non ha potuto essere presente perché nel pieno di una nuova interpretazione, e il suo saluto e l’augurio a questo festival “rinnovato” lo ha dato in video sul grande schermo del Teatro Antico.
Nel film Daniel è un giovane attore di successo, di quelli a cui si chiede un autografo, in partenza per Londra dove dovrà affrontare il provino per un film su cui c’è il top secret, il che lo rende molto nervoso. Ha tutta la mattinata prima che parta il suo aereo e la passa telefonando a chi, secondo lui, potrebbe dargli una dritta, magari solo un indizio. Per rilassarsi entra nel bar sottocasa che frequenta regolarmente.Siamo a Berlino in un quartiere abbastanza a la page, o quanto meno lo è l’attico ristrutturato, con ascensore privato, nel quale abita con la moglie e i due figli bambini, assistiti da ben due tate.
Tutto sembra andare a meraviglia, ma solo per poco ancora. Nel bar l’attende uno strano individuo, che sembra aver programmato l’incontro. Si chiama Bruno (Peter Kurth), ha patito fino in fondo l’essere un cittadino dell’ex Berlino Est, abita nel suo stesso palazzo, proprio di fronte a lui, da dove è facile spiare la sua vita, momento per momento, e di lui sa tantissimo, perché di giorno non fa nulla, lavora di notte come assistente bancario, con libertà di frugare nei suoi conti e in quelli della moglie. Poco alla volta, gli rivela dettagli intimi, che lui non conosce, provocando ulteriori domande e giocando con lui come il gatto col topo, spingendolo a chiedere sempre di più. Chiusi nell’ambiente claustrofobico del bar, dove si svolge il film quasi tutto in interni, si crea tra di loro uno strano rapporto, che ha tratti sembra quasi di reciproca comprensione. C’è un dettaglio, da non rivelare, che li accomuna, e che chiede vendetta. E Daniel ne è l’ obiettivo.
Commedia amara, con un crescendo di tensione e di violenza, splendida prova attoriale, sceneggiatura ben congegnata, padronanza del mestiere. Next door (La porta accanto) è un film meta cinematografico, che affonda le radici nella storia travagliata di Berlino, con forte valenza sociopolitica. Sottolinea infatti anche il contrasto tra la classe dei ricchi e dei privilegiati e la gente qualunque, quella che stenta la vita. Qualcuno ci ha anche trovato, plausibilmente, qualche elemento autobiografico, lo considera una sorta di vendetta personale, un j’accuse al cinema mainstream, che sfrutta indegnamente chi ci lavora. Cosa chiedere di più a un debuttante regista?
Eliana L. Napoli








