Palermo è una città a rischio di paralisi. Ciò che abbonda sono soltanto le chiusure, i magazzini abbandonati, i “si loca” e i vendesi… Ciò non può imputarsi ad una generica crisi. Il problema è culturale. L’ideologia corrente – propagandata da anni – spinge a credere che la vita cittadina possa svolgersi fra casa e posto di lavoro, giri voluttuari al centro e nelle vie commerciali, voglia di passeggiare in ogni giorno della settimana e in ogni momento della giornata.
Non è così. La vita reale è fatta di persone che svolgono vita attiva spostandosi per necessità più volte nel nucleo urbano, fatto di centro, periferia, arterie che fungono da circonvallazioni interne e che sono – a Palermo – via di grande comunicazioni e, al contempo, commerciali.
In tutta questa realtà camminano i Tir che attraversano la sola tangenziale – detta circonvallazione – esterna al centro urbano vero e proprio. Anche questa funge da via cittadina – ed è commerciale nelle laterali – oltre che da via di transito per il traffico di tir, camion, pullman e auto private che si muovono per diporto o per lavoro…
In tutto questo si vuol introdurre un sistema di trasporto urbano che serve sono ad un ridotto numero di palermitano. A quelli, appunto, tutto casa e lavoro. “Peccato” che anche questi che svolgono vita attiva, sono in alta percentuale in un’età che in una mezza giornata o una giornata intera devono accompagnare e prelevare bambini a scuola, fare la spesa, svolgere pratiche burocratiche. Per altri la strada è il luogo per correre da un cliente all’all’altro, da un fornitore ad uno spedizioniere, da una scrivania all’altra… Per tutti questi l’uso dell’automobile è stata una conquista acquisita accompagnando il progresso. Oggi è indispensabile o si dovrebbero limitare gli impegni ad un paio ogni mezza giornata. Tali impegni sono spesso cinque o sei… Togliergliere l’auto come strumento di lavoro significa obbligarli ad un passo indietro che ha una valenza storica, un regresso – in altri termini – inammissibile, oltre che improbabile, impossibile. La prova è che i primi tram già viaggiano vuoti e coprono tratte in cui gli autobus stentavano ad essere economici per l’Amat. Avevano pochi passeggeri e si avviavano verso l’abolizione, in certi casi già avvenuta…
La resistenza ai cosiddetti mezzi pubblici è e sarà tale da rendere vani i tentativi di cambiare le abitudini della stragrande maggioranza dei cittadini, pur favorendone indubbiamente alcuni. Ciò avverrebbe del resto a tutto danno del risultato lavorativo, del valore aggiunto nel caso dei lavoratori autonomi, ma anche di molti fra quelli dipendenza – certo la maggior parte nella fascia d’età più importante – dell’efficienza cittadina in genere.
Le chiusure delle strade e il loro restringimento stanno provocando danni enormi all’economia cittadina, addirittura incalcolabili. Occorrerebbe anzitutto rendere disponibili nuove strade: prime fra tutte la pedemontana (già in progetto) che libererebbe la circonvallazione del grande transito; e la bretella che dal porto condurrebbe i Tir alla circonvallazione (c’è chi la eseguirebbe riscuotendo un pedaggio, che sarebbe certo gradito, più che accettato, ai trasportatori e ai viaggiatori). Mentre tutte le città progredite del mondo completano l’urbanistica con sopraelevate, sottopassi e parcheggi verticali, Palermo chiude, si chiude, sogna la decrescita felice. Infatti va indietro come il gambero. E si vede!
Ma le chiusure, già in corso, continueranno a moltiplicarsi, sulla scia – ripetiamo – di provvedimenti presi su un’onda ideologica e non sull’osservazione e sul ragionamento, da chi non ha conoscenza o non tien conto delle reali esigenze della realtà lavorativa e della vita cittadina. Una vita fatta di mercato, di chi vende e chi compra…








