Si insedia il governo Meloni e i social si scatenano. Tanti, a dire il vero, in positivo, per altri, invece, i ministri rappresenterebbero solo il male assoluto. Tra le colpe più gravi ci sarebbe la difesa dei valori religiosi, patriottici, familiari. Chi più cattivo, infatti, di chi ama Dio, la propria terra e i propri familiari? Chi più pericoloso? Noi ci chiediamo perché? Invece, gli atei e gli odiatori della patria e della famiglia dovrebbero essere più buoni e rassicuranti? In base a quale principio? Anche supponendo che tra i primi non ci fossero solo persone affidabili, perché mai il secondo gruppo dovrebbe esserlo, invece, al 100/100?
Non siamo manichei, vorremmo che nessuno lo fosse. La pretesa di alcuni di sentirsi sempre nel giusto risulta a molti fastidiosa e persino pericolosa, ostacola la ricerca del bene e della verità, impedisce l’affermazione della democrazia e la crescita economica e culturale.
Anche a proposito del nuovo esecutivo, si nota una continua “caccia all’errore” che è già una manifestazione di questo atteggiamento mentale “manicheistico”. Chi non è di sinistra è automaticamente qualificato come cattivo, sbagliato, pericoloso… Il “politico di destra” è posto continuamente sul banco degli imputati. “Guardate come sbagliano” e non va mai bene niente: né un termine usato né una desinenza, al maschile anziché al femminile. D’altro canto, in fondo, non c’è neppure da meravigliarsi, infatti, chi dipende da una ideologia fino al punto da negare persino l’esistenza della realtà, che altro potrà mai fare? Quando l’ideologia prevale sui fatti, se questi non si accordano con l’ideologia allora si devono negare i fatti. Così funzionano le cose per i marxisti e giova ricordare, a questo proposito, un fatto vero, accaduto in Unione sovietica, al tempo di Stalin. In quegli anni, gli studi sull’ereditarietà e l’ambiente applicati in agricoltura nel mondo libero, cioè in occidente, avevano portato come conseguenza, tramite la selezione dei semi, la crescita di piante (in particolare, piselli) resistenti, che davano buoni raccolti.
Ma il marxista Stalin non poteva accettare la lezione di Gregor Mendel, cioè che la selezione dei semi dovesse avvenire seguendo gli studi di genetica, basati sull’ereditarietà, che avrebbe contraddetto i sacri principi dell’ideologia comunista e scelse, invece, di credere (in modo del tutto acritico e fideistico) che fosse solo l’ambiente (in questo caso il terreno) a influire sulla crescita delle piante e non l’ereditarietà.
Quante persone morirono di fame nei paesi sovietici a causa di tale scelta, ideologica e antiscientifica? Quanti scienziati furono epurati dal regime perché si opponevano a tali teorie? Purtroppo, anche oggi, nei campi più disparati, ragionamenti ideologici di questo tipo continuano a fare gravi danni. Il metodo scientifico, per chi non lo sapesse, si basa sul confronto dialettico, sulle ricerche, sugli esperimenti… e solo la libertà di pensiero può portare a risultati importanti per il genere umano.







