La nostra storia ha inizio nel lontano 1896 subito dopo il disastro della battaglia di Adua in Abissinia. L’Italia di Crispi voleva estendere il suo dominio dall’Eritrea alla vicina Etiopia. Ma tutti i risultati furono vani. Infatti l’esercito italiano collezionò tre sconfitte di fila: all’Amba Alagi, a Macallè ed infine ad Adua. Tutto nel giro di 84 giorni, fra dicembre ’95 e marzo ’96.

Taitù Batùl, era nata da un’aristocratica famiglia Etiope con il titolo di Principessa nel 1849 e visse fino al 1918. Molto nota in Italia fino agli anni ’50, come “Regina Taitù”, dopo quattro matrimoni falliti, sposò Re Menelik che divenne poi l’imperatore Menelik II d’Etiopia.
Taitù ebbe un grandissimo potere politico come moglie di Menelik mantenendo una forte posizione conservatrice opponendosi ai progressisti che volevano sviluppare l’Etiopia alla maniera occidentale. In particolare l’Imperatrice Taitù fu estremamente intransigente nei confronti degli Italiani.
Il fallimento dei colloqui ebbe come conseguenza l’invasione dell’Impero etiope da parte dell’Italia.
Taitù, in maniera decisa e combattiva marciò verso nord con l’Imperatore e l’esercito imperiale ed il 1º marzo 1896 sconfisse in maniera umiliante l’Italia nella storica battaglia di Adua, cui abbiamo appena accennato.
Ad Adua lo scontro fu terribile: trovarono la morte 4.000 italiani e 2.000 ascari. I feriti furono 1500 e i prigionieri 2.300. Fra questi 800 erano indigeni. Gli etiopi ebbero 6.000 morti e 9.000 feriti. Durante il lungo scontro la regina Taitù era sempre a fianco del negus Menelik II, come era tradizione fra gli abissini. Con essa anche le altre mogli dei capi etiopi congiuntamente a 100 ancelle. Taitù rimase in prima linea durante la battaglia e imprecava contro il nemico, dando anche un contributo tattico alle manovre militari.

Per fortuna i prigionieri italiani vennero riscattati dietro pagamento della cifra di £.4.000.000. Gli ascari di estradizione del Tigré, 404, subirono una triste sorte: vennero amputate loro la mano destra ed il piede sinistro, poiché ritenuti traditori. Gli altri di origine eritrea, somala, yemenita o sudanese vennero liberati.

Immediatamente dopo la battaglia due siciliani, presi prigionieri trovarono sistemazione alla corte imperiale. Il primo Salvatore Bertolani, da Porto Empedocle, veniva ricevuto “solo” dalla bella imperatrice. Il secondo si chiamava Sebastiano Castagna, da Aidone. Questi divenne il costruttore ufficiale dell’impero etiopico.
La maggior parte delle armi fornite agli abissini provenivano dalla Francia e dalla Russia. Il poeta “maledetto” Arthur Rimbaud era un primo attore in questo commercio.
Tornando ai nostri due eroi vediamo che Salvatore Bertolani era un fusto con baffi all’Umberto, scuro di carnagione, sempre elegante e forbito nella loquela, così riuscì ad entrare nelle grazie della regina divenendo l’amore segreto, anche se non trovò mai rifugio nell’alcova reale. La bella e bisbetica Taitù venne finalmente domata. Il marito era sempre più solo anche perché insidiato dal vaiolo che lo costringeva a trascorrere il tempo nelle sue stanze.
Nato nel 1875, aveva lavorato nella miniera Gaspa La Torre di Villarosa. All’età di 18 anni venne chiamato sotto le armi nel genio telegrafisti e mandato in Africa. Quindi destinato all’Ufficio Postale di Addis Abeba. Preso prigioniero dopo tempo fu convocato al palazzo imperiale, uno dei pochi bianchi nella storia. Il fatto destò scalpore, ne parlarono i giornali di tutto il mondo. Gli incontri con la regina durarono alcuni mesi. Poi tutto ebbe fine e Salvatore poté ripartire per l’Italia. Nel 1901 andò a lavorare per le Ferrovie dello Stato a Patti. Qui sposò una sua concittadina di nome Giovanna dalla quale ebbe 5 figli. Numerosi furono i trasferimenti per motivi di lavoro: Catenanuova, Milazzo, Catania, Castelvetrano, Gesso e Messina per ben due volte. Qui nel 1908 salvò la cassaforte, contenente £.100.000, delle FF. SS, della stazione Marittima distrutta dal terremoto. Bertolani morì nel 1944.

L’altro siciliano Sebastiano Castagna (1868-1938), anche lui preso prigioniero ad Adua entrò nelle grazie della corte e ben presto ricoprì cariche di caratteristiche tecniche, date le sue conoscenze. In breve tempo divenne Capo dei LL.PP. poi Direttore Generale al Ministero. In questa veste si distinse per le costruzioni nella nuova capitale che da Entotto era stata trasferita ad Addis Abeba. Progettò la cattedrale di S. Giorgio (dove nel 1928 venne incoronato Hailé Selassié), ponti, strade e acquedotti. La costruzione del ponte sul Nilo Azzurro e la realizzazione del convento copto del Monte Zuquala. Il suo nome era “l’ingegnere bianco”. Successivamente sposò la zia del ras Destà, dalla quale ebbe due figlie che inviò a vivere a Torino, città dove aveva trascorso la sua gioventù.
Nel 1935, quando scoppiò la guerra fra Etiopia ed Italia, chiese all’imperatore di servire la sua Patria natia. Ma la sua fine era vicina. Spessissime volte era mandato, come mediatore di pace per chiedere la resa alle bande ribelli, poiché era tenuto in considerazione dagli abissini. L’ultima volta venne inviato nel Goggiam per offrire la resa ai resistenti. Si persero le tracce. Giorni dopo, in un sacco, venne trovata la testa mozzata di Castagna. In primo piano si vedevano gli occhi azzurri e la foltissima barba.
Nel 2008, finalmente, la città di Aidone lo ricordò sontuosamente facendolo conoscere ai siciliani.
Franco Pasanisi
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L’Italia per il momento dovette rinunciare all’Etiopia, che conquistò sotto il Fascismo con il Generale Badoglio, che entrò quasi trionfalmente ad Addis Abeba (5 maggio 1936). A stretto giro, invece, la bandiera del Regno Sabaudo, con il tacito consenso degli Inglesi, strappò l’Eritrea all’Egitto. La conquista dell’Eritrea, la più piccola delle 4 ex colonie italiane, ma ridente e temperata, ebbe inizio con l’acquisizione ufficiale della baia di Assab nel 1882. L’Italia la comprò dalla Compagnia di navigazione Rubattino, per farne un avamposto. Da lì, grazie alla abilità del Generale Oreste Baratieri, penetrò fino a conquistare gradatamente tutto il territorio, dalle città della costa fino all’Asmara, la capitale. La strappò al Negus Menelik II. Baratieri agì sul terreno soprattutto tramite battaglioni di ascari, comandati da Ufficiali e graduati italiani. Molti di questi anche qui morirono in combattimento. Ma il generale si mosse soprattutto sul piano diplomatico, alleandosi con i capi tribù che mal sopportavano il governo del Negus… Mai come allora, la pazienza si confermò la virtù dei forti.
La massima espansione dei confini dell’Eritrea fu raggiunta agli inizi del 1896, quando il Governatore della colonia, Oreste Baratieri, cercò di realizzare il progetto di occupazione dell’entroterra etiopico. Nel 1804 aveva fatto occupare la città sudanese di Cassala, mentre nel 1895, durante la Campagna d’Africa Orientale, occupò ampie zone del Tigré, comprendenti la città di Axum.
Specialmente negli anni 30, l’Eritrea fu la colonia maggiormente ammodernata: furono costruiti migliaia di km di strade e ponti, la ferrovia Massaua – Asmara e Asmara – Biscia. L’Eritrea, come lealtre colonie in cui svettò il Tricolore conservano ancora un buon ricordo e della riconoscenza per l’Italia…
L’impero coloniale italiano, formato da Etiopia, Somalia, Eritrea, Libia, Albania, Rodi, cessò di esistere dopo la sconfitta nella seconda Guerra Mondiale. Fu una sconfitta per l’intera Europa. I “vincitori” d’oltre oceano imposero in tutta l’Africa il principio demagogico dell’autodeterminazione dei popoli, condannando – in pratica – l’Europa a sfruttare con estrema difficoltà le grandi risorse africane e relegando l’Africa nel sottosviluppo in cui ancor oggi versa. Lo sviluppo dell’Africa è, tuttavia, ormai spontaneo e “inevitabile”. Esso non può che giovare, finalmente, al Mediterraneo, alla Sicilia, all’Italia e all’Europa. Assieme alla ricchezza di realtà come gli Emirati ed all’amicizia di potenze come Egitto, Turchia, ma anche Iran e presto Siria, è già così… Nei prossimi anni assisteremo ad un conseguenziale sviluppo, anche grazie alla Cina e a tutto il Far East. L’aiuto verrà dalle nuove “vie” percorribili: per terra (ferrovie e rotabili) e per mare (raddoppio del Canale di Suez). Ciò sta togliendo all’Atlantico la supremazia (Usa – GB) conseguente alla Scoperta dell’America. (G.S.)







