La tentazione di rifugiarsi nel ‘tanto peggio tanto meglio‘ è forte. Ci risulta odiosa, ma un po’ tutti, variate le circostanze, rischiamo di ‘caderci’…
Il peggio in atto è certamente il corona virus disease, ma il ‘tanto peggio tanto meglio‘ sarebbe che l’Europa scivolasse sulla buccia di banana della crisi economica conseguente, mettendo a nudo tutta la propria inefficienza: anni di purgatorio, certamente. Ma chi sa se dopo non ci sarebbe – per noi europei – un po‘ di ‘paradiso‘. E’ quello che fino ad oggi l’UE di Bruxelles e Berlino non ha saputo certamente propiziarci. Anzi,tutt’altro: promesse, vani fantasmi di benessere, demagogia. E neppure di quella buona.
Se non fosse anzitutto un disastro finanziario, dovuta alla calamitosa dinamica monetaria dell’Euro, diremmo che ‘questa’ è l’Europa del vile denaro, l’Unione europea dell’incultura, addirittura dell’anticultura.
Del ‘sentimento europeo‘ si parlava di più negli anni ‘950 e ‘6o. I trattati che hanno istituito l’Unione Europea sono ‘partiti col piede sbagliato’ tacendo sulla comune radice cristiana. L’azione dell’UE si è poi rivolta alla finanza, privando gli stati membri della sovranità monetaria e istituendo la moneta comune (Euro) con una formula mai sperimentata da considerare in partenza una vera follia. Tanto più che …’rompeva un giocattolo che funzionava: un’assetto monetario nazionale e internazionale aveva accompagnato il miracolo economico e il boom in armonia con gli accordi monetari Bretton Woods (1944) che, in parallelo col piano Marshall e in armonia con i dettami di J. Maynard Keynes avevano creato un assetto monetario che non aveva più quasi alcuna pecca…
Mettersi ‘sotto i piedi’ tutto ciò è stato un atto quasi criminale…
E’ sotto gli occhi di tutti non già un generico malessere economico, ma un calo della crescita economica (Pil) degli stati europei prossima allo zero. Il che, in tempi di nuove tecnologie, di riutilizzo di beni strumentali oltre il periodo di ammortamento ed una serie di altri motivi endogeni al sistema, è quasi impossibile. E’ certissimo, dunque, che vi sia alla base un errore madornale. Questo errore si chiama euro, si chiama perdita della sovranità monetaria da parte degli stati. Dell’Italia in particolare, che aveva fornito la scintilla del boom al mondo intero dopo la sua folgorante ricostruzione (a meno di 10 anni dalla sconfitta accettò di organizzare a Roma quella che, poi, nel 196o fu la prima ‘Grande Olimpiade’ della storia moderna)…
La verità è che l’Europa come istituzione è sull’orlo del burrone: il baratro vero e proprio. Fra l’altro, uno spirito armonico ‘europeo’ sul terreno economico non esiste. Ciò – badiamo bene – non avviene per un difetto di mentalità diffusa a livello sociale e civile. Sussistono, invece, rivalità ‘di mercato – assolutamente non sanate e difficilmente sanabili fra le realtà produttive dei singoli stati. Essi affrontano smaccatamente la politica internazionale isolatamente e si contendono i mercati terzi: gli uni contro gli altri.
L’Europa unita, chiariamolo un volta per tutte: non esiste!
Cerchiamo di spiegarlo da sempre dal nostro angolo. Adesso siamo confortati non già dal parere isolato di alcuni protagonisti ‘secondari’della realtà finanziari, ma da personaggi come l‘economista scandinavo Tuomas Malinen: «La moneta unica ha fallito, lasciamola morire».
Non basta…
“…Uscire dall’euro – ha appena affermato Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia (2001) e professore alla Columbia University – avrebbe un costo. Certo. Per questo per l’Italia l’opzione migliore è restare nell’eurozona e riformarla dall’interno. Ma, se ciò non fosse, se non fosse possibile cambiare le regole e la struttura della moneta unica, il vostro Paese alla fine potrebbe non avere scelta. L’abbandono dell’euro è solo l’ultima spiaggia”.
Joseph Stiglitz è uno dei grandi economisti ‘Nobel’ (Paul Krugman, Daniel Kaheman, Muhammad Yunus…) che hanno sempre criticato l’euro. Ha anche scritto un libro, intitolato L’euro e sottotitolato: ‘Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa’. Vi ha espresso il proprio pensiero. Per questo è sempre stato – ed ora più che mai – uno dei punti di riferimento per l’euroscetticismo.
Approfondendo con lui il discorso, analizzando i problemi e le possibili soluzioni, la sua posizione appare un po’ diversa da quella che l’immaginario collettivo dipinge…
“L’euro non funziona, ma sarebbe possibile – Stiglitz sostiene in sintesi – farlo funzionare , mentre l’ipotesi che un Paese come l’Italia abbandoni la moneta unica è solo l’ultima possibilità di un ventaglio ben più ampio. Perché, se l’euro ha creato problemi all’Italia, uscirne ‘avrebbe comunque un costo”.
La notizia di oggi è che la Finlandia preferisce uscire dalla zona euro, “…La Finlandia si impegna a essere un membro della zona euro e stimiamo che un atto sia necessario … quello di abbandonare la moneta unica europea”, ha dichiarato la giovane titolare del ministero dell’economia finnico, la 32enne Katri Kulmuni.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’altra giovane ministra,alle finanze Jutta Urpilainen: “Fuori dall’Euro! – Ha esclamato – Non paghiamo i debiti degli altri…”
L’Unione europea ha drammatizzato il problema del debito pubblico, qualcosa che quasi tutti i paesi del mondo si ‘trascinano dietro’ da sempre senza troppi danni. Per riparare, ha decretato il rigore, che è risaputo sia l’ultimo provvedimento da prendere in periodi di crisi economica (stallo). Lo diceva già Maffeo Pantaleoni, padre degli economisti italiani e maestro di Vilfredo Pareto, attorno al 1910: ‘è da idioti’.
In fatto di mentalità, per assurdo che possa sembrare, ha prevalso la paura ‘storica’ che il boom ‘fosse stato mera illusione, realizzato a spese delle generazioni future. Si è rimpianta la ‘parità aurea’ e e si è inferto così un evidente colpo mortale alla crescita. Ciò con danno per tutto il sistema e – in definitiva – anche per il debito che, invece di diminuire, va aumentando…
Si tratta – incredibilmente – di un timore di natura ‘puerile‘: i segni del miracolo economico sono in realtà ancora ben vivi tra noi, né è difficile riconoscere gli esiti materiali (risultati) di quegli anni che sono ancora sotto gli occhi di tutti e che fanno sì che l’attuale crisi sia comunque ‘una crisi da ricchi’, rispetto a quelle di un passato neppure tanto lontano…
Tornando al discorso iniziale, il peggio è che l’Europa non celebri la comune cultura, non ne parli, non ne faccia un patrimonio… Peggio, non ha coscienza di rappresentare ‘il faro’ della cultura mondiale. In tutto il mondo ‘evolversi’ si identifica, infatti, con il ‘sembrare europei’…
Della comune cultura europea, che spazia dal pensiero in sé (filosofia) alla letteratura e all’arte in genere, figurativa etc, fino alla grande musica, l’Europa non prende atto. Non la celebra, non ne parla nemmeno…
In conclusione, ‘questa’ Europa è deprecabile sotto ogni aspetto…
La verità è che l’Europa e l’economia di mercato sono così ‘forti‘ da avere resistito finora ad ogni aggressione: veri e propri sabotaggi, cui non sono certamente estranei i ‘potentati’ di Washington con le relative diramazioni in Europa e nel mondo. Si direbbe che un’Europa gestita così com’è possa contare, per i ‘potentati’ americani, più della doppia vittoria conseguita sul suo suolo in occasione delle due guerre mondiali.
Siamo convinti che la ragione vincerà, così come ha vinto contro i disegni distruttivi dell’Urss prima, e come prevale, oggi, sulle lobby monopolistiche della mondializzazione – subdole e schierate addirittura con i socialisti – con relative diramazioni nei ‘notabilati’ periferici. Tali mezzi (proteste di piazza, leggi capestro, fisco, burocrazia, contestazione selvaggia etc…) sono stati mutuati dall’opera sotterranea condotta dall’Urss prima della deflagrazione comunista. I medesimi sistemi sono oggi adoperati dal ‘fango’ che si nasconde dietro il paravento di un falso socialismo che sostiene e finanzia le cosiddette ‘sinistre’ in tutto il mondo che conta. Ma questo potrebbe essere superato da quella grande realtà emergente che corre fra la Cina l’India e il Far East, passando per il Giappone.
Insomma, non ci sarebbe affatto da dormire, come invece fa questa Europa ‘fantasma‘ che in politica internazionale ‘non esiste‘.
Infine, le politiche dell’UE sono sfacciatamente discriminatorie nei confronti del Mediterraneo, di cui si vuole – anche a carte scoperte – impedire lo sviluppo in corso. Si favoriscono in quest’ottica le multinazionali dell’alimentazione, dei cereali, del pesce… Si impongono precoci misure ecologiche, che impacciano la produzione, a favore di chi ha potuto delocalizzare in territori dove tali misure non vengono adottate e dove testi normativi derivati dallo Statuto dei lavoratori non sono nemmeno in progetto….
A questo punto ecco perché abbracciamo l’ultimo atteggiamento a noi consono: quello del tanto peggio tento meglio: se questa Europa deve cadere che caschi prima possibile!
Germano Scargiali
Nota
L’Inghilterra ha dato l’esempio della Brexit e presenta un’economia in piena salute. Anche oltre manica i ‘remain’ l’avevano ‘fatta tragica’, paventando contraccolpi insanabili,disoccupazione e crack a ripetizione. Niente di tutto questo! Ci hanno azzeccato gli inglesi al voto che hanno giudicato i ‘remain’ dei meri menagrami… Matteo Salvini e la sua deputata palermitana Francesca Donato parlano di Italexit da tempi e vengono ‘irrisi’. Ma ciò avviene per ‘motu proprio’ dei tanti che con quest’Europa guadagnano personalmente, nonostante tutto, e …’mangiano’ a scapito di tutti gli altri…
Voltando le spalle all’UE l’Italia potrebbe rivolgere lo sguardo alla Russia senza neppure scontentare troppo l’America di Trump, che sta ‘legando’ con Putin un accordo anti Cina. Ma questi ‘voli pindarici’ non sono neppure indispensabili: l’Italia avrà un debito pubblico alto, ma ha una bilancia commerciale e quella dei pagamenti decisamente è costantemente in attivo. E, come è noto, vanta un patrimonio privato al top della media mondiale.
Un’Italexit sarebbe un colpo mortale per l’Unione Europea. Di questo, almeno, dovrebbe farsi forte. Cosa che, invece, non fa!






