“Dare un segnale alla criminalità”


La rapida visita a Palermo del presidente del Consiglio ha avuto il duplice scopo di onorare la memoria dei magistrati e degli uomini delle scorte caduti nella strage di Capaci e di mostrare con atti concreti l’impegno dello Stato nel contrasto alla criminalità che ha mostrato, negli ultimi tempi, di avere rialzato la testa.
La premier ha, così, reso omaggio alla stele dedicata a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Rocco Dicillo, Agostino Montinaro e Vito Schifani, lungo l’autostrada, in prossimità di Capaci, nel luogo dove avvenne la strage del 23 maggio 1992. Successivamente, in prefettura, ha presieduto il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e della Giustizia Carlo Nordio. Al riguardo, è stato anche evidenziato il recente successo ottenuto dalle forze dell’ordine, con il blitz, coordinato dalla Dda ed eseguito dai carabinieri, che ha sgominato un gruppo autore di gravi intimidazioni avvenute anche con colpi di kalashnikov.
La premier ha, pertanto, dichiarato: “Questo comitato dovrà trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare un’operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio” di Palermo, “a partire dai quartieri più a rischio, penso allo Zen ma non solo. Un presidio che si può garantire con le forze di polizia ma non solo, forse anche con il coinvolgimento dei militari e dell’Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade sicure”.
La presidente del Consiglio ha, poi, aggiunto: “Il ministro Piantedosi, che ringrazio, ha già presieduto questo comitato poco meno di un mese fa. Oggi il comitato torna a riunirsi e io ho scelto di esserci perché la sicurezza dei cittadini si costruisce soprattutto dialogando con i territori e con chi su quei territori garantisce la sicurezza. Questa città e i suoi cittadini sono al centro del lavoro del governo e delle istituzioni”. Piantedosi “ha assegnato 90 agenti in più per il controllo del territorio. Sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi”.
Poi il bilancio dell’attività svolta da magistrati e forze dell’ordine: “Negli ultimi 4 anni nella città metropolitana di Palermo i beni confiscati alla mafia e restituiti alla collettività sono cresciuti di quasi il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. La ricchezza strappata alle mafie torna nella disponibilità della collettività per aiutare le famiglie, particolarmente quelle più fragili”.
Quindi, ha aggiunto: “Dal 2023 a oggi qui a Palermo sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono state impiegate oltre tremila unità di forze di polizia, controllate oltre 14 mila persone, con le zone rosse sono state controllate circa 45 mila persone, di cui quasi 3.500 stranieri, allontanando i soggetti ritenuti pericolosi con precedenti di polizia”.
Palermo “con la sua storia – ha sottolineato la premier – ha contribuito all’identità e alla coscienza civile della nostra nazione nel suo complesso. È un luogo in cui lo Stato ha dimostrato, forse più che in ogni altro, la sua capacità di non essere disposto a indietreggiare quando i momenti davvero difficili arrivavano, di fronte alla violenza mafiosa. È un messaggio che raccogliamo e proviamo a rilanciare, con la stessa determinazione anche oggi, non solo celebrando i nostri eroi del passato ma provando a capire come si possa fare la nostra parte per essere all’altezza di quell’esempio, di quell’insegnamento”.
La presidente del Consiglio è entrata poi nel merito degli ultimi casi di criminalità avvenuti a Palermo: “Sappiamo bene cosa è accaduto in alcune zone di questa città, in particolare nelle periferie nord-ovest, in diversi comuni della fascia costiera, da Isola delle Femmine a Capaci e Carini: le raffiche di kalashnikov, le intimidazioni a commercianti e imprenditori, le taniche di benzina date alle fiamme per terrorizzare i cittadini, sono immagini che non vedevamo da tempo ma che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. Sono qui soprattutto per dire grazie, perché lo Stato non è rimasto a guardare”.
Nelle scorse ore i carabinieri del Comando provinciale di Palermo, “ai quali va il nostro ringraziamento, hanno eseguito il fermo di 22 persone, poi diventate 24, ritenute protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi. Gli autori e i mandanti di attentati e intimidazioni che da novembre hanno terrorizzato il mandamento di Tommaso Natale San Lorenzo, sono gli stessi che avevano riportato i kalashnikov nelle strade di questa città. Un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore de Lucia con accuse che arrivano fino a estorsione e detenzione di armi da guerra aggravate dal metodo mafioso. È un segnale che considero inequivocabile, particolarmente bello perché arriva in questa settimana”.
Meloni si è poi spostata al Museo del presente Falcone e Borsellino di Palazzo Jung per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma dove morirono Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Una cerimonia organizzata da Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso da Cosa nostra e da Vincenzo Di Fresco, consigliere della Fondazione Falcone e presidente del Museo.
Per il sindaco Roberto Lagalla e per il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, la partecipazione a questa commemorazione non vuol essere “un semplice gesto simbolico, ma un impegno preciso delle istituzioni”. E’ stato presente anche l’ex calciatore del Palermo, Fabrizio Miccoli.
“Oggi non è facile – ha detto la premier – prendere la parola, dopo avere assistito allo svelamento della Croma bianca, l’emozione è penetrante, tagliente, ti mette di fronte alla storia, con al S maiuscola, fatta di sangue, carne, che cambia il corso degli eventi, le traiettorie delle nostre scelte. Trentaquattro anni fa c’era chi voleva minimizzare, non si poteva neppure pronunciare il nome della mafia. La strage di Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto fingere di non sapere o accettare di essere complici”. Il testimone “di Giovanni e Paolo non è caduto, è saldo nelle mani delle istituzioni, rappresenta un giuramento quotidiano che va onorato con i fatti”.
Il presidente Schifani: “Non un semplice gesto simbolico, ma un impegno per i nostri giovani”
Alla cerimonia era presente anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. “Il ritorno a Palermo della macchina su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo è la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata. Non è un semplice gesto simbolico, ma un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita per la legalità. Coltivare la memoria è un impegno per il futuro, per i nostri giovani, perché chi non ha vissuto quegli anni terribili capisca cosa significhi dire no alla mafia, per tutti i cittadini che credono nella libertà e nella giustizia. Come Regione Siciliana abbiamo il dovere di custodire questi luoghi e questi oggetti, perché parlino alle nuove generazioni con la forza della verità. Questo museo rappresenta uno spazio dove il ricordo diventa impegno concreto. Ringrazio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi per aver voluto essere presenti a Palermo in una giornata così importante per la nostra comunità. La loro vicinanza conferma quanto il contrasto alla criminalità organizzata sia una priorità condivisa da tutte le istituzioni, a ogni livello”.
Il sindaco Lagalla: “Il dovere della memoria, trasformiamo il ricordo in consapevolezza”
Per il sindaco della Città Metropolitana Roberto Lagalla “la presenza del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni rappresenta un momento di grande valore istituzionale e civile per Palermo e per l’intero Paese. Desidero rivolgerle il mio più sincero ringraziamento per aver voluto prendere parte a un’iniziativa che rinnova il dovere della memoria e testimonia la vicinanza delle istituzioni ai valori della legalità, della giustizia e della democrazia”.
Anche l’ex calciatore rosanero Miccoli allo svelamento della Croma
Al Museo del Presente c’è anche l’ex giocatore del Palermo Fabrizio Miccoli. In passato il calciatore rosanero era stato intercettato mentre offendeva gravemente Falcone. Ma nel novembre 2024, l’ex capitano del Palermo ha incontrato la sorella del giudice e chiesto ufficialmente scusa, ricevendo il perdono per le gravi offese rivolte in passato al magistrato ucciso da Cosa nostra. Il loro incontro ha segnato una svolta nel percorso di redenzione dell’ex calciatore, che ha ribadito la sua commozione e il suo pentimento anche nel 2026 durante le commemorazioni della strage di Capaci.
In conclusione, da palermitani non possiamo non apprezzare questa manifestazione, che tiene vivo il ricordo di chi ha perso la vita per amore della collettività nonché questi successi delle forze dell’ordine e della magistratura, ma ci auguriamo che questi interventi continuino nel tempo e non siano motivati solo dalle prossime scadenze elettorali.
Foto di Angelo Modesto








