La sentenza della Corte Suprema USA del 26 giugno 2022, che ha annullato la legalizzazione dell’aborto in tutti gli USA, sta provocando un terremoto; qualcuno parla addirittura di una possibile nuova guerra civile. Si susseguono aggressioni, incendi, devastazioni da parte di orde di abortisti alle chiese e alle cliniche di aiuto alla maternità. Ci sono stati perfino tentativi di assalto alla maestosa sede della Corte Suprema e alle case private dei giudici. La polizia è riuscita finora a impedire i fatti più irreparabili ma questo clima arroventato non ha suscitato, da parte della classe politica al potere, lo sdegno e la riprovazione che sarebbe stato lecito aspettarsi. I politici di sinistra e i grandi giornali sembrano invece strizzare l’occhio alle proteste. Si vede che aggredire i palazzi del potere, se fatto da sinistra, è lecito.
Negli Stati Uniti la Corte Suprema è un’istituzione che gode di un rispetto quasi sacrale – non paragonabile alla nostra Corte Costituzionale, per esempio – i nove giudici sono nominati a vita e sono conosciuti e ammirati da tutti, anche da chi non condivide le singole decisioni. La sentenza del 1973, per esempio, non aveva alcuna base costituzionale, come è stato dimostrato oggi, eppure venne accettata da tutti senza discutere ed ha continuato a produrre i suoi effetti (almeno 65 milioni di morti e innumerevoli tragedie per le donne e le famiglie) senza che nessuno pensasse a delegittimare una delle più fondamentali istituzioni del Paese. Ora invece non c’è alcun ritegno, per esempio, ad attaccare in modo violento e razzista l’anziano e nero giudice Clarence Thomas, un monumento vivente alla sapienza giuridica, o la giovane e donna giudice Amy Coney Barret.
I movimenti femministi e antirazzisti funzionano, come ovunque, a corrente alternata.
La propaganda dei democratici, rivolta a ’persone di colore’ e ‘poveri’, insiste a definire ‘crudeli’ le leggi prolife perché danneggerebbero proprio queste fasce sociali. Naturalmente, i sondaggisti – politicamente e culturalmente liberal – hanno immediatamente approfondito queste affermazioni.
Vediamo i numeri forniti dalla Gallup, forse l’agenzia più famosa e autorevole: fra chi guadagna meno di 40.000 $ all’anno solo il 30% vuole l’aborto libero in ogni caso. Fra chi guadagna più di 100.000 $ l’anno è il 39%. Nella fascia definita ‘economicamente vulnerabile’ una persona su quattro vuole l’abolizione totale mentre fra i ‘privilegiati’ ciò vale solo per una persona su dieci.
Alla domanda se si identificano come prolife o prochoice, poco sorprendentemente a questo punto, i più poveri, che sperimentano le più gravi conseguenze dell’aborto generalizzato, sono più a favore della vita che i privilegiati. Anche coloro che si dichiarano a favore della ‘scelta’, comunque, a domande più puntuali rispondono in maggioranza di volere delle restrizioni più o meno forti. Solo una minoranza sostiene la posizione ufficiale del partito democratico: aborto libero per tutti i nove mesi. La sedicente ‘cattolica devota’ Nancy Pelosi, speaker della Camera, ha impedito innumerevoli volte che venisse presentato un progetto di legge che avrebbe fatto obbligo ai medici di prestare le normali cure a bambini nati vivi ‘per errore’, invece che ucciderli dopo la nascita o lasciarli morire di fame, freddo e disperazione come accade oggi.
L’altrettanto sedicente cattolico Presidente Biden ha immediatamente firmato un ordine esecutivo (paragonabile ai DPCM di contiana memoria) per ‘proteggere’ il presunto diritto di aborto e per incentivare l’uso indiscriminato della pillola abortiva spedita per posta.
Qual è l’effettiva volontà della popolazione lo si potrà constatare alle elezioni di medio termine, a novembre, dato che proprio questo tema sarà centrale nella competizione. Un certo peso, non si può sapere quanto importante, lo avrà poi il fattore economico: a differenza che in Italia, dove la procedura si effettua negli ospedali pubblici, negli USA esiste una vasta rete di cliniche private che generano enormi guadagni e che ricevono anche ingenti finanziamenti federali; parte di questo denaro viene poi girato (con donazioni ufficiali e consultabili) ai politici ‘amici’ per le loro campagne elettorali. C’è quindi moltissima gente che, indipendentemente da ciò che pensa, ha interessi concreti da difendere: dai lavoratori delle cliniche che rischiano il loro posto di lavoro su su fino a chi ha in ballo affari milionari.
Insomma, i prossimi mesi saranno cruciali e forse la pretesa di parte sinistra di parlare per tutti gli elettori, o per tutte le donne, si rivelerà senza fondamento.
Un interessante dettaglio, che non troverete in alcun giornale italiano: due politiche dell’ala più a sinistra dei Democratici, Alexandria Ocasio-Cortez ed Elizabeth Warren, hanno subito suggerito al Presidente Biden di costruire Centri per aborti (negli Stati che approvano leggi prolife) su ‘terre federali’, che sono poi quelle dei nativi. La risposta è arrivata alla velocità della luce: “Non potete disporre delle nostre terre”. Per esempio, il Capo Chuck Hoskins, della Nazione Cherokee dell’Oklahoma ha dichiarato: “I cittadini cherokee hanno le loro opinioni in proposito, non è tempo per i politici di usare questi temi per demonizzare le tribù e spaccare la cittadinanza.”
16/7/2022







