Il Sud discriminato anche nel Recovery plan

Una suggestiva immagine notturna da satellile del Sud Italia. Bello è, ma soprattutto ‘lanciato’ verso un Mediterraneo che adesso ‘non può non crescere’, perché al centro di un’area ‘euro – afro – asiatica’ che si presenta come un mastodonitco crogiuolo di attività economiche e produttive. Per questo lo stesso governo sta guardando ai porti, alle vie di uscita da essi verso l’intermodalità diretta versi i treni e il gommato. Palermoparla lo spiega daanni… Di certo vi è una forte gelosia a livello internazionale veso la crscita el Mediterraneo e la stessa Italia che – a qusto – punto ha le carte per egemonizzarla. Il gioco, insomma, si fa grosso, anche se …non si dice.

Tanto per cambiareanche la strombazzata ripartizione del Recovery fund (ammesso che la manovra sia giusta e conveniente all’Italia) discrimina e penalizza il Sud. Per far riprendere un territorio storicamente penalizzato dal fatidico ‘gap’ gli si sarebbe dovuto ‘dare di più’. Invece, solo il 40%.  Qualcuno parla di un reale 34%.

E’ evidente che le risorse destinate all’Italia siano state ripartite in maniera iniqua con il risultato di trasferire al Nord 60 miliardi che sarebbero spettati al Sud. Lo avrebbe determinato la stessa logioca con cui si è mossa l’UE.

Anche i sindaci più ‘antipatici’ ai liberisti – che di solito prevalgono nel Meridione – sono insorti con toni decisi e indignati.

Sono ben 500 i sindaci del Mezzogiorno, tra cui i primi cittadini di Napoli Luigi De Magistris e di Palermo Leoluca Orlando, che …l’hanno pensata bene ed hanno scritto nelle scorse settimane alla presidente della Commissione europea – la ‘magica’ Ursula von der Leyen – chiedendo unvincolo di destinazione” per le risorse che spetteranno all’Italia.

Quello del governo italiano è stato definito uno “scippo”. Ma com’è stato concepito?

“Bruxelles – ha spiegato De Magistris – aveva impartito una chiara indicazione sui criteri di distribuzione delle risorse basati su Pil, popolazione e disoccupazione”.

I Criteri, a dire il vero, erano stati pensati per decidere la ripartizione dei 750 miliardi del Recovery tra i diversi Paesi dell’Ue…

Secondo i sindaci del Sud, però, si trattava di una ‘ratio’ che – con evidenza – andava rispettata fino in fondo. Una precsia indicazione, insomma: i criteri avrebbero dovuto essere applicati anche per stabilire quanti soldi sarebbero andati alle diverse regioni o aree geografiche.

Ebbene, in base a quei parametri, al Mezzogiorno ne sarebbe spettato il 70%, circa 140 miliardi.

“Invece – incalza De Magistris – il governo Draghi, sotto la spinta di una componente fortemente settentrionale, ha corretto i criteri e ha assegnato al Mezzogiorno solo il 40% dei 200 miliardi disponibili…”

Trattasi appena di circa 80 miliardi: 60 in meno, dunque.

Qualcuno fa notare che siamodi fronte ad uno schiaffo non solo all’Europa ma allo stesso Parlamento italiano. Le cui commissioni competenti di Camera e Senato avevano raccomandato che si andasse oltre quello che è stato deciso. C’è chi parla anche di un ‘reale’ 34 per cento, nonostante lo stanziamento ‘al sud’ sia stato annunciato con molta enfasi…

Ebbene, sia la Camera che il Senato si erano espressi chiaramente per uno stanziamento maggiore al Meridione. Ciò, non solo per tentare di recuperare qualcosa – almeno in questa occasione – del divario nella storica dislocazione ‘dualistica’ dell’economia nazionale, ma anche perché – come si dice sempre senza prenderne atto – ne beneficerebbe tutto il territorio nazionale (ogni 100 euro speso in investimenti al Sud porta un ritorno di 40 euro al Centro Nord).

Ed ecco com’è andata… Raccomandazioni simili a quelle appena espresse erano state avanzate anche da parlamentari di Forza Italia, del Pd e, addirittura, della Lega.

Si è trattato, però, di parlamentari singoli. I partiti, al contrario, si sono guardati bene dal ‘trascurare’ gli interessi dei consueti forti potentati del Paese. Ovvero dei poteri nordisti che hanno fatto di tutto per dimostrare che ogni euro speso al Sud fosse sprecato.

Più fondi, dicono al Sud, non ci avrebbero portato il lusso. A noi servono solo per innescare finalmente situazioni di crescita e limitare la ‘fuga’ dei giovani, un’emigrazione ormai fuori dalla storia, specie da quando – quasi per paradosso – anche il Sud è diventato terra d’immigrazione, meta di gente ben più povera… E quanto ci sarebbe da dire anche su questa invasione, sul poco e male che si fa, sia per limitarla, sia per lo sviluppo dell’Africa. Un’altra crescita che significherebbe ‘crescita per tutti’, in testa lo stesso Nord Italia e gli stessi territori oltralpe…

Fra le ‘paroline d’occasione, i ‘preziosi’ neologismi, i nuovi acronimi, saltano fuori anche i Lep: sono i Livelli essenziali di prestazione (sanità, scuola, trasporti). Al Sud sono tutti risaputamente al di sotto del minimo della vivibilità. Trattasi di livelli che dovrebbero essere adeguati e non discriminare ancora i nati a Brescia o a Crotone. Lo chiede da sempre la Costituzione, finora, tanto per cambiare, apertamente trasgredita.

Adesso si spererebbe che ad occuparsene fosse l’Europa Unita, perché per l’Italia il Sud deve continuare ad avere – fra le tante ‘sofferenze’ – i vecchi non curati che muoiono e i paesi irraggiungibili per mancanza di strade!

A parte che c’è chi osserva che ci fosse più solidarietà spontanea fra i paesi europei prima dell’UE, disponiamo adesso di fondi europei che potrebbero evitare che tutto rimanesse con l’Italia dei privilegiati e l’Italia dei sottomessi.

“Qui –ha urlato qualcuno – si usa il virus per togliere la vita a tutti gli altri!”

Adesso, comunque, le Regioni meridionali stanno provando a mettersi insieme e ribellarsi, rivolgendosi alla Corte costituzionale con l’appoggio dell’Europa. Alla presidente Von der Leyen una lettera è stata inviata dal Movimento per l’equità territoriale, un ‘pezzo della società civile’ che non si arrende. Vi si chiede che neppure un euro del Recovery plan sia concesso all’Italia se questa non rispetti le indicazioni europee verso il Sud.

Le sedici regioni continentali più ricche (comprese quelle italiane del Nord) hanno chiesto – invece – di gestire direttamente i fondi scavalcando i governi.

Fate voi…

(Testo da varie fonti ricostruito e completato da Germano Scargiali)

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