Venerdì scorso, 23 marzo 2018, a Catania, all’età di 77 anni, se ne è andato in sordina come era vissuto negli ultimi anni, a causa di patologie difficili da gestire che gli hanno invalidato l’esistenza e annientato la gioia di vivere e l’esuberanza che lo aveva caratterizzato per tutta la vita . Gaetano Mustica, avvocato di professione e scrittore per vocazione, era un intellettuale che amava circondarsi delle migliori intelligenze catanesi facendo della sua bella casa con terrazzo-giardino di piazza Lanza un salotto letterario sempre disponibile ad accogliere scrittori ed artisti .
Gaetano era un brillante conversatore, ricco d’immaginazione e di esperienze cosmopolite, con cui era impossibile annoiarsi. Aveva viaggiato molto ed in paesi anche lontani, assimilandone le culture che facevano parte della sua vita quotidiana: dall’arte culinaria alla letteratura, la sua vera passione. Conosceva i grandi scrittori perché aveva sempre letto le loro opere ed era felice di aprire quegli orizzonti letterari anche agli amici a cui prestava con piacere i libri che teneva nella sua biblioteca. Nell’ultimo periodo mi aveva parlato dello scrittore Eshkol Nevo di cui aveva letto “Tre piani” e del premio nobel Kazuo Ischiguro che saranno le mie prossime letture.
Gaetano ha esordito nella narrativa nel 2000 col libro “Una diviso Due” (Hefti editore, Milano), dove si rivela narratore “multanime”, in racconti stesi in musiche e fantasie espressive da “fescennini”. Tre anni dopo pubblica con l’editore Ernesto Paleani di Cagli, “Fiabesco, fole per tutte le età e per tutti i gusti illustrate da Katia Mensà”. Il libro è dedicato alle due nipotine Sophia e Marina ed è con fantasiose narrazioni che l’Autore intende raggiungere l’animo dei suoi piccoli lettori nonché del pubblico adulto. A breve distanza di tempo, con lo stesso editore, l’avvocato-scrittore pubblica “Il giardino delle rose perdute”, una libro ricco di poesia, in cui l’Autore rivede la sua infanzia e la sua giovinezza e ne rivive i momenti più belli e toccanti.

Nello stesso anno appare “Epos siciliano, miti e pupi rinverditi” per i tipi dell’editore Bonanno. “Miti e pupi sono ormai riposti ed obsoleti – si legge in quarta di copertina – nella muffita soffitta della nostra memoria; soffitta delle carabattole tralasciate e dimenticate, tettomorto nemmanco di ridotti lacerti, ma proprio di povere lacinie, vere sfilazze in disfacimento col tempo, non, dunque teca dei ricordi spolverata di tanto in tanto per evitare che vada… in polvere. E così l’humus culturale si impoverisce, le radici seccano e l’Identità di Siciliani si avvia a diventare figlia di… Nessuno”.
Nel biennio seguente vedono la luce “Favolario”, “una salutare pausa, una medicamentosa alchimia mentale – scrive la giornalista Milly Bracciante nella prefazione – nel caos da delirio che viviamo nella quotidianità. E’ favoloso parlare di favole in un tempo in cui non è dato più di sognare…”; e “Le storie della storia, da Adamo ed Eva a Claretta e Benito”: “ se la storia, talvolta, racconta fatti veri, ma che per la loro stranezza o eccezionalità potrebbero sembrare inventati …allora la narrazione diventa fantastica e i fatti diventano miti, leggende e il narratore da ‘storico’ si cangia i panni col ‘favolista’, e la Storia s’alza da terra e vagola per l’aere, leggera come una favola…”.
Questa è la cifra della scrittura, la particolarità stilistica che caratterizza le opere di Gaetano Mustica; lo stesso vale per “Eroticaria”, racconti erotici “un’opera intrigante, sin dal titolo in cui l’Autore s’appalesa – scrive Elvira Torrisi – anche come abile “croupier” nel gioco sensuale…”. Anche qui c’è il trionfo della fantasia e dell’invenzione che annullano la ragione per dare libero sfogo all’Arte e alla gioia di vivere.
L’ultima pubblicazione si intitola “Il diwanetto” di cui riportiamo il giudizio critico del prof. Michele Vallaro, ordinario di Lingua e letteratura araba presso l’Universià Kore di Enna:
“A una prima occhiata questo “Diwanetto” potrebbe richiamare alla mente – scrive Vallaro – certe fascinose finzioni letterarie quali l’Ossian del Macpherson, il Mirza Schaffy del Bodenstedt, il Hasân-el-Tarâs di quel raffinato gran signore che fu Alberto Denti di Pirajno. Ma qui la cosa è diversa: Gaetano Mustica è contemporaneamente Ossian e Macpherson, Mirza Schaffy e Bodenstedt, el-Tarâs e Denti di Pirajno. Il suo pirotecnico affabulare, mirabolante anche dal punto di vista linguistico, crea mondi policromi e poliedrici che fanno pensare a Decameroni rappresentati con miniature persiane o Mille e una notte raccontate da Antonello da Messina…”.
Questo scritto vuole essere un doveroso tributo di affetto e di stima per lo scrittore e amico Gaetano.
Pippo Algozino
(Corrispondenza da Catania)








