Anche in Trentino vince la destra: Fugatti (Lega) è il nuovo governatore

Matteo Salvini alza il braccio in segno di di vittoria a Maurizio Fugatti, neo governatore a Trento.

Le cronache della giornata sull’esito del voto (Tv) hanno cercato di “sfumare” sul risultato,  dando lezioni di (troppo alta) politica: governo alternato fra Trentino e Alto Adige, semplice avanzata della “coalizione” della destra… Ma la verità “secca” e che Maurizio Fugatti della Lega, col 46,74% è il nuovo governatore del Trentino, dove il partito è diventato il primo con il 27,09%.

Continuino a rassegnarsi i già “disperati” sostenitori della “sinistra” storica e relative idee o ideologie… La gente è stanca: chiamali populisti, chiamali realisti, di’ che non hanno capito che cosa significhi essere, invece, “progressista”, ma la gente vota “a destra”. E lo fa …dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. Ciò lungo i paralleli, ma anche lungo i meridiani e la realtà non cambia: la gente si è “rotta” di decenni di demagogia e di errori, di ideologia che hanno rallentato la crescita, soffocato la libertà della cultura, consentito le grandi sacche di povertà che oggi occorre rivitalizzare per innescare lo (odiato?) sviluppo.

Con buona pace, insomma, per i fans della …decrescita felice. Un concetto, come altri, innaturale e astorico, estraneo alla moderna ineliminabile logica del sistema, per cui la crescita non solo è inarrestabile, ma dev’essere consistente per il bene della democrazia, cioè per assicurare le dignitose condizioni di vita del popolo instauratesi con la rivoluzione industriale. Da qui mille teorie cervellotiche, che fanno anzitutto il gioco dei potenti monopolisti, che vogliono guidare la mondializzazione, facendo propria la produzione dei beni del “primario” e trovano un’alleata nella demagogia pauperistica delle teorie ottocentesche sul progressivo impoverimento generale… Il loro primo “must” è provocarlo…

Il Trentino e l’Alto Adige consegnano a Matteo Salvini un bottino di consensi da spendere in chiave governo, ma anche in Europa. È il risultato delle elezioni “provinciali”, molto particolari, del Trentino Alto Adige…

“Vuol dire che la gente è soddisfatta di quello che la Lega ha fatto nei primi quattro mesi di governo”, così commenta il primattore della giornata: il vicepremier Salvini, incassando l’elezione del governatore leghista Maurizio Fugatti col 46,74% in Trentino, dove il partito è diventato il primo (27,09%).

Dai 5Stelle sembrerebbe, invece, che sia meglio “fuggire”, visto  che, tecnicamente, la maggior sorpresa della giornata viene dalla lista del 48enne ex grillino Paul Koellensperger, fondata appena 3 mesi fa.

E’ un epilogo in Alto Adige (11,1%) con cui guadagna un’ipoteca per entrare in Giunta. “Un mandato – sottolinea Fugatti – forte come auspicato”. A spiegare oggi come questo voto fosse in nuce un’Opa sul voto Ue di maggio è l’europarlamentare Mara Bizzotto: “Alle europee del 2019 faremo il cappotto finale”.

Fra i leghisti a esprimere soddisfazione ci sono il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, la ministra per gli Affari regionali, Erica Stefani, che definisce la Lega come capace di “…convincere sui propri temi, oltre i confini dov’era nata”, il governatore del Veneto Luca Zaia, che sottolinea “…il gran lavoro fatto da Salvini”, quello della Lombardia, Attilio Fontana, che parla di “…unico partito che riesce a rappresentare la necessità di cambiamento”, quello del Friuli Venezia Giulia che osserva come si tratti di un …risultato storico a Bolzano.

In Trentino il voto significa anche la sconfitta del centrosinistra autonomista, arrivato alle urne diviso, che governava sul territorio da vent’anni. Il candidato Pd, l’ex senatore Giorgio Tonini, resta fermo al 25,40% e il governatore uscente, Ugo Rossi (Patt), al 12,42%.

“Ecco l’ennesima conferma che bisogna cambiare. Il Pd deve cambiare”, sbotta il governatore del Lazio e candidato alle primarie, Nicola Zingaretti.

“La caduta della sinistra anche in Trentino dimostra che non esistono più le regioni rosse” ribatte, invece, Francesco Giro, senatore di FI. Il suo partito, però, in Trentino si ferma al 2,82% e in Alto Adige addirittura all’1%. Percentuali omeopatiche le definisce in Tv Vittorio Feltri, includendovi la “magra” del PD…

E’ un dato, quest’ultimo, che scoraggia la deputata Michaela Biancofiore che ha rimesso il suo mandato di coordinatrice territoriale nelle mani di Berlusconi. Aspettative deluse per il candidato M5s in Trentino Filippo De Gasperi che non ha visto giungere il suo partito alla doppia cifra sperata, ma al 7,23%, con un 2,4% in Alto Adige.

“Il M5S c’è. Senza fare alleanze, incassare grossi finanziamenti per la campagna elettorale e avere il sostegno dei media”, è comunque il commento del ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro.

In Alto Adige, frattanto, la Svp perde quasi 4 punti, ma non crolla come gli amici della Csu in Baviera.

“Con il 42% – commenta il governatore Arno Kompatscher – la Svp ottiene un eccellente risultato, se si bada al contesto europeo”

La vera sorpresa, però, resta la lista del 48enne ex grillino Paul Koellensperger, fondata appena tre mesi fa.

“Ci siamo presentati con una visione autonomista ed europeista – dice Koellensperger – e siamo stati premiati dai cittadini. Esiste, finalmente, un’alternativa alla Svp”. Per la futura giunta, “gli accordi tra Svp e Lega io sono già a buon punto, anche se vedo assai difficile per la Volkspartei governare a Bolzano col Carroccio, poi presentarsi alle europee con questo partito antieuropeista”.

Europeista, autonomista e sostenitore della pacifica convivenza: questo il profilo di Kompatscher in vita del futuro partner di coalizione. In merito all’accusa di anti europeismo il leader locale della Lega, Massimo Bessone, precisa: “Non vogliamo uscire dall’Europa, ma riformare questa Europa, perché non è a favore dei cittadini, ma delle banche e dei poteri forti. Altre cose che ci legano alla Svp, dall’autonomia al federalismo”.

Resta così sullo sfondo l’ipotesi, anche remota, di una giunta semaforo centrista e europeista con Svp, la lista Koellensperger, mentre i Verdi e il Pd garantirebbero la presenza italiana.

Una roccaforte da sempre schierata a sinistra (Svp) cambia, così, colore, segno che la gente ha ormai “capito” molte cose…

Aldo Brandini

(Da Roma)

Nota. Una verità di base: La Lega, partita come una sorta di follia diventa un punto di forza della politica italiana, tanto da rappresentare l’Italia in Europa e da far diventare più italiani per un verso i meridionali e per un altro persino i sudtirolesi… Nel corso di tale “escalation” di qualità un ruolo decisivo l’ha certamente giocato quella sorta di “regime” instaurato dalla sinistra e gli “errori di base” da essa commessi. Era una sinistra filo -marxista e ha ceduto – anche all’estero – alle lusinghe di poteri assolutamente “esogeni” rispetto all’interesse popolare…

L’insistere nel non condannare ufficialmente il marxismo, né di recidere quei legami, con l’intraprendere una strada socialista più libera dai pregiudizi ideologici, che la storia ormai ha condannato drasticamente, sta determinando la caduta verticale degli ex comunisti in Italia ed anche all’estro, al di là di loro sostanziali ripensamenti e ravvedimenti, talmente parziali da non essere neppure visibili…

Probabilmente la dirigenza di partiti, come il Pd o peggio, “non riesce a pensare” se non nei termini della vecchia ideologia, mentre lo stesso Renzi (che in realtà scontenta tutti) non è in grado di parlare e veder chiaro in quella che potrebbe essere “la novità” di un pensiero concepito per portare avanti la voce delle classi lavoratrici: sarebbe, questo, il ruolo primario di una sinistra che “tiene”, purché lo si giochi in modo realmente interlocutorio (dialogo) e costruttivo. Purché si ammetta che “esiste” anche un differente modo di pensare e che abbia anch’esso pieno diritto di cittadinanza. Forse, però, la vecchia classe dirigente non sarà mai matura all’uopo: occorrerebbe che comprendesse – e, ripetiamo, non è in grado – di non disporre delle insegne di alcun santone…

(G. Scargiali)

 

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