Dopo aver ottenuto il “nulla osta” per gli interventi in Kurdistan, ora la Turchia lo vuole per il suo periodico rapporto con la Grecia ai fini della gestione di Cipro. Sia la NATO, sia la UE si trovano in un momento difficilissimo per il quale c’è la potenziale minaccia di “evaporazione” delle due consorterie economiche e militari. Per dare mano libera in Cipro, come è stato fatto in Kurdistan, la NATO dovrebbe chiudere un occhio sulle opzioni che la Turchia vuole avere sull’isola, ovviamente a danno della Grecia. In questo caso l’eventuale difesa militare di Cipro costerebbe alla Grecia la condanna della NATO e quindi una rappresaglia – speriamo solo amministrativa – contro la medesima ma da ciò probabilmente ne conseguirebbe l’uscita della Grecia dalla consorteria NATO e la sua chiusura delle relazioni col mondo UE per avviarsi verso Est. La stessa cosa sta accadendo nella UE a causa dell’Ungheria che ha validissime necessità di riaprire i rapporti economici con la Federazione Russa, con particolare riguardo alle forniture energetiche: è impossibile far soffrire un popolo e condannarlo alla carestia solo per soddisfare le brame di una NATO ormai ente inutile per i suoi fini istituzionali, che senza alcuna nuova trattativa con gli alleati, è diventata la “longa mano” bellica degli USA a danno, ovviamente, degli europei (cito le guerre per il petrolio condotte contro l’Iraq, la Libia e la Siria). Nonostante questo dall’Amministrazione USA viene gridato ai quattro venti che la Russia è in forte recessione e sta perdendo la guerra in Ucraina. Solo propaganda perché la Russia ha perso solo una minima parte della sua clientela “petrolifera”, in quanto il prezzo dei suoi ottimi prodotti energetici è il più basso al mondo e tale requisito è stato per molti anni alla base dello sviluppo industriale occidentale ed ora lo è a vantaggio di altri! La lite degli occidentali contro la Russia e da qui l’embargo, sta proiettando una enorme crisi economica su tutto il resto del mondo e ciò ha evidenziato l’importanza economica della Russia, addirittura superiore alla stesso occidente. Tutto questo sottolinea l’incapacità delle amministrazioni USA e UE a gestire un conflitto nato già nel 2014 a cura dei servizi segreti di “qualche” nazione e orientato a trascinare la Federazione Russa in una guerra, la cui fantapolitica dichiarava proditoriamente perdente in anticipo. Adesso da Kiev arrivano richieste di armi più potenti e di una maggiore protezione aerea. I tapini non si rendono conto che un solo “javelin” costa 350.000 USD, i cannoni francesi “Cesar” vengono pagati 24 milioni di euro l’uno ai quali vanno aggiunti proiettili e gli inservienti, mentre per l’economico “stinger” occorrono solo 35.000 USD. Se poi si arriverà all’uso di bombe atomiche…
Quindi, il costo complessivo della diffusa crisi economica occidentale e degli armamenti richiesti da Kiev, sta diventando insopportabile perché oltre alle CENTINAIA DI MORTI INUTILI c’è l’enorme distruzione di ricchezza dovuta alle armi e alla demolizione di intere città, ecco: questa è la guerra voluta dalla NATO e dalla UE per FAVORIRE l’annientamento della minoranza ucraina russofona.
Lorenzo Romano (da Roma)







