La lezione di Libero Grassi, 35 anni dopo

Immagine dal sito di Addiopizzo

A 35 anni dall’uccisione per mano della mafia, l’associazione Addiopizzo ha organizzato per il 29 agosto una giornata di iniziative in ricordo di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991 dopo essersi ribellato pubblicamente al racket delle estorsioni. “Oggi sarebbe affiancato da centinaia di colleghi che in questi anni si sono liberati da ogni forma di taglieggiamento. Tuttavia la recente recrudescenza di intimidazioni e richieste estorsive registrata nelle borgate palermitane di San Lorenzo, Tommaso Natale e Sferracavallo conferma quanto il fenomeno delle estorsioni resti ancora insidioso, presente e diffuso. Per questo la giornata del 29 agosto continua a rappresentare un’occasione per interrogarsi su cosa sia rimasto dell’esempio di Libero Grassi, sul valore delle scelte di chi trova il coraggio di denunciare e sulle difficoltà che ancora oggi accompagnano questo percorso”, si legge nella nota del comitato.

L’adesivo di Addiopizzo


“L’escalation di danneggiamenti, minacce ed estorsioni che negli ultimi mesi ha colpito numerosi commercianti del territorio di Tommaso Natale – San Lorenzo – proseguono dall’associazione antiracket – ha generato preoccupazione e disorientamento. Allo stesso tempo, però, ha trovato una risposta da parte dei magistrati e delle forze di polizia e in alcune denunce, anche se in verità ancora poche, di vittime di estorsione che hanno maturato la forza e il coraggio di opporsi ai taglieggiamenti chiedendo supporto anche ad Addiopizzo. Se c’è quindi chi non si è piegato e si è ribellato agli estorsori, per tutti quei commercianti e imprenditori che continuano a pagare in silenzio esiste oggi una seria ed ulteriore ragione per collaborare: non lasciare soli e isolati coloro che hanno detto di no alle imposizioni mafiose trasformando tale scelta in un gesto di responsabilità verso l’intera comunità”.
Addiopizzo sottolinea inoltre “che se si vuole imprimere una svolta decisiva non solo nel contrasto, ma anche per il superamento di fenomeni estorsivi e di criminalità organizzata, è indispensabile che la politica investa con decisione nel risanamento delle profonde sacche di povertà e degrado che continuano ad affliggere la città. È proprio in questi contesti che trovano terreno fertile l’illegalità diffusa e la criminalità mafiosa, mentre diritti fondamentali come il lavoro, la casa, l’istruzione e la salute restano ancora un miraggio per molti cittadini. Su questo, a meno di un anno dalle prossime scadenze elettorali, chiediamo alla politica di assumere impegni seri ed evitare promesse facili, affrontando con scrupolo e rigore un tema che continua ad investire la sua classe dirigente: quello sulla qualità del consenso. Dal ‘cattivo consenso’ – sosteneva Libero Grassi – nascono ‘cattive leggi’ e una ‘cattiva democrazia’. Parole pronunciate l’11 aprile 1991 durante la trasmissione Samarcanda di Michele Santoro e che, a distanza di trentacinque anni, conservano intatta la loro forza e la loro attualità”. Al ricordo dell’imprenditore, si unisce anche il presidente di Confimprese Palermo Giovanni Felice, da sempre in prima linea nella lotta al racket con varie iniziative della sua associazione di piccole imprese. ““Nel 1991, l’imprenditore palermitano Libero Grassi scrisse una lettera aperta al suo “caro estortore”, denunciando pubblicamente il racket e rifiutando di pagare il pizzo. Quel gesto di straordinario coraggio lo ha portato a pagare con la vita la sua scelta di legalità e dignità. In quei mesi, in Sicilia nacquero i primi movimenti antiracket, partiti da Capo d’Orlando e diffusi su tutto il territorio siciliano. A Palermo, però, Libero Grassi rimase purtroppo isolato. La sua denuncia non ricevette un sostegno unanime: mentre Confesercenti lo appoggiò, molte altre associazioni imprenditoriali non solo non lo sostennero, ma arrivarono a criticarlo aspramente. Sì, qualcuna di esse lo definì un “tammuriatore”, qualcuno che faceva tanto rumore per niente”. Il ricordo di Felice continua: “Grassi credeva che, accendendo i riflettori sulle estorsioni, si sarebbero fermate. Questo ragionamento si basava sull’idea che la mafia agisse “sotto traccia”, nell’ombra. La realtà odierna, però, mostra un fenomeno molto diverso: la criminalità organizzata sfida apertamente e pubblicamente con atteggiamenti che ricordano quelli delle gang americane degli anni ’30, con gesti plateali che vogliono imporre terrore e controllo”.

Il presidente di Confimprese Palermo Giovanni Felice

A questi fatti si aggiunge la carenza di denunce. “Nonostante i progressi fatti e le associazioni antiracket presenti sul territorio, il numero delle denunce resta ancora troppo basso – continua Felice – Non si tratta semplicemente di una mancanza di coraggio o di una presunta condiscendenza degli imprenditori, ma di un contesto molto più complesso. Denunciare significa esporsi a un “limbo” doloroso: non solo minacce dirette, ma anche il rischio di isolamento sociale e imprenditoriale, difficoltà nelle relazioni con banche, assicurazioni, fornitori e clienti. Basta che le richieste estorsive diventino pubbliche per far scattare questo isolamento, molto prima di un eventuale pagamento. Per questo motivo, molte denunce non vengono formalizzate. Il sistema degli incentivi, che negli anni ’90 puntava non solo a spingere alla denuncia ma a renderla “conveniente”, si scontra ancora oggi con difficoltà enormi. È necessario un sostegno reale che vada oltre la sicurezza fisica, includendo la stabilità economica e la tutela sociale. E questo deve avvenire contestualmente al primo danno o alla prima richiesta”. Confimprese Palermo, per bocca del suo presidente, rivolge un appello forte: “Agli imprenditori chiedo il coraggio di denunciare ogni forma di racket e intimidazione, perché solo insieme possiamo spezzare il silenzio che alimenta la mafia. Alle associazioni di categoria, alle istituzioni, alle forze dell’ordine e a tutta la comunità economica e sociale chiedo di rafforzare la collaborazione, creando un fronte comune concreto e coeso contro le illegalità. La lotta al racket non è solo una battaglia dei singoli, non è una gara a chi si mette più in vista, ma è una sfida collettiva che richiede unità, sostegno reciproco e azioni integrate. Penso che un ulteriore salto di qualità attraverso un impegno condiviso sarebbe il modo migliore per ricordare Libero Grassi e per dare un avvertimento ai tanti geometri “Anzalone” che sono tornati a girare nel nostro territorio, e ci aiuterebbe a costruire un futuro in cui l’imprenditoria palermitana torni a essere libera, sicura e protagonista dello sviluppo della città”.

Il programma delle iniziative ricordare Libero Grassi

Il programma di sabato 29 agosto 2026

Alle 7.30, in via Vittorio Alfieri, sul luogo dell’uccisione viene deposto un fiore di vinca.

Alle 11, a Sferracavallo, “Oltre le barriere – IX Veleggiata per l’inclusione sociale”: le bambine e i bambini del quartiere Kalsa accompagnati dagli educatori di Addiopizzo, saliranno a bordo delle imbarcazioni dei soci della Lega Navale Italiana, tra cui Azimut, la barca a vela a due alberi di oltre 12 metri, sequestrata dalla guardia di finanza in seguito a una operazione di lotta all’immigrazione clandestina.

Sempre a Sferracavallo, alle 17.30, celebra una messa don Luigi Ciotti nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

Alle 20,45 sul sagrato della parrocchia dello Zen, infine, proiezione del docufilm “Io sono Libero”. Si tratta del racconto degli ultimi otto mesi della vita dell’imprenditore, dal giorno della pubblicazione sul Giornale di Sicilia della lettera al “Caro estorsore”, in cui dichiara pubblicamente di non volere sottostare al pizzo, il suo omicidio e la nascita di Addiopizzo.

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