Le gemelle Alice ed Ellen Kessler hanno danzato per l’ultima volta. A 16 anni lasciarono la Repubblica democratica tedesca (quella comunista per intenderci), per diventare ballerine, e con la loro indubbia capacità di cantare e recitare, divennero soubrette apprezzate in tutto il mondo. Non poco giocò la loro bellezza e il fatto che si esibissero sempre insieme. Simili nel corpo, nelle dichiarazioni, nella vita; fino a non potersi distinguere; e anche questo era una ragione del loro successo. Sappiamo dell’affiatamento tra gemelli, ma qui sembra che quel cliché “unitario” sia diventato il senso della loro vita. Mai sposate; mai madri! Avevano fatto tutto insieme; nate, vissute e insieme morte… suicidatesi nella loro comune abitazione a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. Volevano anche essere sepolte in un’unica urna con la madre Elsa e il cane Yello nella tomba di famiglia priva di segni religiosi; ma almeno questo la legge bavarese lo proibisce. Le motivazioni delle loro decisioni le hanno più volte dichiarate ai media; ovvero il rifiuto della sofferenza e l’impossibilità di sopravvivere della superstite quando l’altra fosse defunta, perché una vita senza la sorella non avrebbe avuto senso. Da anni si erano rivolte a una associazione che si occupa di suicidio assistito, i cui rappresentanti erano presenti al momento della morte e testimoniano della loro volontà di morire insieme, nel rispetto della mortifera legislazione tedesca in materia.
Non possiamo condividere simili scelte e facciamo nostro il commento fatto da Iva Zanicchi dall’alto dei suoi 85 anni: «Ogni caso va letto a sé e noi non conosciamo bene le cose ma a me la notizia della loro scelta sconvolge. La vita è per me così sacra e così preziosa che bisogna avere, diciamolo pure, il coraggio di viverla fino all’ultimo istante, perché è un dono prezioso». Sì, sacra e preziosa, dal concepimento alla fine naturale! Né lei, né noi, intendiamo esprimere quel giudizio sulle persone che solo Dio può dare; dobbiamo soltanto affidarle alla Sua misericordia e pregare per la loro anima. Ma quella scelta è e rimane sbagliata!!!
Aldilà di essa, il capitolo più raccapricciante è quello dei commenti piovuti a cascata dal solito club di artisti, intellettuali e giornalisti che lavorano al lavaggio del cervello della nostra povera società. “Rispetto per la scelta”, “prova di libertà”, “nuovi diritti”; e ancora: toni celebrativi e romantici, quasi come per la loro ultima esibizione di successo. Anche i titoli: “morte insieme”. Come se fosse la naturale, logica e inevitabile conseguenza di vivere insieme. Chi ha avuto il coraggio di scrivere: “suicidate insieme”? Sarebbe suonato più duro, ma anche più vero.
Tanto compiacimento, tanta esaltazione mediatica, servono a preparare il terreno all’eutanasia anche in Italia. Il dibattito politico sul tema è già acceso e alcune regioni hanno fatto da apripista con leggi locali, forti anche di alcune sentenze della magistratura. L’eutanasia è la fuga dal dolore, da qualunque dolore che il soggetto ritenga insopportabile. Chi giunge a tale scelta è solitamente solo, non ha adeguate cure palliative, ma soprattutto ha dimenticato Dio e l’esistenza di una vita ultraterrena. Dobbiamo essere noi cristiani a ricordare al mondo che senza Dio nulla ha senso; né il dolore né la vita stessa.








