Pensieri liberi su qualcosa che non c’è ma sarebbe bello ci fosse.
Uno dei miei pensieri fissi è l’unità dei cristiani, se guardiamo davvero al Vangelo, scopriamo che il centro della nostra fede è più semplice e più condiviso di quanto la storia delle divisioni faccia pensare.
Il cuore è questo: la grazia di Dio ci precede, la fede risponde, e la giustificazione — il dono per cui Dio ci rende giusti — viene da Cristo, non dai nostri meriti.
Su questo, oggi, tutte le grandi tradizioni cristiane stanno convergendo. La dichiarazione cattolico-luterana del 1999 lo afferma con forza: siamo salvati per grazia mediante la fede, e le opere sono il frutto di questa salvezza.
E allora ci accorgiamo che molte delle nostre divergenze non toccano il centro.
Le grandi differenze riguardano liturgie — financo aspetti sacramentali — tradizioni, discipline, dogmi secondari e strutture di potere nate nei secoli.
Sono realtà importanti, ma non sono il Vangelo.
Spesso derivano più dalle vicende umane che dalla volontà di Dio.
Il Vangelo mette al centro altro:
la relazione personale con Dio,
la consapevolezza di essere creature amate gratuitamente,
la carità verso il prossimo,
la libertà interiore dalle cose che passano,
la fiducia che la misericordia di Dio ci sostiene sempre.
Se i cristiani tornassero a questo nucleo essenziale, l’unità sarebbe più vicina e più vera.
Potremmo mantenere riti diversi, lingue diverse, tradizioni diverse: non sarebbe un problema.
La diversità diventa ricchezza quando condividiamo lo stesso fondamento.
Perché ciò che ci unisce davvero non è un modo di celebrare, ma lo stesso Signore che ci salva e lo stesso Spirito che ci dà vita.
Ritrovando questo, ritroveremo anche noi stessi.








