Mediterraneo sempre più protagonista: Cresce la consapevolezza di quanto sosteniamo e auspichiamo da molto tempo su Palermoparla. Il problema, in questo caso come in altri, è che non bastano le buone intenzioni, la consapevolezza acquisita di popoli del Mediterraneo. La ripresa economica e politica di tale parte del mondo – protagonista della storia – dipende da equilibri internazionali che hanno, specie in tempi di globalizzazione,hanno una caratura planetaria.Molti sono i “nemici” della nuova crescita del Mediterraneo. Ma andiamo con ordine…
Nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati (p.zza Campo Marzio, 42), si è tenuto a luglio il convegno “Le Macroregioni europee del Mediterraneo e l’area dello Stretto“.
Prosegue un percorso che coinvolge Associazioni, Sindaci e oltre un centinaio di professionisti e di esperti. Tale percorso vuole essere occasione di approfondimento a più voci, con l’auspicio di poter contare in primo luogo sull’adesione dei Presidenti delle Regioni e dei Sindaci delle Città metropolitane, naturali protagonisti di un disegno di sviluppo dell’intero Mezzogiorno, del Mediterraneo e dell’Europa.
Il Mediterraneo, considerati i legami storici tra le popolazioni rivierasche, rappresenta lo spazio ideale per realizzare nuove forme di governance che mettano insieme gli interessi comuni a più regioni attraverso azioni sinergiche: da luogo emblematico di conflitto tra civiltà, deve diventare – e probabilmente lo diventerà – area della cooperazione economica e del dialogo.
Questa forma di Neo rinascimento del Mediterraneo (di cui parliamo spesso) diverrà il motore – come accennato sopra – dello sviluppo del Meridione, ma anche dell’intera Italia e dell’Europa intera. E’ sperabile che l’UE faccia proprio questo concetto e metta da parte certe gelosie che, purtroppo, si intravedono con chiarezza. Non c’è dubbio che, in conseguenza delle grandi scoperte geografiche, l’asse della politica mondiale si sia spostato per oltre cinquecento anni verso l’oceano, coinvolgendo solo l’Europa atlantica e i paesi limitrofi. Più congressi parlano in questi anni del nuovo tema. Adesso la clessidra della storia sta per capovolgersi.
La Sicilia
“La Sicilia – ha affermato il Prof. Cosimo Inferrera, presidente dell’AEM, Associazione Europea del Mediterraneo – soprattutto per storia, apertura alle diversità, capacità di metabolizzare l’ibridismo culturale si candida ad essere naturale centro di incontro, piattaforma logistica dove allocare servizi di interesse a disposizione delle diverse realtà. Si tratta adesso di promuovere azioni sinergiche da parte degli enti territoriali per favorire opportunità che i nuovi assetti geopolitici nel Mediterraneo possono offrire per dare alla centralità geografica una dimensione politica”.
Le Macroregioni
“Le Macroregioni – ha proseguito Inferrera – rappresentano uno strumento idoneo ad agevolare la cooperazione transfrontaliera proiettata in un’ottica di maggiore coesione economica: dunque migliori relazioni tra regioni di confine per più efficaci garanzie di diritti e di iniziative di sviluppo congiunto che riannodino legami socio-culturali.”
Il panel di partecipanti e relatori era formato da: Peppino Abbati, Segretario gen. AICCRE Puglia, già Consigliere Regionale Puglia; Giovanni Allegra, Sindaco di Raddusa; Milena Bertani, Esperta fondi Europei, AICCRE Lombardia; Fabio Brunetto, Presidente BeGov Sede Milano; Mario Primo Cavaleri, Giornalista e Scrittore; Mina Cappussi, Giornalista Presidente Associazione Un Mondo di Italiani; Simona Ciullo, Segretario Generale MFE Puglia; Michele Comparetto, Architetto Torino; Carmelo Cutuli, Presidente CONFASSOCIAZIONI Comunicazione; Antonino D’Asero, Presidente AICCRE Sicilia, già consigliere regionale; Francesco Finocchiaro, Ingegnere dei trasporti; Francesco Forte, Verde Italia; Giorgio Goggi, Prof. a.r. Urbanistica e problemi del traffico Politecnico di Milano; Rocco Giordano, Prof. Economia trasporti UniSa; Elisabetta Giudrinetti, Giornalista Direttore TSD Tv; Tiberio Graziani, Presidente Vision and global Trends; Cosimo Inferrera, Prof. ord. a.r. Anatomia Patologica UniMe, Socio emerito Accademia Peloritana, Presidente C-MMO A.E.M.; Maria Maccarrone, Architetto del paesaggio IUAV; Pierpaolo Maggiora, Architetto Torino; Michele Marino, Presidenza Consiglio Ministri – Dipartimento protezione civile; Carlo Melis, Segretario generale AICCRE Sardegna, già assessore di Quartu; Michele Minissale, Avvocato; Arianna Minoretti, Ingegnere capo, Dipartimento statale di ponti Amministrazione Pubblica dei Trasporti Norvegese; Aurelio Misiti, già Preside Facoltà Ingegneria Uni «La sapienza» Roma già v. Ministro MIT; Giovanni Mollica, Ingegnere; Sebastiano Montali, già Presidente della Regione Lazio già sottosegretario di Stato governi De Mita e Andreotti; Francesca Moraci, Prof. ord. Urbanistica Università di Reggio Calabria; Alfredo Lisi, già governatore Distretto Italia, Kiwanis International; Valerio Oliveto, Presidente Nazionale BeGov; Paolo Pantani, Dirigente a.r. Comune di Napoli; Annika Patregnani, Presidente biennale Habitat; Andrea Piraino, Prof. ord. Diritto Costituzionale UniPa; Gianni Pittella, Senatore Repubblica Italiana; Pippo Previti, già Presidente Consiglio Comunale Messina; Carlotta Previti, Assessore Comune Messina; Paolo Russo, Deputato Repubblica Italiana; Filippo Romeo, Ricercatore Vision and global Trends; Giovanni Saccà, Esperto CAFI; Gino Sciotto, Presidente FAPI; Marco Siclari, Senatore Repubblica Italiana; Enzo Siviero, Prof. ord. a.r. Tecnica delle Costruzioni IUAV Rettore Università e Campus; Antonio Troisi, docente Università di Foggia rs.; Luciano Valaguzza, Presidente AICCRE Lombardia; Giuseppe Valerio, Presidente AICCRE Puglia; Giuseppe Vermiglio, Prof. Ord. Diritto alla navigazione, CUST UniMe; Emilio Verrengia, Presidente AICCRE Calabria.
Il Convegno ha visto il coinvolgimento organizzativo di A.E.M. Associazione Europea del Mediterraneo, C-MMCO Comitato Macroregione Mediterranea Occidentale, A.E.C., Accademia Peloritana Università di Messina, AICCRE Calabria, Lombardia, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Aitef, BeGov, Biennale Habitat, CAFI, Consorzio Pro Ofanto, FAPI, MFE Puglia, Un Mondo di Italiani, Verde Italia, Vision & Global Trends.
(Da un comunicato da noi parzialmente riscritto e impaginato)
Nota
Il tema delle imminenti prospettive del Mediterraneo è stato più volte affrontato negli ultimi tempi. Né sono mancati tentativi per accelerare un fenomeno che è già nella storia, è già nei fatti…
Quando la Regione siciliana era presieduta da Salvatore Cuffaro, non per suo meriti (ma egli vi credette con slancio), si tenne un grande convegno a Palermo (Villa Malfitano) in cui erano rappresentate tutte le regioni mediterranee, allargate a quelle atlantiche del Portogallo (es. Isole greche, Calabria, Puglia, Tripolitania, Cirenaica, Algarve…). Avevano formato un organo, previsto nel trattato di Lisbona (che buttò le fondamenta dell’UE). Dopo poco tempo, però, tutto ciò non ebbe alcun seguito.
Il fatto è che le prospettive di un “Neo Rinascimento del Mediterraneo” risalgono all’alba del 2000. C’è chi lo dà già in atto e lo data dal riconoscimento della Dieta mediterranea da parte dell’Unesco, come patrimonio dell’umanità.
Questo appena riportato è il pensiero dei più ottimisti. Ma il raddoppio del Canale di Suez, facilitando il traffico del gigantismo navale e dei trasporti intermodali, distraendo molte navi dalla rotta atlantica, sembra stia dando ragione agli ottimisti
La prospettiva di un “boom” del Mediterraneo è più che possibile e imminente, se non in corso. Il vero problema è che ha degli acerrimi nemici. Il problema non sta nella formula da adottare, nelle decisioni da prendere, nella formazione di una mentalità comune fra i popoli frontalieri. Anche tutto ciò… Sì, ma non è questo che fa la differenza…
I “nemici” sono rappresentanti dalla politica atlantica (USA, RU ed anche Francia), responsabile – fra l’altro – del mancato sviluppo dell’Africa. Ma anche dalla gelosia dell’Europa Continentale, che vedrebbe sminuito il suo ruolo o, addirittura, dovrebbe cedere uno scettro che tiene in mano dall’indomani delle scoperte oltre mare. Basti dire che, quando si doveva indicare una città “guida” del Mediterraneo e sembrò si facesse qualcosa di concreto, l’Italia propose Milano. La Francia presentò la più plausibile Barcellona. Ma altro che centralità della Sicilia. Palermo sognò per un attimo: per il momento sono solo sogni o meno che sogni…
Si noti come viene ostacolata e taciuta la posizione del grande porto naturale di Augusta come “porta dell’Europa“, ruolo sacrosanto, specie se si si accelerasse finalmente la costruzione del Ponte sullo Stretto. Neanche se la Sicilia avesse politici di grande polso e di grandi agganci internazionali sarebbe facile giocare il ruolo – altamente logico e dovuto – che le spetta per la sua centralità mediterranea.
Ma tutto ciò che prevediamo, dopo il raddoppio di Suez e la prospettiva della riapertura delle “antiche carovaniere” (via della seta), quasi certamente accadrà. Occorrerà attendere: è già nella storia e nella geografia. C’è
(Gemano Scargiali)








