Musica: Katia Fiorentino “Trio in unum”

 

E’ più intuitiva l’altra generica categoria musicale “musica classica” nel cui contenitore potrebbero confluire l’operistica, la sinfonica, la cameristica, fino alla polifonia corale e forse anche la dodecafonia schönberghiana, qualora la si dovesse considerare come momento di cessazione di quello che viene considerato appunto “classico”, che il genere “jazz”.

UNUM” del trio Katia Fiorentino (contrabbasso Flavia Ostini, batteria Cecilia Sanchietti, Katia Fiorentino piano) viene percepito dall’ascoltatore come un “continuum” in quella unità compositiva con cui è stato scritto.

Il piano entra in un giro musicale che per sua natura potrebbe continuare all’infinito velato da una sonorità malinconica di tipo mahleriano con una respirazione polmonare ampia ma contenuta in binari fermamente saldi, i quali binari evitano l’espansione aerea che un “trio” da solo, non potrebbe sostenere e non sarebbe del resto nell’intento stesso della composizione jazzistica quale oggi ci viene offerta.

Sono assolutamente convinto che una trasposizione per piccola orchestra d’ottoni ed archi con piano, contrabbasso e batteria ai quali affidare il motivo conduttore, garantirebbe un risultato da jazz-sinfonia.

Il giro pianistico è serrato e si provvede di variazioni che permettono al contrabbasso non solamente di accompagnare con il grave e profondo suo timbro, il motivo guida della composizione fornendo al trio una specie di amalgama, ma anche di dare seguito alle variazioni pianistiche che interrompono quel “malinconico” di cui si è parlato poc’anzi o di principiare da un silenzio voluto dal piano, incaricandosi di eseguire la variazione.

Il trio si avvale nella sua “jazzicità” di una batteria che non può che suscitare plauso e senso di grande apprezzamento per la tecnica con cui il percussivo riversa ritmo nella composizione.

Si tratta qui di un espertissimo uso delle bacchette o spazzole frutto di uno studio appositamente predisposto per cui la ritmica, pur rimanendo ferma nella scansione dei tempi, s’adatta ai motivi bassi, quando è esatta dalla composizione, offrendo “rimbombanze” che s’ottengono con un grande esercizio sia di postura corporale che di calcolo della angolatura di percussione e con uno sciolto utilizzo del polso che, usufruendo di un basso angolo di incidenza, rende molli e gravi i suoni percussivi.

Ma non solo!

Diversamente da altre tessiture jazzistiche ove la batteria si esibisce in “a soli” virtuosissimi, nel caso di questo concerto, quando il suo intervento prevede la momentanea sospensione dell’attività musicale del piano e del contrabbasso, essa batteria, agisce con grande rispetto della partitura d’insieme prevista dal progetto concertistico.

(Testo e foto di Fabio Massimo Tombolini da Roma per Palermoparla)

 

KATIA FIORENTINO TRIO in “UNUM”

Le Rane di Testaccio Via Galvani 29

sabato 27 maggio 2017

Jazz…una parola sdrucciola (non in senso linguistico ovviamente).

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