“Io Caravaggio” giunge a Roma alla 500esima replica. Nel settembre del 2016, al Dyskusyjny Klub Filmowy “Megaron”, di Gorzów Wlkp (Polonia), assistetti alla proiezione del film “Caravaggio” di Derek Jarman.
Il film era presentato dallo storico dell’arte Jacek Gernat, doviziosissimo di informazioni sull’arte pittorica del Merisi.
La filmografia è ricchissima di produzioni riguardanti il pittore.
Il film veniva dato con doppiaggio in lingua polacca. Nonostante la difficoltà volli presenziarvi fino alla fine.
M’accorsi che, più che il dialogo, parlavano le immagini e che esse erano facilmente comprensibili a chi avesse avuto un minimo di conoscenza della figura del pittore, segno che l’arte del Caravaggio, portata da una ottima fotografia, impreziosita da eccellenti costumi, ambientata in scenografie maestrali e interpretata da abili attori (è a tutti noto che una storia debole interpretata da validi attori può risultare interessante, ma una storia sublime recitata da deboli attori risulta svilita) poteva benissimo raggiungere lo spettatore senza gran necessità di mediazioni verbali.
Ma è anche noto che nell’arte cinematografica una scena che non risultasse eccellente può essere infinitamente ripetuta fino al raggiungimento del desiderato.
Non è così nel teatro.
La scena o riesce oppure no. Ma anche quando riesce e riesce bene, mai e poi mai verrà replicata con la medesima intensità ed ancor più sotto le medesime condizioni tecniche (luci, costumi, regia, tipo di teatro e qualità di pubblico).
Quindi: o l’attore è un grande camaleonte dell’arte teatrale o fallisce.
Cesare Capitani e Laetitia Favart concepiscono “Io Caravaggio” in lingua francese e lo danno ad Avignone il 18 luglio 2010 preceduto da una anteprima all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi; seguirono altre rappresentazioni sia in Francia che all’estero.
Approda poi in Italia al Teatro Franco Parenti di Milano.
“La course à l’abîme” libro di Dominique Fernandez (italianista francese, romanziere e critico letterario nonché professore di italiano alla Università di Rennes) è il testo cui gli attori fanno riferimento.
Il documento riveste importanza scientifica nella sceneggiatura di Cesare Capitani causa del protocollo indagativo sulla figura di Merisi seguito dall’autore. Il metodo scritturale di Dominique Fernandez s’avvale di un procedimento conosciuto come “psicobiografia”.
Il romanzo, quindi, oltre che godere della inventività dell’autore (che però si appoggia a fatti accertati) opera la narrazione come avvenuta direttamente dal Merisi narrante, il quale parla in prima persona rendendo attuale la storia ma passando per la sensibilità di chi scrive.
L’affilatissimo filo del rasoio potrebbe facilmente tagliare la giugulare della composizione.
I pericoli sono più che evidenti: una inferenza marcata dell’autore, distorcerebbe i fatti storicamente avvenuti nonché la personalità del Merisi, mentre una presenza dell’io caravaggesco preponderante, soffocherebbe la vena letteraria di chi lo rende protagonista di una storia che, per intento dell’autore, deve poter portare l’anima, i sentimenti e il profondo di chi lo scrive senza snaturare l’io che narra (Michelangelo Merisi).
Un esempio di storia romanzata (ma non è l’unico) è il famosissimo “Memorie di Adriano” della scrittrice francese Marguerite Yourcenar, ove però l’interferenza della autrice si limita alla immaginazione che costei ha delle percezioni del senso della vita da parte di Adriano, avendo ella costruito il romanzo in forma di epistola che l’imperatore indirizza al giovane Marco Aurelio.
Per chi fosse interessato all’argomento si consiglia l’eccellente studio, (seppur di non semplice accesso) “Meccanismi di difesa nella scrittura egosintonica di T.S. Eliot” tesi di dottorato a firma di Mirko Frollano.
Sul delicatissimo tessuto romanzale di “La course à l’abîme” si inserisce la trasposizione teatrale di Cesare Capitani costruita in quadri preceduti da una presentazione in forma recitativa di quello che sarà poi il quadro statico raffigurante il dipinto del Merisi.
Il marchingegno scenografico è di grande effetto soprattutto per il fatto che la recitazione s’interrompe e si tramuta in statica là dove il Capitani ritiene opportuno presentare il quadro.
Questo lavoro risulta di grande interesse pedagogico sia per l’intuitiva comprensione della pittura caravaggesca così presentata in quadri, sia per la ricostruzione storica delle vicende della vita del pittore.
Il 22 febbraio 2019 in un articolo di Dino Martirano a proposito dell’inaugurazione dell’anno accademico della LUISS, il Presidente della Repubblica Italiana così si esprimeva: “Come ha detto il rappresentante degli studenti, serve la capacità di attenzione e di comprensione della realtà. Il che vuol dire, tradotto in concreto, capacità di studio e di approfondimento per rifuggire dalla approssimazione e dalla improvvisazione”.
Ben detto Presidente!
Il monito arriva al giusto momento dell’epoca che si sta vivendo che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare (viste le grandi potenzialità delle comunicazioni internet), vede aumentare l’ignoranza e la supponenza conseguente.
Ben venga quindi questo lavoro di Cesare Capitani e Laetitia Favart all’insegna della non-approssimazione e della non-improvvisazione.
Testo e foto di Fabio Massimo Tombolini
(Da Roma servizio particolare per Palermoparla)
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IO CARAVAGGIO
Scritto e diretto da Cesare Capitani
Con: Cesare Capitani e LaetitiaFavart
Teatro Off Off Via Giulia 19,20,21 ROMA
15 FEBBRAIO 2019








