Perché votare SI al Referendum sulla Giustizia

Per sanare le palesi lacune esistenti nella Costituzione Italiana in materia di ordinamento giudiziario, occorre confermare quanto già approvato dal Parlamento perciò Votiamo Sì

Secondo la premier, Giorgia Meloni, in Italia ci sono casi in cui i giudici impediscono al governo di applicare le leggi votate dal Parlamento.

E ha fatto esempi concreti:

Daspo annullati agli antagonisti dopo devastazioni nelle città,

Interpretazioni delle norme che – a suo dire – rendono molto più difficile governare fenomeni come immigrazione e sicurezza.

Il punto sollevato da Meloni è semplice:

per far funzionare uno Stato servono tre livelli che lavorino insieme:

• le leggi

• la magistratura che le applica

• le forze dell’ordine

Se uno di questi tre ingranaggi si blocca, dice la premier, il sistema si inceppa.

E da qui l’appello ai cittadini.

Giorgia Meloni chiede 5 minuti di tempo il 22 e 23 marzo per votare al referendum sulla giustizia, sostenendo che la riforma – compresa la separazione delle carriere – esiste già in 22 Paesi europei.

La domanda che pone è diretta:

Se 22 Paesi europei hanno questo sistema…

sono tutti illiberali o è l’Italia che è rimasta indietro?

Poi un altro messaggio forte: stop alla speculazione sull’energia.

Il governo ha attivato una task force per monitorare i prezzi di gas, benzina e generi alimentari.

E il presidente del Consiglio italiano non ha escluso una misura dura:

aumentare le tasse alle aziende che speculano per restituire i soldi ai cittadini nelle bollette.

Insomma, un messaggio politico molto chiaro:

– riforma della giustizia

– lotta alla speculazione

– richiesta di sostegno diretto ai cittadini.

Per questa giusta causa il Foyer dell’Auditorium Conciliazione a Roma, ha ospitato il 28 febbraio scorso, un Incontro con il Comitato “SIRIFORMA” per  approfondire le Ragioni del SI sul Referendum sulla Giustizia, “per un Giudice davvero Terzo ed Imparziale ed una Giustizia più credibile” con la  partecipazione di

Luciano Ciocchetti, Deputato della Repubblica Italiana, Vicepresidente Commissione Affari Sociali – FdI, Moderatore

Relatori

Prof. Nicola Zanon, Presidente Comitato “SiRIFORMA”

Avv. Antonino Galletti, Consigliere Nazionale Forense; Presidente Emerito Ordine degli Avvocati di Roma

Avv. Mario Scialla, Coordinatore Emerito OCF

Avv. Luca Ciaglia, Avv. Giuseppe Cavallaro,

Avv. Giuseppe Mucciolo, Avv. Giuseppe Ciliberti Ordine degli Avvocati di Roma

On.le Massimiliano Maselli

Massimiliano Maselli, Assessore alla Inclusione Sociale e Servizi alla Persona della Regione Lazio, FdI, Saluti Istituzionali, ciascuno, ha portato il proprio autorevole contributo alla causa di questa indispensabile Riforma della Giustizia, già approvata dal Parlamento, facendo presente le proprie esperienze personali, presso le Aule di Giustizia, a volte anche dolorose, e portando alla luce ed al giudizio dei Cittadini, le storture e le incongruenze presenti nell’attuale ordinamento giudiziario, e la necessità di cambiare e riformare questo ordinamento fallace ed ingiusto, dando ai Cittadini Italiani un ordinamento giudiziario adeguato e conforme all’espletamento di una procedura giudiziaria civile, senza il macigno  dell’influenza delle correnti che sono veri partiti.

I sostenitori della necessità di riforma dell’ordinamento giudiziario, sono già presenti da oltre 40 anni; tra questi ricordiamo: Indro Montanelli, giornalista e scrittore, Francesco Cossiga, che, da Presidente della Repubblica e quindi Presidente della Magistratura, dichiarò apertamente: “con questo ordinamento giudiziario, il potere vero in Italia è in mano al Consiglio Superiore della Magistratura, che ne fa uso come meglio gli aggrada, a scapito del volere degli Italiani, e quindi, è necessaria una modifica costituzionale, per restituire il diritto decisionale e democratico al popolo Italiano”.

La prerogativa del SI alla Riforma giudiziaria, non è solo del Centro Destra della politica italiana, ma è sostenuta anche da una importante rappresentanza della “Sinistra che vota SI”, perché, nel tempo, aveva già presentato varie  proposte di Legge per realizzare questa Riforma costituzionale, che va a beneficiare TUTTI gli Italiani, senza distinzione di  orientamento politico.

Di giustizia ingiusta sono pieni gli annali della Storia della giustizia italiana, con fatti eclatanti, quale la sorte inflitta ad Enzo Tortora, ed ai tanti accusati, condannati, incarcerati, e poi dopo tanto tempo, dichiarati innocenti, ed ai quali gli è stata ingiustamente, rovinata la vita, a fronte della quale, nessun risarcimento può essere adeguato.

CARE TOGHE NON VI PERDONO”, ha detto recentemente Beniamino Zuncheddu, pastore di Burcel (Cagliari), arrestato la sera del 28 febbraio 1991, il giorno dopo portato in carcere, dove è rimasto rinchiuso per Trentadue anni, Otto mesi e Ventitrè giorni, durante i quali si è sempre dichiarato innocente, poi condannato all’Ergastolo, dopo i tre gradi di giudizio, espletati in un anno e due mesi, con una rara solerzia. Aveva 26 anni allora, ora ne ha 61. Non sta bene, dovrà essere operato. Andrà a votare per il Referendum sulla Giustizia, e dice: “Spero che vinca il SI”.

A proposito di Risarcimento per errori giudiziari, facciamo presente, che presso il Ministero della Economia e delle Finanze, esiste un Ufficio dedicato ai risarcimenti richiesti dalla CEDU: Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il quale provvede a decretare e corrispondere alle richieste di detto organo, istituito dalla UE, i dovuti risarcimenti, che nella maggioranza dei casi, riguardano proprio il ristoro da errori giudiziari, con somme annuali notevoli e pesanti sul Bilancio dello Stato, che alla fine, vengono pagate dai cittadini.  

Quando, invece, con un ordinamento giudiziario equo e giusto, questo ingente esborso di denaro, può essere limitato, per essere usato per Sanità, Infrastrutture, Edilizia Pubblica, Agricoltura e Stato Sociale. 

Rimanendo nella Storia giudiziaria recente, ricordiamo alcuni Magistrati che a causa della malagiustizia, si sono tolti la toga, e stanno dedicando la loro vita a chiedere la fine di questo stato di malagiustizia: Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, Simonetta Matone, Luca Palamara.

Sono queste le maggiori ragioni che ci inducono a votare un SI convinto, e con il quale recuperare i decenni perduti, perché, oggi, è indispensabile e necessario riformare l’attuale ordinamento giudiziario: lo dobbiamo a noi stessi e alle nostre generazioni future.

Su questo tema, Cristina Rossello, Deputato della Repubblica Italiana, FI, ha scritto:

Una riforma attesa da decenni per un processo davvero giusto

Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a esprimersi, mediante referendum confermativo, sulla riforma costituzionale della giustizia. È un appuntamento storico: per la prima volta i cittadini potranno decidere direttamente su una riforma che tocca i fondamenti del nostro sistema giudiziario. 

Il Sì rappresenta la scelta coerente con i principi costituzionali e con le esigenze di una giustizia moderna ed equilibrata.

Cosa prevede la riforma

La riforma, approvata definitivamente dal Senato il 30 ottobre 2025, modifica il Titolo IV della Costituzione introducendo tre pilastri fondamentali.

Primo: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Chi sceglie di fare il giudice non potrà diventare pubblico ministero e viceversa.

Secondo: la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, i cui componenti saranno selezionati mediante sorteggio.

Terzo: l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, organo autonomo e indipendente competente a giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati.

L’attuazione dell’articolo 111: il giusto processo

La ragione principale per votare Sì risiede nella piena attuazione dell’articolo 111 della Costituzione, che sancisce il principio del giusto processo: ogni cittadino ha diritto a essere giudicato da un giudice terzo e imparziale.

Come può un giudice essere percepito come davvero terzo se ha condiviso formazione, carriera e organo di autogoverno con il pubblico ministero che sostiene l’accusa? Non si tratta di mettere in discussione l’integrità dei singoli magistrati, ma di garantire le condizioni strutturali affinché la terzietà sia non solo un valore personale, ma una posizione istituzionale.

Il sorteggio: trasparenza e pari opportunità

Il sorteggio per la selezione dei componenti dei CSM risponde all’esigenza di superare le dinamiche associative interne alla magistratura. Garantisce a ogni magistrato pari opportunità di accesso all’autogoverno, senza necessità di costruire consenso all’interno dei gruppi associativi; elimina le dinamiche di scambio e gli accordi pre-elettorali che hanno caratterizzato le passate consiliature; favorisce la selezione di magistrati indipendenti, la cui legittimazione deriva dalla sorte e non dall’appartenenza a una corrente. Il sorteggio offre inoltre l’opportunità di sanare lo squilibrio di genere: nelle consiliature dal 2002 al 2018 sono state elette solo 8 donne su 64 posti togati, a fronte di una magistratura composta per oltre il 53% da donne. E nelle consigliature successive non c’è stato il correttivo auspicato. Infatti, nella consiliatura 2018 – 2022 sono state elette 6 donne rispetto ai 20 componenti togati totali, meno di 1/3 delle quote. Dato stazionario anche nella legislatura corrente 2023-2027. Già nella XVIII legislatura avevo presentato una proposta di legge (A.C. 976/2018) per la doppia preferenza di genere nel sistema elettorale del CSM.

L’Alta Corte: responsabilità e credibilità

I dati sulla responsabilità disciplinare meritano attenzione. Nel 2024, su 1.715 magistrati incolpati, le sanzioni effettive sono state 24. Dal 2017 a ottobre 2025, lo Stato ha risarcito 6.485 casi di ingiuste detenzioni per quasi 279 milioni di euro: persone arrestate e successivamente assolte. Le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati interessati si sono concluse con 9 condanne. L’Alta Corte disciplinare, organo autonomo e indipendente anche dal CSM, è volta a garantire un sistema di responsabilità trasparente e credibile.

Le garanzie costituzionali confermate

La riforma mantiene intatte le garanzie fondamentali. L’articolo 104 della Costituzione riformata ribadisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il pubblico ministero conserva piena indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. La riforma non incide sull’obbligatorietà dell’azione penale, sancita dall’articolo 112 della Costituzione. Si tratta di una riforma che rafforza autonomia e indipendenza di ciascuna funzione giudiziaria, senza comprimere le prerogative costituzionali della magistratura.

Il quadro europeo

La separazione delle carriere allinea l’Italia alle principali democrazie europee, dove la distinzione tra funzione requirente e giudicante è consolidata. In Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, il pubblico accusatore è strutturalmente distinto dal giudice. L’unicità della carriera rappresenta un’anomalia nel panorama comparato.

L’avvocatura italiana, attraverso il Consiglio Nazionale Forense e l’Organismo Congressuale Forense, ha espresso unanime sostegno alla riforma.

Il significato del voto

Il referendum confermativo non prevede quorum di partecipazione: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza. Votando Sì, i cittadini sceglieranno una giustizia più equilibrata, più trasparente, più aderente ai principi costituzionali del giusto processo. Per queste ragioni tecniche e costituzionali, il Sì rappresenta la scelta più coerente con i valori fondamentali del nostro ordinamento.

Bisogna andare a votare. Chi è per il Sì questa volta deve andare a votare e non deve lasciare agli altri la conduzione e l’evoluzione di una scelta così strategica per il Paese.

Antonino Macaluso (da Roma)

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