Mentre tanti parlamentari si dilettano a sfogliare la margherita sull’elezione di questo o quel candidato, l’appuntamento elettorale si avvicina inesorabilmente, ma una svolta ancora non c’è, anzi più che una svolta sembra esserci solo un’impasse.
Un nodo, infatti, sta nell’intreccio tra governo nazionale e presidenza della Repubblica. Infatti, chiunque venisse eletto presidente dovrebbe poi garantire la continuità dell’esecutivo almeno per un altro anno, cioè fino alla sua scadenza naturale. Questo per portare a termine le riforme più urgenti e non lasciare l’Italia senza governo in un momento così delicato, con la pandemia ancora in atto. Inoltre, i parlamentari aspirano a terminare il loro mandato per non perdere anzi tempo stipendi e pensioni. Ma chi può garantirlo al momento?
Il centrosinistra, al suo interno, è più diviso che mai e non riesce a proporre una candidatura unitaria, come sarebbe logico e opportuno, mentre mette solo veti su possibili candidati dell’opposto schieramento, ovviamente con Berlusconi in testa.
Il centrodestra presenta un vantaggio iniziale nei numeri e ha proposto il nome di Silvio Berlusconi, che, forse, dalla quarta votazione potrebbe raggiungere il numero sufficiente per essere eletto. La sicurezza, però, non c’è. Ci potrebbero essere infatti dei franchi tiratori, i voti – si sa – non sono mai sicuri al 100%.
Non soltanto, ma, a pochi giorni dal voto, c’è chi avanza il sospetto che sia proprio lo stesso Berlusconi a non voler essere eletto e a preferire, alla fine, lasciare il posto a un’altra figura che potrebbe essere o il fidato Gianni Letta o persino Mario Draghi, il quale, in tal caso, non otterrebbe l’agognata poltrona con la sua abilità, ma per gentile concessione altrui.
Questo scenario, che si sta prospettando, difficilmente, però, avrebbe il gradimento di Salvini e della Meloni che, in questa partita, non avrebbero ruoli da svolgere. Non solo. Potrebbe essere un modo per indebolire il centrodestra e strizzare l’occhio a Renzi e ai centristi, sempre speranzosi di tornare in campo. Probabilmente, perciò, si dovrà convergere su un altro nome più inclusivo.
L’elezione del prossimo presidente della Repubblica sembra sempre più una partita a scacchi in cui nessuno vuol perdere, ma neppure è in grado di vincere.








