Referendum Giustizia: Perchè ci conviene votare

Il 12 giugno siamo chiamati a votare su cinque quesiti che riguardano la giustizia, ma sembra che

(quasi) nessuno se ne sia accorto. Colpa, certamente, dei promotori che dopo una vivace campagna di raccolta firme, ora che si avvicina il momento decisivo non si impegnano come dovrebbero.

Colpa, anche, non di una singola cattiva stella ma di un’intera costellazione: l’argomento è altamente tecnico e astruso per la maggior parte dei cittadini e lo strumento referendario, essendo solo abrogativo, non si presta a formulare proposte in positivo. Il giorno scelto, poi, è la prima domenica dopo la chiusura delle scuole, e quindi di sole, mare e libertà dopo due anni di segregazione forzata. E per di più si vota in un solo giorno, tanto per andare sul sicuro.

In passato i radicali hanno fatto un uso massiccio e dissennato di questo strumento di democrazia diretta, logorandolo, e inoltre la politica ha spesso bellamente aggirato la volontà popolare: quando venne abolito il Ministero dell’Agricoltura venne prontamente istituito il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Mettiamoci poi lo stato d’animo degli elettori: stanchi, sfiduciati, confusi e spaventati dalle nubi nerissime che si affacciano, e con i partiti politici al minimo storico di fiducia e credibilità. Gli italiani hanno visto gli altri europei eleggere i loro rappresentanti più volte in questi anni ma riescono a ricordare solo come una vaga, remota, reminiscenza quando fu l’ultima volta che poterono farlo loro, e che ebbero poi un governo in linea con le loro scelte. Forse sono ormai rassegnati al commissariamento perenne, ma di certo ciò non li incoraggia ad avvicinarsi ad una qualsivoglia cabina elettorale.

Eppure, nonostante tutto, dovremmo, dovremmo proprio, fare lo sforzo e votare SI ai cinque referendum. La magistratura, che detiene il potere giudiziario, è un elemento fondamentale per il buon funzionamento dello Stato e della società: le vittime di reati vorrebbero che i colpevoli fossero giustamente puniti; gli imputati, se innocenti, vorrebbero essere assolti in tempi ragionevoli, gli imprenditori vorrebbero che le controversie civili venissero decise in modo rapido ed efficiente.

Tutti abbiamo bisogno di giustizia, in un modo o nell’altro, anche se magari non ci tocca personalmente di ritrovarci in un’aula di tribunale. La maggior parte dei giudici, probabilmente, è composta da persone oneste e competenti, che però si trovano a dover fare i conti con un sistema terribilmente inefficiente e con un ‘autogoverno’ in preda a faide interne, a lotte di correnti e ad un diffuso malaffare di cui il dott. Palamara, protagonista e vittima, ha dato un quadro capace di far inorridire anche il più accanito spettatore di film horror.

Dai tempi di Mani Pulite la magistratura si è arrogata il diritto di riformare la politica secondo i propri intendimenti e, molto spesso, di impadronirsi anche del potere legislativo (in particolare per ciò che riguarda i temi etici). In pratica, una sorta di dittatura sotto mentite spoglie. Il risultato è che una metà del mondo politico vive nel terrore di essere messo sotto accusa per un qualsiasi motivo, vero o falso, verosimile o inverosimile e di passare anni nei tribunali, sottoposto al ludibrio dei media di regime, per finire poi, molti anni dopo, assolto perché il fatto non sussiste dopo aver perso cariche pubbliche e ruoli di partito. L’altra metà del mondo politico, invece, difende strenuamente un sistema che negli anni gli ha permesso di eliminare avversari scomodi, di possedere una corazza impenetrabile a qualsiasi inchiesta e di imporre nuove leggi senza il fastidio di passare dal Parlamento.

La paura degli uni e la protervia degli altri ha finora blindato questo sistema e la cosiddetta Riforma Cartabia, a detta dei competenti, si limita a qualche piccolo ritocco del tutto insufficiente a riformare davvero il sistema e tuttavia sufficiente a sollevare le ire dei magistrati che, cosa davvero inaudita, scendono in sciopero come metalmeccanici per contrastarla (senza troppo successo, però, dato che ha aderito meno del 50%)

E ora tocca a noi, il cosiddetto popolo sovrano: abbiamo la possibilità, unica e probabilmente irripetibile, di affermare forte e chiaro che è arrivato il momento di una profonda e seria riforma del potere giudiziario, che prenda magari esempio da sistemi stranieri più funzionali, e che ci dia infine una magistratura nella quale poter avere fiducia.

Un piccolo sforzo e potremo dire a noi stessi di aver fatto ciò che potevamo.

Articoli correlati