Sant’Agata di Militello finalmente vicino al traguardo

Evidenziate in rosso le nuove opere e zone d’intervento. Non si rileva, a terra, alle spalle della grande banchina di riva l’edificio (esistente e già funzionante) della Capitaneria con le aree limitrofe. Per cui nel complesso i lavori da eseguire possono sembrare ancora maggiori di quello che sono. All’interno saranno collocati vari pontili galleggianti ben oltre quelli già presenti e quelli in rosso dell’attuale “lotto”. Dall’immagine è escluso l’ultimo tratto della “diga” esterna che fa parte del lotto da eseguire.

E’ stato consegnato un lotto “decisivo” per la realizzazione del porto turistico di Sant’Agata di Militello, uno dei più attesi dell’area eoliana. Esso ricade a terra nel territorio a valle della mini “catena” dei Nebrodi, ricca di caratteristiche peculiari, considerata – fra i Peloritani e le Madonie – come “Appennino siciliano” ed è, del resto, geologicamente tale… I lavori di questo atteso “lotto” sono stati appena assegnati all’impresa esecutrice “Cogip Infrastrutture spa” di Catania.

La classificazione, in corso d’opera, del porto turistico e peschereccio di Sant’Agata di Militello, come uno dei 3 porti Hub della Sicilia (assieme a quello già operante di Marina di Ragusa ed a quello costruendo di Marsala) è stata, certo, ben accetta nella cittadina messinese, prossima ad una delle estremità del golfo cui dà il nome, in posizione opposta a Capo d’Orlando, che occupa, invece, l’altra estremità…

Qualche problema, però, sorge perché – come sembra la regola – in Italia nulla avviene senza complicazioni burocratiche. In tal modo alle pastoie lungo l’esecuzione dell’opera, se ne sono aggiunte altre… Negli ultimi dieci anni, la storia di Sant’Agata-porto è stata vissuta nel susseguirsi di più giunte regionali e relativi sindaci e nel succedersi di ricorsi durante le gare di appalto ed il fallimento di una delle ditte esecutrici, con susseguente riproporsi di altre gare e ricorsi…

Il porto, dunque, è stato “riclassificato” in corso d’opera, perché in un primo tempo – nel Piano dei porti turistici della Sicilia, altra “araba fenice” nella storia dei porti turistici isolani – la scelta era caduta su Milazzo (porto tuttora erigendo, fuori da quello commerciale già in uso e ben noto). A determinare la nuova classe di appartenenza del porto santagatese è stata il D.A. n.69 del 26/05/2006. Ciò ha, però, immediatamente comportato la “rispondenza a determinati parametri che potessero giustificare la nuova valenza extraregionale”.

Fra questi Indicatori denotativi portuali c’è la quota di escavo dei fondali che, per un porto HUB viene prevista tra -4,00 e -6,00mt. Nel progetto definitivo, la quota di escavo nella zona antistante la banchina di riva era di -5,00mt. Le consistenze edilizie sono state, pertanto, aggiornate secondo i nuovi parametri di valutazione.

Val la pena di considerare tali nuove “consistenze edilizie”: la superficie complessiva di “Progetto definitivo” è pari a 5.173m², il volume complessivo è di 20.333m³, più + 2x256m³ servizi igienici offerti fanno 20.845m³.

I non addetti i lavori devono saper che, nelle opere pubbliche, il progetto definitivo non coincide con quello esecutivo. Il primo risentiva di una carenza progettuale nelle altezze dei fabbricati (non conformi al Regolamento edilizio del Comune di Sant’Agata di Militello) al quale il “progetto esecutivo” ha posto rimedio, adeguando (in aumento) tutte le altezze alla norma. Mantenendo fisse le superfici complessive dell’edificato, questa operazione avrebbe comportato un grande aumento dei volumi per un totale di 22.089 m³ con una eccedenza di 1.756m³ rispetto al Definitivo e di 1.682m³ rispetto al volume offerto in gara.

E’ stata, quindi, operata una serie di adeguamenti per ottemperare alle norme comunali e, al contempo, non variare la consistenza delle opere richieste dalla gara. Il più semplice è risultato l’adeguamento del Centro Commerciale, che è stato ridotto in superficie di quel tanto che ha consentito di azzerare il delta volumetrico tra definitivo di offerta e progetto esecutivo.

In linea di massima, il progetto esecutivo ricalca, certo, le impostazioni del “progetto definitivo”, anche a conferma della sezione tipologica scatolare per il deflusso delle acque. Ci si è resi conto che le aree interessate dall’intervento erano state nel frattempo urbanizzate e vi si trovano oggi tutti i sotto servizi che servono la recente lottizzazione che dovrebbe cedere le aree all’amministrazione comunale per la realizzazione dell’opera.

Al riguardo, quindi, si è ipotizzato un tracciato spostato di circa 10 mt verso valle, che riduce fortemente le interferenze con le strutture esistenti e consente una più facile ed economica esecuzione.

Quanto all’aspetto idraulico, è stato ricalcolato il profilo longitudinale dello scatolare, modificando le pendenze di scorrimento. Detta variazione di pendenze ha avuto anche l’importante funzione di ridurre le velocità di scorrimento del fluido all’interno della condotta…

In conclusione, a Sant’Agata, dopo i tanti anni di attese e sorprese non sempre positive, pare che si possa essere ottimisti e che, nell’esecuzione dell’opera, ci si stia agendo con senso pratico per fare il meglio a favore di un veloce procedere dell’opera verso il suo completamento. Ciò che resta da fare non è pochissimo: si tratta di realizzare il “sospirato” molo di sottoflutto e di completare l’ultimo tratto – ma questa volta, dopo tanti “spezzoni”, è proprio l’ultimo – della diga foranea, con passeggiata e relativo muro paraonde: è un’opera che sembra “a buon punto” da molto tempo, ma che manca ancora degli ultimi …ritocchi.

Del nuovo “lotto” da poco consegnato fanno parte, come descritto sopra, le opere a terra, delle quali è stata realizzata da circa cinque anni solo la vistosa costruzione, già operante, della Capitaneria. Un’altra, ancora più grande, funziona a Capo d’Orlando, del tutto esterna al Porto turistico.

Sono tre, dunque, i porti – oltre a Sant’Agata, le altre due “perle” di Porto Rosa e Capo d’Orlando – che faranno da “rampa di lancio”, sempre dal cosiddetto territorio nebroideo, verso le “Sette Sorelle Eolie”, dove – a parte il Pignataro di Lipari e il porticciolo di Santa Marina di Salina – solo Malfa – sempre a Salina, ma a nord – promette un porticciolo nell’imminente. Sant’Agata ha appena “offerto” anche gli spazi a terra per la realizzazione dei precompressi in calcestruzzo da trasportare a Malfa (vedi il nostro articolo).

E’ sembrato un singolare caso di gemellaggio e di “fraterna collaborazione” nell’ottica di una “tanto attesa” giusta valorizzazione di una area turistica marina di grande e riconosciuto pregio paesaggistico e di tale retaggio storico da servire anche come veicolo per promuovere l’intera Sicilia nel settore turistico. Un settore in cui sarà sempre necessaria la collaborazione umana (forza lavoro) e minore la meccanizzazione, un settore – anche – di cui si prevede una continua crescita nel futuro…

(G. Scargiali)

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