Santificate come è tradizione anche a tavola

Il Chara prodotto con uve autoctone in zona di Alcamo ha vinto il primo premio assoluto come miglior bianco al Vinitaly 2016

Vini e piatti prelibati per i momenti migliori

 

Santificate anche a tavola i giorni di festa e tutti i momenti che riterrete opportuni. Fatelo anche in tempo di crisi. Non per mischiare il profano con il sacro, ma la religione cristiana ci insegna il culto del pane e del vino e vedrete che – in questo breve spazio – parleremo anche di questo. E’ sempre vero, tutti i salmi finiscono in gloria ed è sempre stato così. In Sicilia, anche fra gli antichi dei, che n’era una che invitava a santificare il frutto delle messi e della vite: era Demetra, una dea importante (che aveva a cuore la Sicilia) tanto da essere figlia di Crono e sorella dello stesso Zeus

Resta l’esortazione a non fare del Natale e della Pasqua (tutt’altro che snobbarlo come vorrebbero gli atei) un “gemello”, un “doppione”, un “anticipo” e un posticipo di capodanno e carnevale.

Si celebrino le feste pagane – tanto è un gioco – ma ci si soffermi a riflettere su quella data che cambiò la storia del mondo. E dire che lo abbia fatto in peggio sarebbe follia.

Rispettiamo le nostre tradizioni: a Natale la cena è “di magro”. Tutto sia buono, perché è festa, ma cenare di magro serve pur sempre a ricordare che è Natale, non certo halloween… E’ solo un esempio. Comunque, sì alle insalate russe, sì alla pasta con le sarde (anche in sformato con panatura esterna, idem con i broccoli) o ad uno sfincione di San Vito con un ripieno uguale alla pasta con sarde. L’indomani, giorno 25, largo alle carni… Seguire la tradizione può essere anche più salubre…

A Pasqua, i cristiani insistono per l’agnello. Non è un caso. La tradizione pasquale si riallaccia all’eucarestia. L’agnello è il Figlio di indicato da Isaia nel vecchio testamento con incredibile previsione, per ciò che venne poi a fare sulla Terra e come morì, incurante delle ingiurie di chi, senza alcuna sua colpa, lo condannò. Dio Padre si compiace di quest’esempio, che sarà dato. Ed anche Giovanni Battista, quando vede Gesù la prima volta, si esprime in modo inequivocabile con la nota frase: “ecco l’agnello di Dio, colui che viene a togliere i peccati del mondo”.

Gesù, nell’istituire l’eucarestia afferma notoriamente che occorre simbolicamente mangiare il suo corpo e bere il suo sangue: il pane, il vino, l’agnello…

E’ questo un esempio – non certo il solo – del valore che dà il cristianesimo (come le altre due religioni abramiche) al corpo.

Consigli sui vini

Ma è di vino che vogliamo parlare. Sul tema odiamo polarizzare l’attenzione su ciò che è in voga. Il vino – di buono in Italia ce n’è fin troppo – va anche “scoperto”. Elenchiamo alcune case vinicole da noi sperimentate.

Bagliesi, prima in ordine alfabetico e per essere l’ultima da noi “visitata”. Si trova a Ravanusa e lavora solo in biologico. Predilige le bottiglie tonde “sciampagnotte”. Il prodotto di punta è il Maior, un taglio bordolese o blend di uve Nero d’Avola e Merlot barricato alla francese.  Il Nero Saraceno è invece un nero d’Avola in purezza. Ampiamente usato anche per i bianchi la permanenza in botti di rovere (trentino).

Disisa è una delle nostre passioni. Nella vasta produzione della cantina di Grisì, pregevole anche per l’olio, quest’anno i proprietari Di Lorenzo tengono particolarmente al premiato Vuaria, Nero d’Avola della Doc Monreale e Tornamira: perfetto taglio bordolese di Cabernet Sauvignon, Merlot e Sirah. Ambedue affinati in barriques francesi. Il bianco del momento è il Chara, blend di Catarratto lucido e Insolia. Con nostro piacere la cantina quest’anno vanta e “spinge” il Krysos, vino dolce da fine pasto sulla scia delle “attuali” malvasie. E’ ottenuto dalla raccolta tardiva di uve Grillo (raccolte oltre la normale maturazione). Perché diciamo …attuali? Perché per vari anni i vini dolci erano tenuti a distanza (non da chi scrive). Finché qualcuno scrisse autorevolmente che concludere un buon invito a tavola con un pregevole vino dolce invecchiato era una raffinatezza. Meno male… Una notizia dell’ordine “un vino, una storia”: Krysos è l’antico nome del sito abitato di Grisì. La casa vende molto negli Usa, ma non disdegna il resto, Sicilia inclusa.

Terre di Bruca. La casa vinicola di Castellammare continua a crescere e in questi mesi ha lanciato un vero bando nazionale alla ricerca di venditori. Gemellata con la Fattoria Azzolini, presso Camporeale, ha raccolto delle uve già con lo sguardo puntato al mercato internazionale. Una buona vendemmia, iniziata in anticipo, ha registrato un aumento del 13% per quantità. Da qui i buoni vini che stanno per entrare sul mercato. L’annata 2014 del resto va forte. Alle manifestazioni estive come Fish Fest e Vino&Olio la casa ha confermato l’apprezzamento dei siciliani e di tanti turisti. L’Azienda della famiglia Barbera trascinata dall’entusiasmo dell’esperto Daniele, ha incontrato i buyer della Polonia nel Convivium organizzato a Roma dalla Vic & Co project… E’ giunto anche per il terzo anno la conferma di una medaglia per il Riserva 41, Nero d’Avola in purezza, all’International Wine & Spirit Competition 2015 di Londra. Abbiamo definito su Palermoparla Terre di Bruca come l’astro nascente della realtà vinicola siciliana. La storia di questa casa, in bilico fra l’apprezzare le uve autoctone e valorizzare quelle di importazione, ci sta dando ragione. Il numero 41 del “Nero fa riferimento al “progetto” interno alla casa vinicola. La novità, però, si chiama “In mezzo”: è un rosato ottenuto da vinificazione in rosa di uve frappato. Presto da questo vitigno verrà anche il rosso.

Pipitone Spanò. Una delle primissime case nazionali nella produzione del vino da messa, commercializza il prodotto, assolutamente esente da solfiti e tutto a 16 gradi Vol. ed oltre. Questa è una “chicca” delle meno note. Da scoprire, il vero vino da messa (a questo genere, ma sono adattamenti, appartengono i vari Lacrima Christi e i Vin Santo), si beve con gran piacere. Di solito non si sa che ne sono disponibili almeno di sei tipi fra bianco e rosso, secco e dolce con varianti. Tutti passati in botti di rovere e con un sentore di antiche uve autoctone siciliane. G.S.

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