Il tatuaggio è un’ arte indossabile? O c’è dell’altro?
I tatuaggi hanno un fascino di massa soprattutto tra i giovani. Un desiderio umano innato di decorare i i propri corpi. Il Capitano inglese James Cook, approdando a Tahiti nel 1769, annotò le usanze della popolazione locale tra le quali dei disegni sulla pelle che gli stessi indigeni chiamavano Tattow (poi Tattoo), “tau-tau” onomatopea che ricordava il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle. Ai nostri giorni considerato che oltre il 40% “indossa” un tatuaggio permanente, un numero crescente di ricercatori sta rispondendo a questa tendenza creando tecnologie indossabili sotto forma di tatuaggi temporanei e persino permanenti.

DuoSkyn, si chiama così il tatuaggio temporaneo messo a punto dai ricercatori di Microsoft Research, che permette a chiunque di creare “dispositivi funzionali personalizzati” da applicare direttamente sulla pelle.
Usando l’oro in foglia, un materiale a basso costo, robusto quanto basta e innocuo per l’epidermide, i ricercatori hanno creato tre tipi di interfacce: si può usarlo per trasformare la pelle in un trackpad con cui controllare dispositivi portatili come gli smartphone, oppure per capire la temperatura della pelle e archiviare dati. Sono stati realizzati gli stampi e applicate le foglie d’oro. Infine, è stata montata la parte elettronica e il tatuaggio DuoSkin è stato applicato sulla pelle di una persona con un processo di trasferimento a base d’acqua. E’ stata così creata una interfaccia utente sulla pelle. Già nel 2017 alla Fashion Week di New York, i modelli indossavano i tatuaggi duoskin che trasmettevano informazioni sugli indumenti agli smart phone del pubblico.
Non solo, ma alcune applicazioni di questo sistema sono in fase di perfezionamento da parte di una società, la MC10 Inc., che sviluppa dispositivi indossabili per la raccolta dei dati sanitari: l’attività di misurazione nel cervello (EEG), nel cuore (ECG) e nei muscoli (EMG). Poiché i tatuaggi trasmettono dati in modalità wireless e senza nastri adesivi, cinghie e gel conduttivi, il dispositivo potrebbe consentire a pazienti, atleti o chiunque sia interessato ai propri parametri vitali di controllarsi al di fuori di un ambiente medico. Così i tatuaggi sono diventati “intelligenti”. La storica del tatuaggio Anna Friedman, autrice di The World Atlas of Tattoo, afferma che solo il progetto Dermal Abyss può essere considerato un tatuaggio. Si tratta di un progetto, simile a quello prima illustrato, portato avanti dal MIT (Massachussets Institute of Technology) e da alcuni ricercatori della Medical School di Harvard, con la differenza che al tatuaggio tradizionale viene applicato un biosensore capace di far cambiare il colore del “tatuaggio” ogni qualvolta si verifichi un’alterazione nel sangue.

Comunque lo si chiami e a qualunque scopo serva, il tatuaggio modifica il corpo umano sotto forma di decorazione pittorica, che nei tempi antichi indicava l’appartenenza a una particolare tribù. Per finire in tempi moderni come oggetto di contestazione giovanile negli anni ‘60/’80. Tuttavia, se la finalità medica del tatuaggio è utile per monitorare il nostro stato di salute come prevenzione, ben venga. Io sono pronto a scegliere il mio tattoo.
Franco La Valva
(Fonte consultata: PNAS.org)








