Scriveva Eugenio Montale da giornalista che il mito di Milano ‘tutta industria e impresa’ fosse crollato con la trasformazione del grattacielo Pirelli in sede della Regione. Ovviamente il grande poeta, noto per dichiarare “mi vergogno di dire che faccio il poeta perché non sembra una professione ‘seria’ o nessuno la considera tale”, non credeva nello statalismo e guardava di malocchio un mondo che si allontanava per ideologia dalle scelte del libero mercato, foriere anche delle libertà individuali… In effetti. il simbolo della città più europea d’Italia si era asservito alle emergenti sacrestie politiche, ben lontane dallo spirito che alimentava l’industria, le manifatture, il business, il valore aggiunto, lo sviluppo… Le cose che avevano levato fame e povertà dalle strade d’Italia, che adesso le rinnegava. Persino con le bombe: gli italian avevano sopportato a lungo il digiuno, ad un tratto pareva non sopportassero il pane che mangiavano…
Se rinascesse, chissà che cosa penserebbe Montale di una Milano capitale economica di chi cresce a meno dello 0,3% e, incredibilmente, del ‘problema’ di fare una semplice pipì in piazza Duomo e dintorni. In Italia sappiamo che da anni i bar hanno l’obbligo di consentire l’accesso ‘all’uopo’ di chi ne abbia bisogno (e di bisogni trattasi…), mentre ogni attività commerciale deve avere al proprio interno un wc clienti e, dove si produce cibo, anche un wc per il personale. I gestori da allora mal sopportano. Alcuni fanno letteralmente …‘come i pazzi’: “non ho più un’attività – imprecano – ma un cesso pubblico!” Vai a dargli torto…
Così, se il grande Montale si dispera per un motivo, Vespasiano – buon imperatore superato solo da figlio e nipote, Tito e Domiziano – nell’aldilà lo fa per un altro: ai wc ci aveva pensato e poteva togliere qualcosa dalle tasse, profittando dei romani lenti di reni…
Ma partiamo dal Duomo: in molte chiese trovi chi ti indichi un wc. Nel grande tempio neogotico ti rispondono: “vada in piazza, alla Mondadori o al Bar Motta”.
Scegli il Bar Motta, perché è un bar e ti sembra più adatto, ma già sei rassegnato a prendere il terzo caffè del mattino o aggiungere in tasca un altro pacchetto di caramelle alla menta, nessuna delle tre quella che vorresti. Perché a Milano se chiedi il wc al Bar non stai ‘consumando’ la tua domanda resta nel vuoto e quel fatidico ‘a destra’ o ‘a sinistra’ dietro le parole ‘in fondo’ non arriverà mai. Come se parlassi a un sordo o a un muto…
Ebbene: il wc al Caffè Motta è ‘al quarto piano’, un quarto non ben identificato, perché la scala mobile arriva fino al terzo con tanto di scritta e poi trovi una scala che da perfetto detective capisci che ‘porterà’ al quarto. Sali e giunto lì ti trovi in un luogo deserto, dimenticato da tutti. Il ricordo della rumorosa piazza ti sembra ormai remoto…
A quel punto, se hai 70 anni ed oltre, ti sei – ovviamente – già pisciato addosso.
Ma c’è chi provvede in altro modo e si decide – visto il lontano solitario sito – a …fargliela in un angolo. E non è neppure il primo.
Ma attenti: la storia non finisce qui. Perché giù vuoi almeno prendere il fatidico caffè, dove la tua metà lo sta già ordinando.
“Ma, ha fatto lo scontrino?”
“Senta, io il caffè non volevo pagarlo. Quindi lo prendo da un’altra parte, dove me lo servono gratis. Buongiorno!”
Pensate sia finita adesso? No.
Al McDonald’s (Dio mi perdoni) sorridi. Perché lì – da Palermo – sai che entri, non saluti, nessuno ti saluta, trovi un wc libero e pulito, ‘ti servi’ e te ne vai!
“Ma no: mangiamo una cosina!” E poi si chiedono perché abbiano successo ovunque… Senso pratico, pragmatismo, marketing ed altro ancora…
Ma la storia ha ancora un altro seguito: non tutti sanno del McDonald’s o sono i passanti timidi o i classici barboni o quasi che …nessuno li vuole etc. Così, procedendo verso San Babila in prospettiva di Porta Venezia, fuori dalla quale sei ‘riuscito’ a lasciare l’auto ‘alla palermitana’ in sosta vietata – consentita, sfiori una ‘riseca’ fra i muri dove nessuna signora riesce a passare senza che le vengano i conati e devi letteralmente rianimarla, tanto forte e nauseante è il fetore di orina.
Considerato che la Città un tempo definita ‘capitale morale’, in cui l’Inter ha appena vinto lo scudetto, è un susseguirsi ininterrotto di auto parcheggiate per strada e sui marciapiedi, zone chiuse al traffico ‘per esser belle’, assurde, spesso risibili, piste ciclabili, pensiamo a quest’Italia grottesca e contraddittoria: non riesce a finanziare i garage perché facciano prezzi accessibili ed anche chi ha una bella macchina cerca spazio per strada giorno e notte.
Che dire se, da turista, non ti accorgi di quell’unico cartello che avverte e l’indomani trovi una sorpresa: in un rione già asfittico hanno montato un mercatino del venerdì, dove si vende e persino si cucina di tutto. Quasi come in Cina. E l’auto che avevi parcheggiato felice? A chi ha montato lo stand fai pena. E’ dalla tua parte anche se gli hai rovinato l’apertura. Telefona lui ai vigili. E’ lui che si scusa al posto di un’amministrazione sciatta e assente. La tua auto è in una sorta di parco pubblico (lo scopri poi) in fondo a viale Forlanini. Sapete dov’è? Quasi all’aeroporto. Il solo Taxi ti costa 30 euro. E lì devi comunicare 3 volte dati e codice fiscale (sul serio), una volta a voce e due volte sui moduli a penna. Poi, ovviamente, pagare…
Come concludere? Andate a Milano e ve ne pentirete? Oppure con la ben nota iperbole di Dante, che ancora ‘niente aveva visto’? Ma sì, quella che fa …Ahi serva Italia di dolore ostello, tutto per far rima con bord..
Scaramacai







