Il decollo del turismo siciliano parte dalle cosiddette isole minori? Tali certamente non sono, se costituiscono da sempre meta prediletta per turisti di prossimità e giunti da ogni parte d’Italia e del mondo… Custodi di un patrimonio storico, archeologico e paesaggistico senza pari, esse rappresentano una collana di gemme preziose per tutta la Sicilia…

Ben poco paradossalmente si è fatto per promuovere il turismo in Sicilia, organizzare l’incoming, fidelizzare il turista e simili. E’mancato, storicamente, un vero documento di programmazione della “stagione” e tanto più degli eventi, risultati sempre aleatori nel loro ricorrere, specie agli occhi degli operatori…
Ha preso le mosse, dunque, proprio dalle piccole isole della Sicilia, un appello al Presidente Nello Musumeci per una strategia di ampio respiro mirata allo sviluppo specifico del turismo in Sicilia…
Il turismo siciliano – recita un comunicato – vive da sempre di interventi promo pubblicitari isolati, privi di una cornice strategica regionale. Gli operatori turistici delle piccole isole siciliane – ATA Isole Egadi (Pres. Nino Mazzara), Federalberghi Isole Eolie (Pres. Christian Del Bono), Federalberghi Isole Pelagie (Pres. Giandamiano Lombardo), Pantelleria Islands (Dir. Fabio Casano) e Visit Ustica (Pres. Elisabetta Iorio) – aderenti a Federalberghi Isole Minori della Sicilia, hanno deciso di manifestare pubblicamente il disagio che deriva dalla sensazione che a livello regionale in tema di turismo si continui a …navigare con una vecchia bussola ai tempi del satellitare…
Le isole sono un concentrato di problematiche per quanto riguarda la sussistenza, ma – non c’è dubbio – sono anche ricche di patrimoni e valori condivisi e da condividere a livello regionale, nazionale e internazionale.

Le 14 sole siciliane coprono una quota fondamentale del prodotto turistico siciliano – sia in termini numerici che qualitativi – tanto da essere sin dagli anni Cinquanta una “tappa imprescindibile per studiosi, viaggiatori e tour organizzati…
Le isole minori della Sicilia contano su due siti Unesco, ma anche parchi nazionali, aree marine protette, riserve naturali, numerose zone sic e zps, musei archeologici di assoluta rilevanza, siti preistorici, uno dei due vulcani attivi d’Europa, produzioni agroalimentari tipiche apprezzate in Italia e fuori.
Le piccole isole della Sicilia, pluripremiate con bandiere blu e altre forme di riconoscimento vengono utilizzate quale fiore all’occhiello da tutta la Regione siciliana, ma questa non ne percepisce e soprattutto non ne esalta adeguatamente la portata attrattiva, che valorizza anche i territori circostanti.
Gli arcipelaghi siciliani non utilizzano, insomma, adeguatamente la leva del brand Sicilia, perché la Regione continua ad essere priva di una strategia di destination marketing.
Il piano di propaganda regionale, pubblicato sempre in ritardo, è uno strumento statico, obsoleto e privo di incisività pubblicitaria e promozionale. Esso non nasce -come dovrebbe avvenire – da un’operazione preventiva di marketing tecnicamente ed adeguatamente intesa. Tanto meno differenziata in relazione ai dei differenti mercati cui si rivolge…
Il tema dei distretti non viene affrontato e le DMO (Destination Management Organization, ovvero Dettaglio Moderno Organizzato, ndr) territoriali o tematiche che siano, seguono lo stesso destino, così come il testo unico sul turismo, i Servizi Turistici Regionali etc.
“Apprezziamo – ha dichiarato Christian Del Bono, presidente di Federalberghi Isole Minori della Sicilia – il lavoro di public relation da poco intrapreso mesi dall’Assessore Pappalardo. Ci permettiamo però, con discrezione, ma anche con convinzione, di far presente che questa rischia di risultare un’azione sterile e fine a se stessa se non sostanziata da una strategia di marketing ben precisa. Considerato, inoltre, che una strategia presuppone l’attivo coinvolgimento degli attori locali che non sono stati adeguatamente, cioè secondo una metodologia ben precisa, coinvolti, dobbiamo dedurre che questa strategia di fatto non esista”.
Quale dunque la strada da percorrere presidente Del Bono?
“A nostro avviso, l’Assessorato al Turismo dovrebbe lavorare a stretto contatto con quelli ai Beni Culturali, al Territorio e Ambiente, alle Attività Produttive, all’Agricoltura, alle Infrastrutture e Trasporti e alla Programmazione. Invece la correlazione tra i documenti programmatici dei diversi dipartimenti è di fatto tale solo sulla carta…”
Ma in concreto che cosa occorrerebbe?
“Una strategia di ampio respiro e a media e lunga scadenza… Questa è oggi indispensabile e consentirebbe o imporrebbe a questi assessorati di inserire nelle loro programmazioni interventi specifici e coerenti in favore dello sviluppo turistico. Creerebbe una cornice stabile in grado di attrarre investimenti sia a livello locale che nazionale ed estero. Permetterebbe di utilizzare in modo più efficacie i fondi europei. Di affrontare in modo pressante temi come il costo dei biglietti arei per la Sicilia, dei collegamenti e delle infrastrutture. Darebbe la possibilità di razionalizzare le risorse e gli sforzi che ciascuno di noi, ogni giorno, nel proprio piccolo, compie in favore del turismo siciliano sul proprio territorio”.
Si parla sempre di turismo in Sicilia e si auspica l’inizio di una sorta di nuova era…
“Proprio così. Gli esperti (e i politici), sostengono che il turismo, nella nostra regione, crei più posti di lavoro di qualsiasi altro settore. Che, se adeguatamente gestito, possa contribuire in modo determinante alla valorizzazione e alla tutela dei beni culturali ed ambientali. Che la Sicilia disponga di tutte le caratteristiche necessarie per poter vivere di turismo 365 giorni all’anno. Se queste cose, che da anni continuiamo a ripeterci, sono vere, allora rivolgiamo adesso il nostro appello al Presidente Musumeci, affinché in accordo con l’Assessore Pappalardo, attivi tutta la sua autorevolezza e sensibilità verso questo settore. Si crei una task force di esperti che possa lavorare alla definizione di un piano di sviluppo turistico per la Sicilia che disegni azioni, tempi, risorse e governance del turismo siciliano del futuro.
Ma voi parlavate a proposito delle cosiddette isole minori…
“Certamente il problema in partenza è unico, ma, se si va avanti così, chiederemo, come concludono anche gli altri i presidenti delle associazioni insulari – lanciando quella che potrebbe non essere solo una provocazione – una nostra possibilità di autonomia. Se dobbiamo, insomma, continuare ad essere destinazione nella destinazione, allora forniteci tutti gli strumenti e le condizioni fiscali e amministrative necessarie per poter essere autonomi”.








