Natura o abitudini? Di che cosa è frutto l’omosessualità? Si tratta di un fatto naturale (di nascita) o è un “vezzo” acquisito in seguito a varie esperienze in un certo momento della vita? Si dice adesso che darebbe dovuta alla presenza in natura di un terzo, quarto, quinto sesso e di altre variabili ancora… Non si tratta, invece, di “un vizietto” come recita un premiato film con Ugo Tognazzi del filone della …commedia all’italiana?
Fatto sta che, dopo quello che possiamo definire “un periodo di fuoco”, del gender – di recente – si è parlato decisamente meno…
I maggiori teorici del gender – frattanto – iniziano a gettare la spugna: avviene, cioè, qualcosa di simile a ciò che avvenne al Dottor Spock, il guru della pediatria del secolo scorso, che ritrattò le sue troppo ardite teorie sulla permissività – allo stile di J.J.Rousseau – nell’educazione dei bimbi.
“…E’ un’ideologia artificiosa e senza alcun fondamento scientifico”. Lo afferma a sorpresa – parlando di gender – uno dei primi “rinnegati” fra gli iniziali promotori teorici… è il professor Christopher Dummitt, docente di storia canadese alla Trent University di Peterborough (Ontario), considerato da molti come “il padre della teoria del gender”. Il suo saggio The Mainly Modern: Masculinity in Postwar Canada era diventato un manifesto della cultura gender in Canada, un “breviario” culturale tra i tanti per sventrare gli stereotipi di genere. Si nasce uomo o donna? Ma no! Esistono delle “sfaccettature” nelle “tendenze” sessuali….
Di recente – però – è arrivato un “mea culpa”: in un articolo pubblicato su Quilette, Dummitt ammette che le posizioni dei suoi oppositori – non le sue – negli anni ’90 erano fondate e che “…ci sono davvero due sessi (maschio e femmina), come i biologi (ma diciamo il mondo intero) avevano sempre affermato sin dagli albori della scienza (ma noi diciamo …sin dal tempo di Adamo ed Eva)”.
Gli ultra progressisti affermano, di certo, che ciò equivalga a negare l’identità di una persona transgender. Diranno che così si sta infierendo su altri esseri umani, provocando loro …un danno ontologico.
“Oggi – afferma il professore canadese – quelle idee …sono ovunque. Non soltanto. Perché affermare che il sesso sia una realtà biologica equivale ad una bestialità”.
La posizione dei teorici del gender, oggi rinnegata da Dummitt, secondo lo stesso studioso canadese, è confutabile …sulla base dei loro stessi argomenti. Ad essere più precisi, Dummitt aveva fatto delle affermazioni solo …in parte corrette. Tutto il resto, ammette: “praticamente l’ho inventato”.
“Non avevo – prosegue lo studioso – le prove di ciò che dicevo. Quindi mi sono attaccato alle discussioni con fervore e ho denunciato null’altro che dei punti di vista…”.
Christopher Dummit aveva definito il gender come …un insieme di concetti e relazioni storicamente mutevoli che dà significato alle differenze tra uomini e donne. Aveva quindi aggiunto che “…non ci sono fondamenti, se non soltanto storici, della differenza sessuale radicati nella biologia, né altre solide basi che esistano prima di essere comprese culturalmente. Ciò estenderebbe il concetto alla supposizione che la maggior parte delle differenze di comportamento fra maschi e femmine sia un fatto culturale, siano in natura minori di quelle che risultano nella società. Ecco un concetto che può ritenersi in una certa misura condivisibile…
Se – stando alla teoria del gender – si fosse negato che “il sesso e il genere siano variabili, se si fosse ‘insinuato’ che vi sia qualcosa di intramontabile o biologico nel sesso e nel gender, dividendo uomini e donne, maschi e femmine, allora si stava già cercando di giustificare il potere. Quindi legittimare le oppressioni”.
Ma C. Dummitt, infine, ha affermato senza equivoci: “Il mio ragionamento rozzo ed altre opere accademiche, che sfruttano lo stesso pensiero errato, sono ora ripresi da attivisti e governi per imporre un nuovo codice di condotta morale”.
Siamo di fronte, in conclusione, a fenomeni di visibile devianza dalla realtà naturale.
A chi ricordasse che in passato – per esempio nell’antica Grecia e Roma – l’omosessualità era tollerata, si chiarisca che allora si riteneva trattarsi di un modo per “trastullarsi”. Inoltre – basti leggere Marziale e Giovenale – gli omosessuali abituali, cioè riconosciuti in società come tali, fenomeno che si ripete nei secoli recenti, erano considerati dei “diversi” e condannabili (Giovenale) nell’atto di “convertire” i giovani alle pratiche omosessuali. Quanto ai “trans”, erano (Marziale) soggetti a scherno. Guai agli uomini che volessero celare le loro preferenze omosessuali, corteggiando pubblicamente le donne (Marziale). Ciò anche se un “efebo”, in stato di schiavitù, potesse essere considerato “un dono” nei riguardi di un comune giovane della “alta società” romana…
Aldo Brandini
(Corrispondenza da Roma)
Nota
Un cittadino romano poteva tranquillamente essere un omosessuale – rispettato dunque – purché mantenesse sempre un ruolo “attivo” nell’ambito della propria scelta e a patto che l’amante fosse di rango inferiore. Su quest’ultimo punto i Romani potevano tuttavia chiudere un occhio, ma non su quello della “passività” sul quale si dimostravano invece inflessibili, tanto che l’omosessuale “passivo” diventava per tutti un “cinedo” (mollaccione), veniva deriso e perdeva addirittura la facoltà di votare e di rappresentarsi in un processo.
Tali pratiche ed opinioni, in un mondo che non subiva ancora i condizionamenti della morale cristiana, parlano anche abbastanza chiaro sulla vera natura dell’omosessualità, che si affianca del resto ad altri atteggiamenti – smaccatamente – deviati nell’affrontare l’attività sessuale: pedofilia, voyeurismo, feticismo, gerontofilia…
In una società pagana, che – per quanto fosse in errore – non subiva i condizionamenti della “pruderie” in ambito sessuale imposta dalla nuova religione monoteista – la visione “obiettiva” del fenomeno dell’omosessualità mette a fuoco anche il sottile confine che separa tali abitudini dall’eterosessualità e dare spiegazione all’altro frequente fenomeno della bisessualità… (G.S.)








