Si sta facendo un gran parlare della pallavolista Paola Egonu, attaccata da più parti perché considerata “non italiana” e perché sarebbe stata lei la causa della sconfitta della squadra italiana contro il Brasile.
Chi la attacca dovrebbe, però, riconoscere che anche una medaglia di bronzo non è da buttar via e che arrivare primi non è mai una passeggiata. Purtroppo in Italia la sportività non sembra molto diffusa.
Innanzi tutto, quanto all’episodio che ha turbato la Egonu, deprechiamo con fermezza il comportamento di chi non sa o non vuole accettare che ci siano Italiani con la pelle scura, ma detto questo, di osservazioni da fare, su quanto avviene nello sport, ce ne sarebbero anche tante altre.
Chi non pratica lo sport neppure da spettatore si può anche meravigliare per quanto accaduto, ma purtroppo non è certo una novità e non riguarda solo i giocatori di colore.
Vogliamo ricordare certi recenti striscioni calcistici? Solo colore o anche velato razzismo? E le continue denigrazioni di un tempo nei confronti di Francesco Totti o di Diego Armando Maradona, tanto per non fare nomi. La loro colpa? Forse non essere della Juventus? Vogliamo parlare, pure, degli “sfottò” contro Maurizio Zamparini, lui settentrionale, ma presidente del Palermo, la città più a sud della penisola, e quindi, per questo, reo di tutto e del contrario di tutto. Forse lo sport, in Italia, a sud del fiume Po, non deve essere praticato.
Cambiando sport, parliamo di atletica leggera. L’Italia ha avuto un campione come Pietro Mennea, medaglia d’oro olimpico, per vari decenni record mondiale nei 200 metri, un vero mito della velocità mondiale e che cosa ha ricevuto in cambio? Ostacoli di vario tipo, critiche, accuse, prese in giro…Per quale colpa? Forse quella di essere un pugliese, di Barletta, cioè un “vile” meridionale, non meritevole di trovarsi nell’olimpo dello sport.
Ma quando si farà l’unità d’Italia?
Un discorso sulle ingiustizie che si subiscono nell’ambiente sportivo sarebbe piuttosto lungo e per cambiare le cose ci vorrebbe un po’ di coscienza da tutte le parti perché, in genere, nella vita, più che la giustizia si cercano i privilegi.
Comunque, non crediamo che il problema del bullismo nello sport sia solo a causa di un certo antimeridionalismo tuttora diffuso, si può dire che, invece, le motivazioni siano varie.
Purtroppo – va detto – in una competizione sportiva si rivela anche il lato bellicoso della natura umana: si vuole la vittoria a qualunque costo. Da qui gli insulti, le aggressioni, l’oltrepassare i limiti del lecito…da parte dei tifosi, ma a volte degli stessi giocatori, possibilmente senza farsi scoprire.
Qualcuno può credere che questi non ci siano abituati (o allenati a farlo)? Quando, già, dall’entrata in campo, persino nelle serie minori, volano gli insulti e, se non sei corazzato, alla prima occasione te ne scappi.
Allora che fare? Possiamo, anzi dobbiamo, coltivare il sogno del fair play, ma credere che sia un traguardo a portata di mano è veramente difficile, forse solo dopo una lunga evoluzione umana, attraverso la cultura e l’impegno sociale, ci potremo avvicinare a questo obiettivo.
Gli sportivi professionisti, al giorno d’oggi, sono persino seguiti dallo psicologo che li supporta nei momenti difficili, ciò non deve, però, attenuare la netta condanna per chi usa espressioni pesanti nei loro confronti, non rendendosi conto che sono esseri umani con i propri sentimenti e le proprie debolezze.









ok pienamente d’accordo